Il pianista sull’oceano
suona per Ugo Giannangeli
MACERATA - Il travolgente Novecento interpretato da Sante Latini e il confidenziale scambio di ricordi tra Patrizia Ginobili e Filippo Davoli hanno regalato al pubblico del Lauro Rossi uno spettacolo destinato ad essere ricordato
di Alessandra Pierini
Ugo Giannangeli sarà senz’altro stato orgoglioso dei “suoi ragazzi” che ieri sera l’hanno ricordato al teatro Lauro Rossi di Macerata. Che una vita dopo la morte esista o meno, ieri il maestro maceratese era sul palco, era nelle parole, era nella travolgente interpretazione di Novecento di Sante Latini e nella sua commozione finale, era negli aneddoti e nei discorsi di Filippo Davoli e Patrizia Ginobili che in un dialogo confidenziale e coinvolgente hanno ricordato il suo carattere e il suo modo di trattare gli altri, era nei cuori di quanti lo hanno incontrato nei teatri maceratesi o nella sede della compagnia Oreste Calabresi che lo ha visto per anni in prima fila.
In un Lauro Rossi gremito in ogni ordine e palco, è stata Cecilia Pasquali de La Bottega de le Ombre a introdurre la serata e a lasciare la parola a Patrizia Ginobili, giornalista Rai e a Filippo Davoli scrittore e poeta. Ginobili ha ricordato di aver incontrato il maestro dopo una recita al teatro Don Bosco e di essersi fatta immediatamente attrarre dal suo invito a provare a recitare. Davoli ha invece ricordato l’importanza del maestro Giannangeli: «E’ anche un po’ grazie a lui che Macerata ha una sua identità».
Poi il palco è stato affidato a Sante Latini che nei panni del trombettista che a bordo della nave Virginian diventa il migliore amico di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento che diventerà poi nel corso della narrazione il leggendario pianista sull’oceano, nato e vissuto su una nave senza mai scendere.
Latini è il narratore e con continui cambi di voce, di intonazione e di espressioni si trasforma di volta in volta in Danny Boodman, padre adottivo di Novecento, in Jelly Roll Morton, il pianista che lo sfidò e in Neil O’Connor, marinaio che alla fine avverte il narratore che la nave sta per essere abbattuta e Novecento non voleva scendere. L’attore maceratese ha incantato il suo pubblico e gli ha regalato emozioni allo stato puro. Per poi tornare ad essere se stesso per chiedere scusa, tra le lacrime, a Ugo Giannangeli per non essere stato al suo funerale.

Pienamente riuscito l’intento del lavoro così riassunto dalla regista Margherita Caciorgna: «Si vuole trasmettere il senso di smarrimento che coglie ognuno di noi nel ritrovarsi, in definitiva, solo nella propria esistenza e aspira a mostrare l’incapacità umana di dare senso a tale dimensione naturale, se non ponendo in atto una meticolosa sottrazione del proprio essere, attraverso dipendenza, depressione, rinuncia… oppure ci prova attraverso il sentimento profondo dell’amicizia, attraverso la capacità dell’empatia».



Bravi tutti!