Estate maceratese
senza cinema all’aperto
MACERATA - Dopo ventiquattro edizioni, nel 2015 la rassegna “Cinemania estate” si è fermata per colpa della tecnologia digitale, che ha mutato anche i consumi culturali
In queste afose serate molti maceratesi si saranno certamente accorti di come, tra i tanti eventi che hanno animato l’estate in città, sia mancata quest’anno una rassegna diventata a Macerata una tradizione: il cinema all’aperto.
Dopo ventiquattro edizioni, gli appassionati di cinema hanno dovuto rinunciare nel 2015 a seguire il loro intrattenimento preferito al fresco di un cortile del centro: in quello del Convitto nazionale, che ha ospitato la rassegna negli anni più recenti o in quello della scuola Mestica, in via dei Sibillini, dove “Cinemania Estate” aveva avuto sede in precedenza. Di chi la colpa? Di nessuno in particolare, né tantomeno dell’Arci, l’associazione maceratese che per anni si è fatta carico di organizzare l’apprezzata iniziativa.
Un colpevole però c’è. È il progresso tecnologico. I responsabili dell’Arci hanno spiegato, infatti, che “le classiche pellicole cinematografiche nel formato 35 millimetri non vengono più stampate e l’associazione maceratese non è riuscita (almeno per quest’anno n.d.r) a sostenere i necessari ed elevati costi per l’acquisto o il noleggio dell’attrezzatura necessaria per la proiezione in digitale”. E’ esattamente quanto accaduto nelle nostre case nel 2011 con il passaggio dalle trasmissioni televisive dal sistema analogico a quello digitale. Abbiamo dovuto buttare i nostri vecchi televisori e acquistarne di nuovi, in grado di ricevere il segnale secondo la più moderna tecnologia. Il risultato è stato un’evoluzione dello “zapping”, con la possibilità di visionare un’estesa quantità di canali.
Anche al cinema sta succedendo qualcosa di simile e i maceratesi stessi ne hanno potuto già beneficiare in questi ultimi anni assistendo al cinema Italia alle stagioni di “Opera live” in collegamento con la Scala di Milano o il Metropolitan di New York.
Quando aveva 39 anni (era il 1994), Steve Jobs disse: “ogni cosa che ho fatto nella mia vita diventerà obsoleta prima dei miei 50 anni”. A due soli decenni di distanza possiamo dire che quella previsione, pur se esatta nel concetto, difettava sul piano temporale. Ci stiamo tutti rendendo conto, infatti, che oggi ogni strumento tecnologico invecchia in molto meno dei dieci-undici anni previsti dal fondatore della Apple.
Fabio Stelluti, un giovane ingegnere in telecomunicazioni, in un recente articolo per “Il giornale digitale” ha scritto: “dal 1994 ad oggi abbiamo assistito a un vero e proprio terremoto nel campo della tecnologia per l’informazione, dove anche i rapporti di forza tra elettronica, informatica e telecomunicazioni sono cambiati e maturati, dando vita a un mutamento sociale e culturale”. E come dargli torto?
L’ultimo rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione in Italia ha messo a fuoco il consumo dei media dopo la grande trasformazione digitale. Benché ci sia una distanza abissale tra la popolazione giovanile e quella anziana, nella media complessiva non si arresta il ciclo negativo per la carta stampata: -1,6% i lettori dei quotidiani rispetto al 2013, mentre sono in crescita i contatti dei quotidiani online (+2,6%) e degli altri portali web d’informazione (+4,9%). Le prime fonti d’informazione usate dagli italiani sono: i telegiornali (utilizzati dal 76,5% per informarsi), i giornali radio (52%), internet (51,4%) e Facebook (43,7%).
La tecnologia ci ha rivoluzionato la vita. C’è che ritiene in meglio e chi, invece, pensa che l’abbia modificata in peggio. Di sicuro – e questo è un dato di fatto – l’ha cambiata. Come ha cambiato anche il cinema, prima il modo di farlo, ora anche quello di vederlo. Dobbiamo prenderne atto e sperare che a Macerata si possa, già dalla prossima estate, andare la sera al “cinema all’aperto”.
