“Io, maceratese in una Bruxelles blindata”
E’ allerta massima per gli attentati

IL RACCONTO - Una città che si è svegliata deserta con la metropolitana ferma e il premier che invita a non frequentare luoghi affollati. "Ma sono certa che presto le cose torneranno alla normalità"

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Beatrice Cammertoni vive a Bruxelles

Beatrice Cammertoni vive a Bruxelles

da Bruxelles

Beatrice Cammertoni *

Bruxelles si è svegliata deserta questa mattina, la metropolitana ferma, gli avvertimenti a non recarsi in luoghi affollati: segno dell’allerta massima decisa dall’Organismo di coordinamento per l’analisi della minaccia (Ocam), il rischio sono attentati come quelli di Parigi. Una città cambiata dal giorno alla notte, letteralmente, perché la decisione di alzare il livello di allerta, 4 su 4, è stata presa mentre i residenti ancora dormivano. Mentre cadeva la prima neve, il premier belga, Charles Michel ha confermato, dal Consiglio nazionale di sicurezza, che questa decisione è stata presa in seguito ad informazioni sul rischio di attentati simili a quelli di Parigi. In conclusione ha invitato i cittadini ad essere “vigilanti e prudenti”, senza “lasciarsi prendere dal panico”.
Le prime informazioni mi sono arrivate da Macerata, Bologna, Treviso e Lecce, da famiglia e amici che prima di me hanno letto i giornali ed acceso la televisione. Dal mio appartamento a Saint Gilles, a sudest rispetto al centro, la situazione sembrava abbastanza normale, meno persone in giro forse, ma tutto abbastanza in linea con il freddo che ci ha raggiunto in queste ore. Nella notte, però, sono state eseguite nuove perquisizioni, che hanno portato a un arresto. Sull’origine delle informazioni che hanno motivato l’innalzamento del livello di allerta non sono stati forniti aggiornamenti o approfondimenti. Bruxelles e il Belgio fanno i conti con quello che è successo a Parigi. L’atmosfera si è in effetti appesantita, polizia e esercito presidiano in modo più massiccio i principali luoghi sensibili e di maggiore frequentazione. Si sentono più sirene, i giornali sono pieni di notizie di perquisizioni, arresti e blitz, in particolare nel quartiere di Molenbeek.

Bruxelles dopo l'allerta

Bruxelles dopo l’allerta

Ieri è stata diffusa la notizia del presunto avvistamento di uno degli attentatori ancora in fuga, Salah Abdeslam, ad Anderlecht, un altro comune della Regione di Bruxelles, a circa 5 chilometri dal centro. La vita di tutti i giorni, non è però cambiata troppo. Nel mio caso, questo è significato prendere la metro, andare a lavoro, andare al corso serale e ieri sera perfino uscire in un locale abbastanza frequentato nei pressi del mio ufficio. Questo fino a stamattina. Le misure connesse allo stato d’allerta massima riguardano, come riportato dal principale quotidiano belga, Le Soir, grandi eventi e più in generale assembramenti di persone, mezzi pubblici, dispiegamento di forze di polizia ed esercito e un numero di telefono a cui far riferimento in caso di necessità e per ottenere maggiori informazioni. Questi provvedimenti potranno “essere modificati in ogni momento”, in previsione anche di un nuovo Consiglio di sicurezza nazionale in programma per domani, quando anche l’Ocam si pronuncerà sul livello dello stato di allerta. Il premier belga invita a evitare soprattutto di diffondere informazioni allarmanti non verificate e certe. Faccio fatica a riconoscere nelle immagini che girano online la Bruxelles a cui in questi ultimi anni mi sono abituata, in particolare, non riconosco i luoghi che frequento di solito nelle strade deserte che vengono mostrate. Sono mesi ormai che polizia ed esercito presidiano luoghi ed edifici ritenuti più a rischio, in particolare dopo l’attentato al museo ebraico qui a Bruxelles nel maggio 2014 e dopo l’attacco a Charlie Hebdo a gennaio di quest’anno. Entrambi questi episodi, così come il tentato assalto al treno Thalys tra Francia e Belgio di agosto, hanno avuto legami con Molenbeek. Poi sono successi i fatti di Parigi che hanno messo in crisi la percezione di quali posti siano sicuri e di quali invece non lo siano. E’ proprio per questo che oggi è un’intera città ad essersi bloccata. Dato che non ci sono luoghi più pericolosi di altri, la soluzione migliore sembra essere rimanere a casa. La Bruxelles che sto imparando a conoscere è molto lontana da quella che ci propongono oggi giornali e tv e sono sicura che lo tornerà presto. Con la sua popolazione proveniente da ogni parte del mondo, questa è una città di incontri, dove non mancano iniziative, abitudini, rituali, come i mercatini del fine settimana, lo shopping (quello solo il sabato, domenica negozi rigorosamente chiusi), le proposte culturali e sportive. L’energia che mi ha trasmesso Bruxelles negli ultimi anni, con il suo modo di essere, il multiculturalismo e le sue tante sfaccettature supererà anche queste giornate difficili.

*Beatrice Cammertoni, maceratese, vive e lavora a Bruxelles da più di tre anni


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