Macerata e Civitanova rivali?
Una sciocchezza che continua

Per lo scrittore Piersanti la cultura è vivacissima in riva al mare mentre in collina sta ferma. Ci mancava pure questa! Gli scherzi del campanilismo paesano

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di Giancarlo Liuti

La rivalità di Civitanova verso Macerata – molto meno di Macerata verso Civitanova – dura da una settantina d’anni, cioè da quando, sulla spinta della ex Cecchetti e dell’immigrazione dall’entroterra, la città adriatica prese a crescere nell’industria, nell’artigianato e nel commercio, ma ormai dovrebbe avere stancato se non altro per la sostanziale inconsistenza  degli argomenti messi in campo. Che per tradizioni, costumi e stile di vita i civitanovesi non siano uguali ai maceratesi, la qual cosa comporta  in certi casi virtù e in altri difetti, lo sappiamo. Ma questo, fra l’altro, dovrebbe contribuire a far della nostra provincia – o area vasta, come oggi la si chiama – una stimolante “casa civile” per più di trecentomila anime dove l’ardimento di Civitanova e l’accortezza di Macerata potrebbero darsi una mano a vantaggio di tutti. Ciò non toglie, però, che da oltre mezzo secolo Civitanova non sopporti di vedersi “subordinata” a “Macerata capoluogo” in quanto sede di prefettura, questura, amministrazione provinciale, comando dei carabinieri e  finanche – Mc! – targa delle auto.

L’ultima “frecciata” giunge ora da un personaggio autorevole a livello nazionale: il poeta e romanziere Umberto Piersanti, un urbinate che nutre un grande amore per Civitanova, la qual cosa, sia chiaro, gli rende merito.  Ma anche lui, purtroppo, s’è messo l’elmo in testa ed è entrato a far parte dei  “rivali”. In che modo? Dicendo quanto segue:  “Sono rimasto stupito della vivacità culturale di Civitanova. Venendo da Urbino sono abituato agli ambienti della cultura, ma solo a Civitanova ho trovato varietà e ricchezza di proposte, umanità e curiosità.  Non posso dire la stessa cosa di Macerata, dove tutto è fermo” (leggi l’articolo). Tutto fermo? Se Piersanti fosse un eschimese che va a foche sui ghiacci dell’Artide o un aborigeno del Burkina Faso che va a scimmie, cioè uno totalmente inconsapevole dell’esistenza di una Macerata e di una Civitanova, un’uscita  del genere gliel’avrei perdonata, però lui gode di troppo prestigio – fu perfino uno dei candidati italiani al Nobel della letteratura! – per meritare clemenza. Ma si sa. L’amore, specie se sfrenato, è il più inesorabile avversario della ragione, dell’equilibrio intellettuale e della verità.

Lo studioso e scrittore Umberto Piersanti

Lo studioso e scrittore Umberto Piersanti

E come giustifica, Piersanti, quest’apodittica condanna di Macerata? Dicendo che il modello culturale di una città oggi è cambiato e occorre trovare una sintesi fra un approccio di tipo spettacolare e uno pesantemente didascalico, cioè ammaestrativo. E aggiunge che la vecchia visione di sinistra – organizzare occasioni d’incontro nelle quali prevalga un’acculturazione di tipo quasi scolastico – deve aprirsi, oggi, ad eventi d’intrattenimento.  Secondo lui, insomma, ciò che accade a Macerata in tema di “cultura” continua ad esser legato ai modi e alle forme del passato. La qual cosa, appunto, significa stare fermi.

Torniamo a Civitanova e alle sue manifestazioni culturali specie estive. Sono numerose e degne di ammirazione, dal “Rive Festival”, al “Civitanova Danza”, al “Festival cinematografico dei cortometraggi” e a “Futura”, quest’anno anche nella memoria di Annibal Caro, il civitanovese della “città alta” che nel Cinquecento tradusse dal latino l’Eneide di Virgilio lasciandocela come testo ufficiale. Nulla, dunque, da eccepire. A Civitanova non manca quindi una lodevole “imprenditorialità” pure nel campo della cultura. E se Piersanti  ne è felice, lo sono anch’io.

Ma lui, accecato com’è da un’ultrapaesana  passione, non sa assolutamente nulla di ciò che in fatto di “intrattenimento culturale” accade a Macerata, e non  solo d’estate ma tutto l’anno. Lasciamo stare la stagione lirica allo Sferisterio, che proponendo  opere dell’Ottocento o inizio Novecento può esser considerata – toh! – “pesantemente didascalica” (ma il direttore artistico Micheli ha impresso alle rappresentazioni maceratesi  una “modernità” e una “antitradizionalità” quasi nel senso – oserei dire –  dell’intrattenimento). E, per restare nel campo delle note, l’altrettanto importante “Musicultura” del geniale Cesanelli non è forse un monumento nazionale alla fresca spontaneità della canzone giovanile e popolare, e di “didascalico” non ha proprio niente?

Improba fatica, in ogni caso, quella di elencare tutti gli eventi  direttamente o indirettamente “culturali” di Macerata, estate, primavera, autunno o inverno che sia. In quali sedi? La “Castiglioni” della Mozzi-Borgetti, il Lauro Rossi, la Filarmonica, l’ampia aula di San Paolo, gli “Antichi Forni”, il cortile del Comune, Palazzo Buonaccorsi, la sala della Biblioteca nazionale, i vari “centri di lettura” privati, il centro fiere di Villa Potenza e ovviamente l’Università, dove, con intento nient’affatto “didascalico”, si presta attenzione pure alle tendenze della gastronomia. Né si dimentichino, per rimanere sul carattere per così dire “popolare” della cultura, gli incontri pubblici e gli spettacoli dedicati al dialetto. Ben poco di formalistico o di accademico, quindi, nelle manifestazioni culturali maceratesi, cui partecipano anche notissimi personaggi brillanti e a volte comici del teatro e della televisione. Semmai si potrà dire che sono troppe e non di rado concomitanti, per cui frequentarne una  impedisce di frequentarne un’altra. Ed è proprio di questo che i maceratesi si lamentano, in ogni mese dell’anno – ripeto – anche d’inverno.  In fatto di “cultura  moderna” come la intende  Piersanti, quindi, Macerata non sta affatto “ferma”. Al contrario, si muove moltissimo. Forse perfino troppo.

 


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