Comi “comandato” in Regione
Decisiva la mobilità interna

IL CASO - Il segretario regionale del Pd da domani lascia il Palazzo della Provincia e inizierà il suo lavoro da dipendente pubblico ad Ancona. Una procedura della Giunta Pettinari lo ha trasferito ai Servizi sociali, funzione non fondamentale dell'ente. Così il 28 settembre è stato superato l'ostacolo per l'approvazione della richiesta. Da parte di CM nessun attacco politico ma il racconto dei fatti che vedono protagonista un personaggio pubblico. Intervengono sulla vicenda Daniela Diomedi (M5S) e Luca Talevi (Cisl)
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Francesco Comi

Francesco Comi

 

di Alessandra Pierini e Matteo Zallocco

La notizia del “comando” concesso dall’amministrazione provinciale di Macerata al proprio dipendente Francesco Comi, funzionario della Provincia e segretario regionale del Pd, per consentirgli di lavorare in Regione Marche, come dallo stesso desiderato ed in accoglimento di una richiesta dell’ente guidato dal presidente Luca Ceriscioli, ha innescato una dura replica dello stesso ex consigliere regionale e dirigente di partito (leggi), ma pur confermando l’uso tecnicamente improprio che abbiamo fatto nel titolo del termine “ricollocato” non possiamo che continuare il nostro lavoro di informare raccontando fatti. Il primo resta, Comi vola in Regione, non è il primo? Sicuramente il più noto e influente essendo il segretario del Pd. Il partito che governa i due enti, la Provincia e la Regione. A volte i fatti sono anche politici e i politici si difendono minacciando querele. Fare un giornale è difficile senza urtare la politica e avendo solo i cittadini come potere forte. Il caso che ha fatto arrabbiare Comi, e anche il segretario generale della Provincia, Silvano Marchegiani, racconta di un dipendente provinciale che si trasferisce in questi giorni da un Palazzo all’altro dopo che lo scorso 28 settembre si erano creati i presupposti per il via libera: lo spostamento dal servizio risorse umane ai servizi sociali  per mobilità interna. Questo si trova scritto nella delibera da cui abbiamo attinto nella prima notizia e che trovate qui allegata (Delibera di Giunta n. 228/2015). Poi il suo disappunto si riferisce anche ai tanti commenti dei lettori definiti offensivi dal Renzi marchigiano, chissà se quello fiorentino ne riceve di diverso tenore. Fare il politico di questi tempi non è facile, l’astio della gente è tale che anche se il nostro Francesco, non Bergoglio ma Comi, avesse vinto il Nobel per la Pace, sotto la notizia alcuni avrebbero manifestato il loro dissenso.

La replica dell’interessato non si è limitata a questo aspetto tecnico, inserendo altri elementi che non chiariscono completamente la vicenda. Per rispetto dei nostri lettori cerchiamo ora di ricostruire i fatti come avvenuti.
Francesco Comi dal 2002 è dipendente della Provincia di Macerata, quale vincitore di un concorso pubblico per funzionario amministrativo. Quando assunto viene collocato ai servizi generali, nella segretaria della Provincia e vi rimane formalmente assegnato dal 2002 al 2004 quando ha ricoperto il ruolo di vice sindaco del Comune di Tolentino e tutti gli 11 anni in cui lo stesso, rivestendo l’incarico elettivo di consigliere regionale (è entrato in assemblea legislativa nel 2004 in coda di legislatura per poi restare in carica per due mandati), viene collocato in aspettativa. Scaduto dal mandato di consigliere regionale, Comi l’estate scorsa torna a lavorare in Provincia nel posto per lui doverosamente conservato in organico e viene assegnato alle Risorse umane.

Francesco Comi e Luca Ceriscioli

Francesco Comi e Luca Ceriscioli

La Regione Marche, con due diverse lettere, invia alla Provincia una richiesta di “comando” per Comi e per un altro dipendente provinciale Paolo Pinciaroli. La pratica però inizialmente non prende il rapido avvio desiderato. Mentre per l’altro dipendente provinciale non ci sarebbero problemi sul piano formale a concedere il “comando” in Regione, essendo egli addetto ad un ufficio che svolge funzioni non fondamentali secondo quando previsto dalla cosiddetta riforma Del Rio sul riordino delle Province, per Comi è la stessa Regione a porre indirettamente un ostacolo. Una delibera della Giunta regionale (la numero 485/2015), consente, infatti, i “comandi” del personale delle Province solo per i dipendenti “non adibiti alle funzioni fondamentali” di cui alla legge Del Rio.
Essendo Comi addetto a funzioni fondamentali dovrebbe quindi rimanere a lavorare in Provincia.

