Agenzia delle Entrate,
no a dirigenti senza concorso
Un punto a favore del direttore Scauda

CONSIGLIO DI STATO - Una sentenza rafforza la posizione del dirigente di Macerata che, nonostante avesse partecipato ad una selezione pubblica aperta, è stato revocato

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Giuseppe Scauda

Giuseppe Scauda

Una sentenza del Consiglio di Stato rafforza la posizione di Giuseppe Scauda, direttore dell’Agenzia delle Entrate di Macerata che era diventato un caso nel panorama nazionale degli incarichi dirigenziali. Scauda era infatti stato revocato dalla direzione dell’agenzia di Macerata nonostante avesse partecipato ad un regolare concorso pubblico, aperto a tutti (leggi l’articolo).
Ieri il Consiglio di Stato facendo seguito ad una sentenza della Corte costituzionale, ha ribadito il principio secondo cui nessun incarico dirigenziale può essere conferito a chi non ha sostenuto con successo il relativo concorso pubblico. Emerge così l’illegittimità della linea adottata dalle Agenzie fiscali che, anziché utilizzare i partecipanti vincitori di un concorso pubblico (come è prassi consolidata nella pubblica Amministrazione), ha proceduto al conferimento di diverse centinaia di incarichi a funzionari privi del richiamato ed indispensabile requisito. Scauda si era già tutelato in tutte le sedi giudiziarie, sia dinanzi al Tar del Lazio che al Tribunale Civile di Macerata – Sez. Lavoro, depositando anche atti di denuncia/querela nei confronti dei vertici dell’Agenzia delle Entrate. 
Nelle motivazioni con cui viene rigettato l’appello delle Entrate, il Consiglio di Stato precisa: «Il regolamento dell’agenzia delle Entrate ha violato sia il principio di eguaglianza dei cittadini nell’accesso ai pubblici uffici (nella specie, dirigenziali), espresso dall’articolo 51 della Costituzione, sia il principio secondo il quale ai pubblici uffici si accede mediante concorso (ex articolo 97 della Costituzione)». Una violazione ritenuta di «estrema gravità, in base alla quale si è proceduto al conferimento di diverse centinaia di incarichi dirigenziali, con ripercussioni evidenti non solo sul principio di buon andamento amministrativo, ma anche sulla stessa immagine della Pubblica amministrazione e sulla sua “affidabilità”, per di più nel delicato settore tributario, dove massima dovrebbe essere la legittimità e la trasparenza dell’agire amministrativo».

(a.p.)


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