Foto-sensibili per leggere
la contemporaneità

MACERATA - Allestita a Palazzo Buonaccorsi una collettiva degli allievi dell’Accademia di Belle Arti. Sono fotografie ispirate al tema dell’Expò, con uno sguardo alle contraddizioni del nostro tempo

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Gli autori delle foto in mostra

di Alessandro Feliziani

“Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, il tema dell’Expò in corso a Milano, ha contagiato l’Italia intera. Quasi in ogni città in questi mesi si susseguono iniziative di vario genere ispirate al rapporto tra l’uomo e il cibo, tra l’uomo e l’ambiente, tra la terra e il mare, tra il sapore e lo stupore, tra l’oggi e il domani. A Macerata addirittura la stagione lirica dello Sferisterio s’ispira al tema dell’Expò con un cartellone operistico incentrato sul “nutrire l’Anima”. L’argomento non poteva essere ignorato dall’Accademia di Belle Arti e i suoi allievi del biennio in fotografia hanno realizzato una mostra, dal titolo “Foto-Sensibili, sguardi sul territorio”, che si può visitare fino al 18 giugno a Palazzo Buonaccorsi (ingresso gratuito).

Curata dai docenti Andrea Chemelli e Federica Facchini, la mostra – come si legge nella presentazione – è stata preparata ed allestita “con finalità didattiche”, ma essa offre al visitatore la possibilità di giovarsi delle sensibilità e capacità dei giovani fotografi nel “cogliere aspetti di una quotidianità e di un’appartenenza geografica, etica o antropologica in linea con il tempo in cui vivono” e rifletterci su.

02 - manifesto della mostra

Manifesto-locandina della mostra

Francesca Antolini propone una serie di “tavolozze” di tipicità agroalimentari marchigiane che racchiudono antiche tradizioni e che sono frutto di un lungo lavoro da parte di coloro che le producono con pieno rispetto per la natura e per il consumatore.
Debora Bella, mettendo in contrapposizione natura e artificio, si domanda “chi vince e chi perde” nel rubare spazio alla natura con costruzioni che spesso sono poi abbandonate a se stesse?
Matteo Fiordelmondo, con alcuni scatti panoramici, fa un omaggio all’essenza delle Marche, il cui territorio è anche rappresentativo del modo di vivere dei suoi abitanti.
Alessia Focante propone la trasformazione urbanistica della sua Cingoli sovrapponendo a immagini risalenti ai primi decenni del ‘900 foto da lei scattate nel 2015 dallo stesso punto di ripresa e mostrare così “cosa il paesaggio attuale offre di nuovo e ciò che invece cancella del passato”.
Alessandro Giambartolomei pone l’attenzione sull’attività agricola svolta in maniera tradizionale quale punto fermo per ottenere un prodotto buono e naturale.
Beatrice Livi punta il dito contro “l’uomo che ha dimenticato di essere grato alla terra di cui si è nutrito e che gli ha donato la vita”.
Tian Luo usa la metafora del segnale stradale quale momento di riflessione per giungere al cambiamento e alla scoperta di nuove scelte.
Giacomo Mancini invita a riflettere sulla situazione del territorio attraverso l’immagine di un “contadino che coltiva alla cieca un terreno divorato dall’incuria e dalla sporcizia del XXI secolo”.

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Alcuni scorci della mostra

Irene Marotta si fa cronista dell’oggi mostrando, in alcune foto realizzate con una tecnica molto particolare, il dramma delle piante d’ulivo colpite nel territorio pugliese dal batterio killer Xylella, che le sta uccidendo.
Viola Ortenzi simboleggia le parole chiave del tema della mostra (natura, artificio, energia) fotografando bambole costruite con materiali naturali, come paglia e cotone.
Isabel Roma, fotografando spazi emarginati, mostra una natura che tenta di riappropriarsi del proprio spazio tra le crepe di scheletri di cemento.
Silvia Paganelli, con l’ausilio dell’infografica, ci ricorda che rispettando il ciclo naturale della pianta è possibile trovare un equilibrio tra passato (tradizione) e presente (tecnologia).
Simona Pagano ci ammonisce invece a preservare il panorama esponendo alcuni suoi scatti che celebrano la bellezza tipica del territorio marchigiano.

05Luna Simoncini mostra tutta la sua emotività artistica con cinque scatti, dal titolo “anatomia femminile”, che simboleggiano il rapporto e il contrasto tra animale e vegetale, tra terra e aria, tra luce e tenebra, tra spiritualità e sensualità.
Questo omaggio dell’Accademia di Belle Arti alla città è una mostra fotografica che assomiglia molto ad una collettiva di pittura. Vi si trovano tecniche e soggetti diversi. Incuriosisce e attrae, ad iniziare dalla locandina posta all’ingresso, graficamente seducente e che invita ad andare oltre.
Nelle sale interne, più che l’obiettivo, a dare forza alle immagini sono l’occhio e l’animo di ciascuno dei quattordici giovani fotografi, i quali con le loro opere fanno scoprire al visitatore “le contraddizioni cui la quotidianità ci sottopone, fornendo così delle chiavi di lettura sulla contemporaneità”.
* L’autore e CM ringraziano Luna Simoncini per aver gentilmente concesso le foto pubblicate in questo articolo e Alia Simoncini per il video dell’inaugurazione.

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