“Dopo la nomina a vescovo
non ci ho dormito la notte”
SAN SEVERINO - Antonio Napolioni a Parolito questa mattina ha celebrato la prima messa dopo l'annuncio di monsignor Brugnaro per il parroco di 'Don Orione'. "Mi sono trovato benissimo in tutte le sedi, sarà così anche a Cremona, ne sono sicuro". La festa dell'arrivederci dopo Natale, prima della partenza, a gennaio, per la Lombardia
di Maurizio Verdenelli
A San Severino per don Antonio Napolioni, vescovo di Cremona ‘in pectore’, la messa non è finita – per mutuare il titolo del celebre film di Nanni Moretti, vincitore dell’Orso d’oro al festival di Berlino nell’86. Don Antonio, un prossimo monsignore che però piacerebbe al ‘mangiaprelati’ don Aniello Manganiello, il sacerdote anticamorra abituale ospite dell’Alto Maceratese, è tornato oggi sul poggio della ‘sua’ Parolito (duecento anime, un’unica famiglia, che ha in Luciano Gregoretti, reduce dalla performance estiva artistica a palazzo Claudi di Serrapetrona, il figlio più illustre) per dir messa, la prima dopo l’annuncio lunedì scorso, dell’arcivescovo di Camerino-San Severino, Francesco Brugnaro della nomina di papa Francesco (leggi l’articolo). E’ stato un ‘ritorno’ pieno d’affetto tra i suoi ‘parrocchiani’ addolorati dalla prospettiva di perdere il loro ‘don Antonio’ dopo sei anni di grande condivisione, sopratutto con i giovani. Parrocchiani che sono stati tuttavia rincuorati: il Natale li passerà ancora con loro e con i fedeli di ‘Don Orione’ (dove lui ha celebrato la messa domenicale un paio d’ore più tardi). No, la messa non è finita (nelle Marche) per il nuovo vescovo con le valigie pronte per il capoluogo in Lombardia famoso per i dolciumi e la Festa del Torrone.
“Non faremo per il momento nessuna festa dell’arrivederci prima di gennaio quando andrò a Cremona” ha detto don Napolioni dall’altare confessando: “Quando ho saputo della nomina non ci ho dormito la notte”. Poi smorzando la voce che sotterraneamente era girata nel piccolo borgo settempedano (“don Antonio non è contento”) ha dichiarato: “Quando, consacrato, sono stato destinato a Camerino mi sono trovato bene, poi trasferito ad Ancona non ho avuto certo problemi, e di nuovo, qui, a San Severino sono stato sempre benissimo…così andrà pure a Cremona, sono sicuro”.
A Parolito non dimenticheranno tanto facilmente don Antonio, i suoi ‘Incontri di preghiera’ con i ragazzi, la sua casa-vacanza in montagna aperta sempre per l’accoglienza, la sua politica costante e di premurosa vigilanza nei confronti degli ultimi e di chi, come i giovani hanno maggiormente “bisogno”: gli anziani. Tutti sentiranno la sua mancanza a San Severino. E già, anche se nessuno sembra volerci pensare rimandando tutto all’anno che verrà, è iniziata l’attesa per conoscere il successore di don Napolioni: un’eredità che s’annuncia impegnativa.

Un prete come pochi
Perche’ prima di tutto e’ un grande uomo