I bambini saharawi
tornano a casa
MACERATA - Volge al termine il periodo di accoglienza nel capoluogo. Intitolata a Matteo Paternesi, il giovane operatore della Meridiana Cooperativa Sociale prematuramente scomparso una sala del centro di fisioterapia realizzata con i fondi raccolti
Stanno per ripartire i bambini saharawi provenienti dai campi profughi di Tindouf, in Algeria, che hanno trascorso un periodo di cura e di vacanza a Grottammare, nell’ambito di un progetto dell’associazione Rio de Oro svolto in collaborazione con i comuni di Macerata e Grottammare.
Ultimi giorni di svago quindi, ma anche di visite sanitarie, di cura e controlli per i bambini che, con voli scaglionati torneranno dalle rispettive famiglie e che, alla fine del mese di luglio, erano stati ricevuti in Consiglio comunale per ricevere il saluto dell’amministrazione di Macerata, stretta al popolo Saharawi da un patto di amicizia a sostegno della sua causa. Questa comunità, infatti, da oltre 40 anni è costretta all’esilio nella parte più inospitale del deserto del Sahara nel sud ovest dell’Algeria ma continua a rivendicare il diritto all’autodeterminazione sul proprio territorio sottrattogli dal Marocco nel 1975.
L’incontro con i consiglieri e con l’amministrazione comunale di Macerata è stato anche l’occasione per illustrare i numerosi progetti a sostegno delle fasce più deboli che l’associazione Rio de Oro, grazie al fattivo impegno di Rossana Berini e Barbara Vittori, presidente e vice presidente dell’associazione, dei volontari e grazie anche alle donazioni esclusivamente private, ha realizzato per la popolazione Saharawi.
Tra questi, la costruzione nei campi profughi di un ambulatorio di fisioterapia appena inaugurato a Smara. Una struttura costruita anche con il prezioso lavoro di professionisti italiani che si sono recati nei campi profughi e che hanno lavorato al fianco degli operatori del posto, come testimonianza del ponte di amicizia e di pace che lega l’Italia al popolo saharawi. Una sala del centro di fisioterapia è stata dedicata a Matteo Paternesi, il giovane operatore della Meridiana Cooperativa Sociale prematuramente scomparso lo scorso anno, che aveva contribuito alla raccolta fondi donando l’equivalente di un suo mese di stipendio.