Francesco Comi con Matteo Renzi

Francesco Comi con Matteo Renzi

Il 28 settembre scorso però l’ostacolo è superato. In quella data con ordine di servizio il segretario generale della Provincia, Silvano Marchegiani, trasferisce Comi ai servizi sociali, cioè in un ufficio che svolge funzioni non più fondamentali per la Provincia e il cui personale diventa automaticamente “ricollocabile” in Regione o altri enti. Questo ordine di servizio è stato reso possibile da una procedura di mobilità interna stabilita preventivamente dalla Giunta provinciale il 15 settembre con delibera n. 212 (fino a ieri non ancora consultabile sul sito e all’Albo pretorio dell’ente) a cui Comi ha aderito con una domanda. Con lui sono stati spostati nei servizi non fondamentali altri 11 dipendenti ma Comi è il solo ad essere stato richiesto per un ruolo di comando, inteso come istituto amministrativo e non come “comandare” secondo l’interpretazione data alle nostre parole dal segretario regionale tramite il suo avvocato.
La delibera della Giunta provinciale del 6 ottobre scorso non spiega di più, limitandosi a dare atto che a seguito dell’ordine di servizio del 28 settembre Comi “……è addetto prevalentemente ad una funzione non fondamentale; quindi si può ritenere la figura passibile di comando…”.

Paola Mariani, Antonio Pettinari e Giorgio Palombini

Paola Mariani, Antonio Pettinari e Giorgio Palombini

Di conseguenza, con la stessa delibera del 6 ottobre, pubblicata sul sito e all’Albo pretorio due giorni dopo, la Giunta composta dal presidente della Provincia Antonio Pettinari, dalla vice presidente Paola Mariani e dagli assessori Giorgio Palombini, Leonardo Lippi e Giovanni Torresi, “concede l’assenso al comando presso la Regione del dipendente Francesco Comi”.
E per l’altro dipendente richiesto contestualmente in “comando” dalla stessa Regione? La Giunta provinciale il 6 ottobre soprassiede alla richiesta. Lo fa non perché lo stesso dipendente non gradisca il comando, come lascerebbe invece intendere la nota scritta dall’avvocato Vallesi per conto di Comi, bensì perché “non ritiene di assentire alla richiesta di attivazione del comando” poiché – da quanto si legge nella delibera della Giunta provinciale n. 228 – “… lo stesso è impegnato nello svolgimento e completamento di importanti procedimenti quali la Raci 2015, la liquidazione della società Rinascita e Sviluppo Srl e il completamento di progetti di educazione alimentare…”.

Questi i fatti che per dovere nei confronti dei lettori CM ha voluto cronologicamente ricostruire, senza alcun intento di colpire personalmente Francesco Comi e il Partito Democratico. Come già in precedenza, in casi diversi da questo ma accomunati dall’appartenenza politica, abbiamo sottolineato le procedure pur legittime ma di dubbia opportunità relative agli incarichi assegnati in Regione ad esponenti democrat quali Sara Giannini e Daniele Salvi (leggi l’articolo). Quello di Comi – che da domani inzierà il suo lavoro ad Ancona –  invece non è un incarico ma resta comunque un fatto di pubblica rilevanza.

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Daniela Diomedi del M5S

Daniela Diomedi del M5S

Commenta la vicenda di quello che definisce “l’irresistibile Comi” l’esponente del M5S Daniela Diomedi: «In Provincia qualche dipendente è più uguale degli altri, tanto da riuscire, unico tra cento e più persone, ad ottenere un comando in Regione, unico tra almeno una dozzina di suoi colleghi in analoga situazione.
Ci risulta che per il dipendente in questione sia stata messa a punto una mobilità interna per poterlo inserire in una funzione che potesse garantirgli agevolmente il transito tanto da risultare primo e, per ora, unico a riuscire nell’approdo “provvisorio” in Regione. Ovviamente in ragione della provvisorietà sono state aggirate tutte le norme sulla mobilità che, per i dipendenti “normali”, debbono rispettare l’evidenza pubblica. Forse non si sentirà la sua mancanza tra i ranghi che lascia, visto che, con tutta probabilità, in considerazione del suo impegno politico, la produttività di impiegato non sarà stata certo “irresistibile”. Al di là delle polemiche viene il dubbio che a questo signore sia garantita la possibilità di continuare a lavorare per il partito a spese della collettività. A pensar male si fa peccato ma – come diceva quel Tale – qualche volta ci si azzecca. Aspettiamo “un colpo” dai sindacati».

 

Luca Talevi

Luca Talevi

La risposta dei sindacati arriva attraverso il segretario generale Fp Cisl Marche Luca Talevi: «Non importa a questo punto del confronto chi parte per primo ma solo che si definisca e vada in porto nei tempi stabiliti con l’assessore Fabrizio Cesetti e lo stesso presidente Upi Marche Antonio Pettinari l’allocazione dei lavoratori che seguono le funzioni che non rimarranno in Provincia.
La Cisl ha piuttosto espresso molti dubbi sulle capacità economiche delle Province dal 2016 a poter garantire le funzioni fondamentali in materie come strade , ambiente e scuole se permarranno gli attuali pesanti tagli, chiedendo alla Regione una attento confronto sul tema con i cinque presidenti provinciali.
Ecco perchè nella fase avanzata delle trattative in cui ci si trova e con le liste predisposte, è importante non la “classifica” di chi transita prima ma bensì che entro il mese di ottobre ogni lavoratore delle cinque province marchigiane sappia con esattezza il proprio futuro occupazionale».



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