Il “Botellon” maceratese
alla Terrazza dei popoli

L'OPINIONE - L’ennesima replica del conformismo falsamente trasgressivo
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L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito *

Una settimana fa, nella notte tra giovedì 16 e venerdì 17 aprile, è andata in scena a Macerata, alla Terrazza dei Popoli (accanto ai Giardini Diaz, in pratica sopra il parcheggio coperto di via Mugnoz, quello – per intenderci – del Park Sì), la terza edizione del “Botellon” maceratese, pianificata e promossa tramite il passa-parola di Facebook e presentata dagli organizzatori come un “evento tipico della tradizione folkloristica della Spagna”, aperto a tutti, con l’espresso invito rivolto ai partecipanti di “essere rispettosi verso voi stessi, verso gli altri e soprattutto verso l’ambiente…” e di “portare qualsiasi bevanda (alcolica o meno) da condividere e qualsiasi arma (chitarre, bonghi, maracas e qualsiasi altro strumento musicale vi venga in mente) per creare la giusta atmosfera per una serata particolare e diversa dal solito”.

I rifuti alla Terrazza dei popoli dopo il Botellon

I rifuti alla Terrazza dei popoli dopo il Botellon

In realtà, nella quasi totale assenza di strumenti musicali e di bevande non alcoliche, la parte del leone, quella del protagonista indiscusso, per gli oltre cento ragazzi che vi hanno partecipato, equamente distribuiti tra ragazzi e ragazze, l’hanno avuta birre e superalcolici vari. La serata, nemmeno tanto particolare, anzi, banalmente ripetitiva di tanti altri simili incontri, si è quindi concretizzata nel semplice ritrovarsi e nello stare insieme sino alle quattro del mattino di diversi giovani, la gran parte dei quali intorno ai venti anni, alcuni però anche adolescenti, con una gran mole di bevande alcoliche al seguito, consumate, insieme alle sostanze stupefacenti di solito utilizzate in tali contesti, all’unico scopo di ubriacarsi o di andarci vicino.
Il tutto peraltro senza alcun rispetto per l’ambiente, nonostante l’invito in tal senso degli organizzatori, visto che al mattino, prima che venisse ripulita, l’intera Terrazza dei Popoli, a suo tempo voluta dall’allora sindaco Maulo per dibattiti, manifestazioni e rappresentazioni teatrali, era un tappeto uniforme di bottiglie vuote, intere e frantumate, lasciate sul posto, tra residui di vomito e di urina, in quantità industriale e rinvenibili anche lungo tutte le strade cittadine di allontanamento dalla “location” dell’evento, rifiuti che probabilmente avranno fatto schizzare in alto le statistiche maceratesi della raccolta differenziata del vetro.
Botellon Giardini Diaz (1)Il Botellon di casa nostra, presumibilmente non autorizzato e brutta copia di altre simili iniziative svolte a Padova, a Pescara, a Milano sulla scia delle prime sperimentazioni spagnole di allegra “riappropriazione” di taluni spazi urbani nelle grandi città, ha quindi evidenziato, tra frastuono, schiamazzi e rumori, la consueta contraddizione che sempre si rileva in occasione dei raduni spontanei di tanti giovani contrassegnati da alcol e droga: si parla di alternativa autogestita al conformismo del divertimento di massa, ma in realtà non si realizza nulla di diverso dal conformismo allo stato puro, quello che banalmente impone, per essere all’altezza della situazione e della finta trasgressione, di bere e di assumere sostanze con ripetitive e rituali sequenze di comportamento per sballarsi e per ubriacarsi. D’altra parte, cos’altro c’è da aspettarsi da una manifestazione che ha per titolo una grande bottiglia (in spagnolo, infatti, “botella” significa proprio bottiglia) e che quindi programmaticamente e inevitabilmente collega una festa con fiumi di alcol?
Botellon Giardini Diaz (9)E l’alcol, ormai compagno inseparabile di molte ragazze e di molti ragazzi, è un serio problema dei giovani, ancora più della droga e molto spesso alla droga abbinato, un problema gravemente sottostimato, una piaga sociale che cresce inizialmente per spirito di imitazione o per trascinamento del gruppo e corrode cervello e anima, caratterizzata dal numero crescente di ragazzini che stufi delle aranciate e delle Coca cola prendono a bere pensando di fare un balzo in avanti, dallo loro età sempre più giovane (le prime sbornie arrivano intorno ai dodici, tredici anni), dalla quantità e dalla qualità degli alcolici e dei superalcolici ingurgitati non di rado a stomaco vuoto, dai danni che produce.
Certo, una cosa è il bere occasionale o quello di tipo “mediterraneo”, in accompagnamento ai pasti e come elemento di sana socializazione, tutt’altre cose sono le abbuffate alcoliche seriali volutamente finalizzate all’ubriacatura, il bere problematico, la compulsione al bere, l’abuso e la dipendenza da alcol, quella che subdolamente distrugge le persone, convinte sino alla morte, magari per coma etilico, di non essere dipendenti, di poter gestire l’alcol, di poterlo dominare, di vivere nulla più di una serie di saltuarie situazioni di eccesso per il bisogno di spacconeria e di protagonismo. Passaggi sicuramente non automatici, ma che nessuno può escludere, perché, pur essendo vero che, nell’ambito di un fenomeno così diffuso tra i giovani e così poco considerato nella sua pericolosità sociale e clinica, la maggior parte dei consumatori non approda a situazioni conclamate di alcoldipendenza, è anche vero che il lieto fine non è sempre assicurato e che il cosiddetto consumo “intelligente” può deviare per mille motivi e da un momento all’altro verso traiettorie realmente autodistruttive.
