‘Giù la piazza’ è tornata Dolores Prato

TREIA - La scrittrice protagonista del secondo appuntamento di Grand Tour Cultura, ciclo promosso da Comune, Regione e Mab, E' stato presentato 'Voce fuori coro' di Valentina Polci

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La presentazione di ‘Voce fuori coro’ lavoro inedito su Dolores Prato di Valentina Polci

 

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Ines Ferri e Valentina Polci, al centro l’immagine di Dolores Prato

 

di Maurizio Verdenelli

‘Giù la piazza’ è tornata Dolores Prato. “Una ‘cosa’ mi sento di poter dire con assoluta certezza: lei avrebbe preso parte con tutta se stessa al dramma del terremoto che sta squassando la ‘sua’ terra. Perché se, come scrive, Dolores non apparteneva a Treja, ‘Treja apparteneva a me’. Sarebbe stata qui tutti i giorni a fianco dei suoi amici, prodigandosi, aiutando, scrivendo, lanciando appelli, condividendo il dolore di tutti. Treia era lo scrigno dove aveva racchiuso tutti i suoi ricordi. Una volta, a Roma, aveva attraversato uno slargo, ed aveva sussultato di piacere leggendone la denominazione sulla targa: ‘Campo dell’Olmo di Treja’. Era tornata a ricercare il posto, senza più trovarlo nell’intrigo di piazze, piazzette e viuzze romane. Ed era stato un grande dolore’.

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La docente di Unimc Rosa Marisa Borraccini, la scrittrice Valentina Polci e l’assessore alla Cultura Edi Castellani

La bella testimonianza di Ines Ferrari sulla sua amica, la grande scrittrice Dolores Prato, ha commosso l’uditorio del teatro di Treia che ha riaperto il suo sipario nel nome della sua ‘cittadina’ più famosa. “Riprendiamo un filo interrotto –ha detto il sindaco Franco Capponi- e lo facciamo grazie alla tenace iniziativa di Edi Castellani (vicesindaco ed assessora alla Cultura ndr) e sulla base di un testo davvero ragguardevole”. Che è un poderoso volume di 500 pagine di Valentina Polci, sanginesina, giornalista ‘di razza’ (valorosa collaboratice de ‘Il Messaggero’) che alla Prato ha dedicato il suo dottorato di ricerca. Dolores è un’icona anche per la cittadina di Alberico Gentili: qui, dove ha lavorato e vissuto, ha ambientato ‘Campane di san Giocondo’, un’opera alla Guareschi ante litteram: Peppone e don Camillo (non loro, certo) prima che a Brescello hanno fatto una ‘capatina’ laddove si gode il più panorama dei ‘Monti Azzurri’ leopardiani. E Il Giovane Favoloso, da parte sua, ha scritto la Prato se fosse stato di Treia e non soltanto cantore di Didimi avrebbe sentito il mistero dell’infinito.

DOLORES-PRATO-POLCI-1-267x400Il libro, editore Quodlibet (presente Manuel Orazi) ha un bel titolo: ‘Voce fuori coro’ di Dolores Prato. Ed un cospicuo sottotitolo: Trascrizione e commento dei frammenti autografi su Roma capitale d’Italia. Scritti e raccolti in un pamphlet nel 1971 in occasione del centenario di Roma capitale d’Italia. La mafia di ‘Roma Capitale’, la Banda della Magliana erano ancora di là da venire anche se pure al tempo della Prato (morta ad Anzio nel 1983) la corruzione aveva fatto passi di gigante, aleggiando il vento freddo delle tristemente c.d ‘bustarelle’. Ed uno scoop, questo libro di Valentina. Perché Dolores, scrittrice ‘contro tutti’ e vera intellettuale, ancora una volta aveva visto giusto. E naturalmente anche il ‘suo’ Paese Sera, anche il suo amico, il direttore Cohen l’avevano a volte censurata non pubblicando gli articoli (tutti autografi) più ‘duri’ e più in contrasto con l’iconografia risorgimentale. Per Dolores avversata dal fascismo che gli negò pure un posto da insegnante guadagnato pur avendo vinto il concorso pubblico, Roma (che con Treja, rivelava lei, ha in comune il mistero del nome) doveva rimanere al Vaticano, non doveva diventare capitale d’Italia, restare un enclave per la storia, la cultura, l’arte. Con il governo, con i ministeri, le attività amministrative della nazioni non doveva aver nulla a che fare. Si sarebbe imbarbarita, ingaglioffata e perduta la sua Grande Bellezza: come adesso gli onnivori, orrendi graffiti su monumenti ed antichi palazzi dimostrano ad usura. Naturalmente la ‘comunistissima’ Dolores se ce l’aveva avuta con Mussolini, tanto da rifiutare un incontro con lui nonostante vivesse in gravi ristrettezze, senza lavoro, ce l’aveva pure con l’Inquilino di San Pietro: papa Pacelli, ovvero Pio XII. Ha raccontato Filippo Ferri: “Con mio padre, di spiriti cattolici, c’era un’amicizia fraterna ed una solidarietà vera ‘sul campo’. Tuttavia quando Dolores attaccava sul papa, la risposta era sempre pronta e si rischiava quasi la lite”.

DOLORES-PRATO-POLCI-3-400x267Perché la Prato nell’opera prima di Valentina Polci? “Pensavo alla figura di una giornalista che avesse lavorato o lasciato una traccia nel Maceratese. All’inizio l’idea era quella di Sibilla Aleramo, poi ho capito che la mia ‘eroina’ ce l’avevo in casa, a San Ginesio: ed era Dolores”. Nella prefazione si dice: “Il volume di Valentina Polci ci riconsegna un’inestimabile ricchezza sommersa, ci restituisce pezzi di storia delle Marche del ‘900 e ci offre uno spaccato della città di Roma, di indiscussa autenticità, con uno sguardo che mostra in controluce le radici della sua tradizione marchigiana, vissuta fra le colline di Treia e San Ginesio”. L’evento treiese, nell’ambito del Grand Tour Cultura, promosso dalla Regione Marche e dal MAB (Musei, Archivi e Biblioteche) è stato il secondo dei quattro appuntamenti in calendario per il comune di Treia. Tra gli intervenuti, la prof. Rosa Marisa Borracini (Unimc) e l’attrice Francesca Zenobi, che ha letto brani di Dolores Prato. L’opera “Voce fuori coro di Dolores Prato” è stata realizzata dal comune di Treia, con il sostegno dell’assessorato regionale alla Cultura. Da parte sua l’amministrazione sta promuovendo la scrittrice anche a scuola, attraverso un progetto di comunicazione del patrimonio culturale. La cerimonia in teatro s’era aperta con alcune performances a cura di Victor Carlo Vitale e Officina Teatrale, tratte da “Zolle di Prato”, lavoro dello stesso Vitale più volte messo in scena per le vie della città e nei luoghi cari a Dolores.

 

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La performance di Officina teatrale, a destra il sindaco Franco Capponi con l’assessore Edi Castellani


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