Neonato morì dopo 8 giorni:
“Individuate una serie di responsabilità,
è stata chiesta una nuova perizia”
TREIA - Gianmarco Carletti era scomparso a causa dell'Echovirus 1 il 30 novembre del 2012 dopo essere nato all'ospedale di Macerata. Le indagini su ciò che accadde sono in corso, in particolare sul nesso tra contagio e possibili comportamenti errati del personale. La mamma del piccolo: "Temiamo che tutto verrà prescritto"

I genitori del neonato: Isabella Rapaccini e Roberto Carletti

Il piccolo Gianmarco
di Gianluca Ginella
Neonato era morto otto giorni dopo essere venuto al mondo: la procura sulla vicenda sta conducendo una indagine: «sono state accertate tutta una serie di responsabilità» dicono i legali dei genitori. Ora è stata chiesta una nuova perizia per accertare se la morte del piccolo, dovuta all’Echovirus 1, sia legata a comportamenti non corretti che potrebbero essere avvenuti nel reparto di Ostetricia e Ginecologia di Macerata. I fatti risalgono al 2012. Il 22 novembre era venuto al mondo il piccolo Gianmarco, secondogenito di Isabella Rapaccini, 44 anni, e di Roberto Carletti, 46, entrambi di Treia. Il piccolo, fino al 26 novembre stava bene, poi la notte aveva cominciato a non respirare bene. La mattina seguente la situazione era precipitata e il piccolo era stato trasferito all’ospedale Salesi di Ancona dove era morto il 30 novembre. «In un primo momento c’era stata una indagine della procura che si era chiusa con una richiesta di archiviazione – spiega l’avvocato Giovanna Matteucci che insieme al legale Romina Tortolini assiste i genitori del piccolo –. Abbiamo fatto opposizione e il procuratore Giovanni Giorgio, che a Macerata era arrivato solo dopo l’inizio di questa vicenda, ha avocato a sé l’indagine. Ha coinvolto i carabinieri del Nas di Ancona e le indagini da quel momento sono state fatte a tappeto. Sono state sentite tutte le persone coinvolte».

I genitori di Gianmarco con, da sinistra, gli avvocati Giovanna Matteucci e Romina Tortolini
Il piccolo Gianmarco era morto per via di un contagio, e la prima indagine si era incentrata su quello «va dato merito al procuratore e al Nas di aver spostato l’asse investigativo dalla ricerca della fonte di contagio alle omissioni che non hanno consentito di evitare il contagio. Ed è stata accertata tutta una serie di responsabilità». L’indagine è andata avanti, ma il sostituto procuratore cui era stata affidata l’indagine ha chiesto una archiviazione parziale, lo scorso luglio. «Abbiamo fatto opposizione e il procuratore ha rilevato che possono dirsi accertate condotte di responsabilità verso le quali vorrebbe nominare un nuovo consulente per consacrare con una perizia il nesso eziologico» spiega l’avvocato Mattucci. Il fascicolo aperto in procura è per omicidio colposo. «Quello che ci aspettiamo è che eventuali responsabilità vengano individuate nel corso di un processo» dice l’avvocato Mattucci. I familiari lamentano che il bambino e la mamma siano stati lasciati in camera dove c’era una donna che aveva la febbre alta. «Cosa è avvenuto è chiaro, se non si parte con un rinvio a giudizio credo che alla fine nessuno sarà dichiarato responsabile della morte di mio figlio perché c’è lo spettro della prescrizione» dice Isabella Rapaccini. «Non vogliamo accanirci contro nessuno – dice l’avvocato Tortolini – ma solo che ci sia giustizia per una famiglia che ha perso un bambino».
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