Giuseppe Viterbo cittadino onorario,
il padre fu internato ad Urbisaglia
MEMORIA - Furono prigionieri nel campo di concentramento dal giugno 1940 a luglio del 1941. La testimonianza: "Qui università dell'antifascismo"
Il comune di Urbisaglia ha conferito la cittadinanza onoraria a Giuseppe Viterbo, figlio di Carlo Alberto internato nel campo di concentramento dal 28 giugno 1940 al 1 luglio 1941. Durante la sua permanenza Carlo Alberto continuò a lavorare per la Delasem (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei), organizzò corsi di italiano e di ebraico, gestì la piccola biblioteca allestita dagli internati e divenne da subito una “guida spirituale” degli ebrei osservanti, officiando le principali festività ebraiche. Dopo il rilascio tornò a Roma sotto falso nome e continuò a lavorare per la Delasem fino alla liberazione della capitale. Negli anni del dopoguerra, oltre che nella conduzione del settimanale “Israel”, Viterbo fu impegnato attivamente nelle attività istituzionali ebraiche, a livello locale e nazionale. Durante i mesi trascorsi nel Campo di Urbisaglia, Carlo Alberto Viterbo intrattenne un’intensa corrispondenza con la famiglia recentemente pubblicata dal figlio Giuseppe nel volume, “Il giorno di ritorno che verrà”.
A conferire il riconoscimento ieri mattina il sindaco Paolo Giubileo che ha ribadito come questo gesto testimonia la volontà del Comune e dei cittadini di non dimenticare gli anni della dittatura e della guerra, e di ispirarsi ai valori di quanti hanno combattuto per la libertà e la democrazia. Viterbo ha ricordato che suo padre si riferiva al campo di Urbisaglia come “l’università dell’antifascismo” dove aveva avuto modo di incontrare intellettuali e personaggi di spicco del mondo ebraico che si opponevano al regime. Presenti Manfredo Coen, presidente della Comunità ebraica anconetana, Paola Mariani, vice presidente della Provincia, Lorenzo Marconi presidente proviciale dell’Anpi, Giovanna Salvucci presidente Anpi Urbisaglia e Rosario Cianci maresciallo dei Carabinieri di Urbisaglia). Tra il pubblico anche Sandro e Annita figli del partigiano Augusto Pantanetti e Ruth Wartski, arrivata in Italia per seguire suo padre, un ebreo polacco internato nel campo diUrbisaglia insieme a Carlo Alberto Viterbo.
