Asur e università parlano la stessa lingua
Servizio di mediazione negli ospedali
L'ACCORDO - Studenti di mediazione linguistica collaboreranno all’accoglienza dei pazienti stranieri attraverso colloqui strutturati in lingua e traduzione del materiale informativo

Da sinistra: Raffaela Merlini, Rosa Marisa Borraccini, Pierluigi Gigliucci, Filippo Mignini, Fabrizio Trobbiani
Un numero sempre più alto di stranieri si rivolge alla sanità pubblica maceratese per servizi socio-sanitari e sempre più evidenti sono anche le difficoltà nell’accesso e nelle fruizione dei servizi per problemi di comunicazione. Proprio per migliore il rapporto linguistico e culturale dei pazienti straniera e, nel contempo, favorire la crescita professionale degli studenti di Mediazione linguistica dell’Università di Macerata, è stato avviato il progetto “Aiuto e imparo: la mediazione linguistico-culturale nei presidi ospedalieri”, promosso dall’Ateneo e l’Asur, Area Vasta 3 di Macerata. “Si tratta – ha spiegato il prorettore Rosa Marisa Borraccini durante la presentazione – di una forma di inserimento attivo del nostro ateneo, in particolare del Dipartimento di Studi Umanistici, rispetto al territorio e alle sue esigenze”. Gli studenti di Unimc svolgeranno tirocini nelle strutture sanitarie di Macerata, Civitanova, Camerino, San Severino e presso altre eventuali presidi territoriali. L’attività dei ragazzi consisterà nell’ascolto e nell’interpretazione medica, nell’accoglienza mediante colloqui strutturati nella lingua di origine dei pazienti con maggiori difficoltà comunicative nonché nella traduzione di materiale informativo. I dati raccolti, anche mediante registrazione audio, potranno essere utilizzati in forma anonima all’interno di ricerche scientifiche e accademiche. I primi due tirocini, che avranno una durata di almeno 150 ore per due mesi, eventualmente prorogabili, sono già partiti. Sono stati selezionati due studenti del corso magistrale in mediazione per la lingua inglese, che interessa in particolare i provenienti da Pakistan e India, mentre il francese, per tutta l’Africa francofona. A settembre si aggiungerà un tirocinante per il cinese. 
Beneficiari del progetto, che avrà una durata di tre anni rinnovabile, saranno, oltre agli utenti stranieri, anche il personale e le strutture sanitarie. “Abbiamo un accesso giornaliero elevato di pazienti che chiedono – ha commentato il direttore dell’Area Vasta 3 dell’Asur, Pierluigi Gigliucci – e ora finalmente possiamo fornire risposte adeguate”. Come ha spiegato Raffaela Merlini, presidente della classi in mediazione linguistica e coordinatrice del progetto insieme a Fabrizio Trobbiani, dirigente dell’Urp dell’Asur maceratese, in nessun ospedale pubblico vengono fatti entrare tirocinanti. Per sopperire al problema della mediazione linguistica e culturale, in genere si seguono due linee: il ricorso a familiari, spesso bambini, che fanno da interpreti in situazioni di estrema delicatezza; oppure si assumono interpreti interni, ma che spesso non vengono riconfermati per mancanza di fondi. Il progetto costituisce anche un primo passo per la riqualificazione dei tirocini curriculari che gli universitari devono sostenere durante gli studi. “In molti casi – ha detto il direttore del Dipartimento di Studi umanistici Filippo Mignini – gli stage sono solo esperienze formali condotte per periodi troppo brevi, affinchè ci sia un effettivo coinvolgimento. Gli studenti si ritrovano spesso a svolgere azioni marginali. Questa esperienza è un primo segnale di rinnovamento, anche se la strada non è facile, visto che ogni anno solo per il nostro Dipartimento dobbiamo trovare stage adeguati per circa 700 ragazzi”.