Botellon Giardini Diaz (4)La cosa triste in questa sempre più conformistica forma di pseudo-trasgressione è l’assistere alla resa di tanti giovani energie, di tante brillanti intelligenze, alle aggressive e pervasive strategie del marketing delle bevande alcoliche, costantemente teso a reclutare, per palesi e misere finalità di arricchimento soprattutto sulla pelle dei ragazzi e delle ragazze, nuove generazioni di bevitori e poi a fidelizzarle, per accaparrarsene i consumi a lungo termine. Le lobby dei produttori di bevande alcoliche spingono infatti incessantemente i ragazzi, astemi o no, verso il consumo, spesso associandolo al successo sessuale e sociale, e cercano di aumentarlo tra coloro che già sono bevitori. E così tantissimi giovani, spesso e volentieri in un contesto di miscele incontrollate dell’alcol con farmaci psicoattivi e altre sostanze stupefacenti, si trovano impelagati in gravissimi problemi autoindotti e alcolcorrelati di salute fisica e psicologica, compromettono il percorso scolastico o universitario e si assumono notevoli rischi, a carico di se stessi e degli altri, per la guida e per attività lavorative svolte in uno stato di ridotta capacità di giudizio e di senso critico e di scarsa percezione del pericolo. Non c’è dubbio, insomma, che dall’alcol scaturiscano enormi problemi di ordine sociale e sanitario e situazioni che continuamente rischiano di scoppiare tra le mani.
Botellon Giardini Diaz (6)Una modificazione epocale quella indotta negli ultimi venti anni dalle lobby dell’industria alcolica, che, abbandonata la figura dell’anziano bevitore di vino da osteria con il sorriso triste ed ormai arreso alla vita, ha sempre più puntato sui giovani spinti a farsi beffe dei divieti e delle sanzioni per la vendita di alcol ai minorenni (sanzioni peraltro assai fragili e di facciata), sui nuovi consumatori reclutati in tutte le classi sociali e in età sempre più ridotta, che rischiano di arrivare prima o poi all’abuso e alla dipendenza a partire da un uso intensivo, inizialmente non quotidiano ma limitato al fine settimana, di birra, cocktail e superalcolici.
Si comincia, come detto sopra, per curiosità, per spirito di emulazione e di trasgressione, ma poi spesso l’alcol inizia ad essere usato in dosi elevate, per una sorta di malintesa automedicazione, come ansiolitico, come antidepressivo, al fine di fronteggiare problemi relazionali, affettivi e professionali (che l’alcol, peraltro, accentua, anziché risolverli), e con le modalità di assunzione tipiche delle sostanze psicoattive illegali, alternando o combinando alcol e droghe, spesso e volentieri finalizzando il tutto volutamente allo sballo.
Botellon Giardini Diaz (10)A chi rivolgersi? Alle istituzioni, che fingono di non vedere e si limitano a raccogliere i vetri dopo aver autorizzato l’ennesima festa della birra o la festa patronale con distribuzione di vino senza limiti? Alle famiglie, che spesso fanno finta di non vedere, di non sentire la puzza dell’alcol o, se costretti a prendere atto, sottovalutano e magari ci scherzano sopra, considerando le ripetute ubriacature come bravate da ragazzi?
A tutte le agenzie educative in realtà bisogna rivolgersi per un deciso cambiamento di rotta in merito alla droga e all’alcol, alle famiglie, alla scuola, alla Chiesa, alle associazioni sportive, ma soprattutto ai ragazzi, ormai immersi o comunque spinti con sconcertante determinazione verso la ricerca di piaceri immediati che erroneamente si ritiene possano dare un senso alla propria esistenza, verso la ricerca di emozioni forti ed effimere al contempo, verso il soddisfacimento ora e subito di pulsioni e desideri, verso l’annullamento del benchè minimo progetto di vita proiettato nel futuro.
E’ vero infatti che per i giovani la situazione è molto difficile, che devono studiare e battersi per un futuro incerto e indefinito, caratterizzato da una crescente solitudine in famiglia (molti ragazzi sono veri e propri orfani di genitori viventi) e da una precarietà che in maniera angosciosa e minacciosa si staglia all’orizzonte. Ma perché rinunziare aprioristicamente alla propria testa, alla consapevolezza che l’impegno personale e la fatica sono necessari in ogni percorso individuale, alla natura, alla lettura, al cinema, al teatro, all’impegno politico, alla fede, alla creazione artistica? Perché chiudersi a modalità autentiche di incontro, di scambio, di socializzazione, e spingersi invece verso la droga e l’alcol, che null’altro sono se non la privazione della libertà, di quel libero arbitrio che deve regolare la nostra vita?
* Avv. Giuseppe Bommarito, presidente dell’associazione “Con Nicola oltre il deserto di indifferenza”



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