L’icona Selay Ghaffar a Unimc:
“Rischio la vita ma continuo a lottare”
MACERATA - L'attivista afghana oggi pomeriggio ha portato la sua testimonianza agli studenti dell'ateneo
di Federica Nardi
(Foto di Lucrezia Benfatto)
«Hanno colpito la mia casa, la mia auto, hanno arrestato e torturato i miei colleghi. Ma io non scappo, vivo a Kabul. Rischio la mia vita ma continuo a lottare. A volte devo travestirmi per strada, ma in televisione mostro il mio volto perché l’unico modo per ottenere diritti è fare dei sacrifici, come hanno fatto le donne europee». Così l’attivista e politica afghana Selay Ghaffar, una delle icone del movimento democratico e femminista in Afghanistan, direttrice e fondatrice di Hawca (Humanitarian Assistence for Women and Children of Afghanistan) che oggi pomeriggio, all’università di Macerata, ha parlato al corso “Donne, politica, istituzioni” diretto da Ines Corti. «Ho cominciato a occuparmi dei diritti umani a 14 anni quando vivevo nei campi profughi in Pakistan – racconta Ghaffar – il nostro Paese è occupato, afflitto dalla corruzione e da leggi inadeguate per tutelare le donne.
L’impunità per chi commette reati contro le donne è prima di tutto culturale. Se vieni violentata devi portare a testimoniare in tuo favore quattro uomini e rischi di essere incarcerata per crimini contro la moralità. Gli stessi avvocati sostengono la tesi che sia colpa delle donne se subiscono violenza». Un problema, quello della tutela legale per le donne, che secondo la Ghaffar affonda le sue radici in una radicata cultura patriarcale che utilizza la religione come strumento di oppressione. Come nel caso di Farkhunda, la ventisettenne afghana che lo scorso marzo è stata linciata e arsa viva dalla folla inferocita perché ingiustamente accusata di aver bruciato il Corano. «Tutto questo a pochi metri dalla sede della polizia e del palazzo del Governo – commenta l’attivista –. Dobbiamo documentare quello che succede in Afghanistan così che nessuno dimentichi. La violenza contro le donne esiste ovunque a vari livelli e in varie forme, ma da noi più che in ogni altro Paese viene fatto un uso distorto della religione per metterle a tacere».




Poca gente si vede dalle foto a sostegno di una donna che rischia l’incolumità e la vita per la liberazione della donna afgana, saldandosi così alla lotta che le donne hanno combattuto e combattono nel mondo e pure in Italia per la loro affermazione nella società come esseri alla pari dell’uomo. La violenza verso le donne in Italia è giornaliera. Un tempo la sala sarebbe stata gremita dagli intellettuali di Sinistra. Oggi, costoro si battono contro una omofobia inesistente, se raffrontata a ciò che accade alle donne. Il Gender e LGBT è ciò che tiene banco nell’intera cosiddetta Sinistra (PD, Sel, M5S).