“Io, ex moglie di un pentito:
da uomo casa e chiesa alle minacce,
cercava carabinieri anche nei cassetti”
IN AULA - Antonietta Riggio è stata sposata con Gaetano Abaco, da alcuni anni collaboratore di giustizia e testimone d'accusa. Oggi è stata sentita al processo della Mafia della movida. "Voleva tornassi con lui ma ora mi sono ripresa la mia vita". Sentiti anche un notaio e un carabiniere che erano stati chiamati in causa da Marco Schiavi e poi risultati del tutto estranei a collegamenti con il presunto sodalizio

L’avvocato Massimo Di Bonaventura. Oggi sono stati sentiti i testimoni citati dal legale, che assiste uno degli imputati
di Gianluca Ginella
«Quando l’ho conosciuto avevo 16 anni ed era un uomo casa e chiesa, poi è arrivato a minacciarmi, a farmi uscire di casa puntandomi un coltello e a tradirmi. Ha iniziato a usare droga, aveva manie di persecuzione, cercava i carabinieri anche dentro i cassetti. Quando è diventato collaboratore di giustizia voleva che tornassi con lui, ma io non ho voluto, mi sono ripresa la mia vita». E’ la testimonianza resa oggi in udienza al tribunale di Macerata da Antonietta Riggio, la ormai ex moglie di Gaetano Abaco, collaboratore di giustizia e uno dei testimoni di accusa al processo della Mafia della movida, il presunto sodalizio che si sarebbe reso protagonista, nel 2009, di estorsioni ai locali notturni della costa, incendi, spaccio di droga. Sentiti anche un notaio di Porto Sant’Elpidio e un carabiniere che lavorava a San Benedetto che erano stati chiamati in causa da Marco Schiavi, anche lui collaboratore di giustizia, che sta scontando l’ergastolo per la strage di Sambucheto. Schiavi aveva riferito di aver svolto delle pratiche nello studio del notaio Alfonso Rossi e che il professionista sarebbe stato a disposizione del presunto sodalizio.
C’era stata una indagine sul professionista, che era stata archiviata. Oggi il notaio, oltre a confermare di non aver avuto rapporti con il presunto sodalizio, ha detto anche che Schiavi non ha niente da perdere e per questo aveva rinunciato a denunciarlo per calunnia. Il carabiniere, Mauro Travalini, ha detto che non conosceva Schiavi e che conosceva invece Abaco per averlo arrestato. Anche il militare era stato indagato dopo le dichiarazioni di Schiavi, ma non era emerso nulla e l’indagine era stata archiviata. Ma la testimonianza più toccante è stata quella di Antonella Riggio. La donna ha raccontato di essere stata «minacciata con un’arma da Abaco per prendere l’incasso del bar che gestivo a San Benedetto insieme a mio fratello». La donna ha raccontato anche di manie di persecuzione di Abaco: «Un periodo, dopo che ci siamo trasferiti a San Benedetto, credevo fosse impazzito, cercava i carabinieri anche dentro i cassetti.
Credeva che ci fossero carabinieri e ladri che osservavano dalla finestra e si nascondeva sotto il tavolo. Poi ho capito che usava droga. Mi faceva uscire di casa la notte puntandomi il coltello». La donna ha ripercorso anche le difficoltà economiche della famiglia, «dice che guadagnava 18mila euro al mese con la droga? Io in casa non ho mai visto denaro. Se avesse guadagnato così tanto non saremmo andati a vivere in una casa popolare dopo che ci avevano sfrattato». Ha inoltre parlato di tradimenti del marito e riferito di quando, diventato collaboratore di giustizia, le aveva chiesto di andare con lei. «Mi ha minacciata, perché voleva tornassi con lui – ha detto ancora Riggio -. Ma io ho già sofferto abbastanza e non volevo che i miei figli andassero sotto protezione.
Poi non era stato un marito esemplare: minacce, amanti. Mi sono ripresa la mia vita». I testimoni sentiti oggi al processo fanno parte della lista presentata dall’avvocato Massimo Di Bonaventura, difensore di uno degli imputati. Tra i testimoni citati dalla difesa c’è anche lo stilista Cesare Paciotti che dovrebbe essere sentito la prossima udienza, fissata a maggio. Diciassette gli imputati al processo.


