Teatro Vaccaj, Pd:
“I soldi ci sono, mai spariti”

TOLENTINO - Il gruppo consiliare si è sentito attaccato dalle dichiarazioni del sindaco Pezzanesi e si difende: "A bloccare i lavori sono la Sovrintendenza che ha trovato dei reperti archeologici nella zona e il patto di stabilità»
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Gli esponenti del Pd tolentinate Jacqueline Cesaretti, Marco Romagnoli, Bruno Prugni e Loredana Riccio

Gli esponenti del Pd tolentinate Jacqueline Cesaretti, Marco Romagnoli, Bruno Prugni e Loredana Riccio

di Marco Cencioni

«Vogliamo far sapere alla cittadinanza tolentinate come stanno veramente le cose in merito alla ricostruzione del teatro Vaccaj: siamo stufi di essere attaccati ingiustamente». Questa la presa di posizione degli esponenti del gruppo consiliare Pd.  «I soldi destinati al Vaccaj –  secondo il capogruppo Bruno Prugni – ci sono sempre stati e ci sono ancora». A sostegno di questa tesi ha presentato un’ampia documentazione, la quale attesta che dal 2010 ad oggi i fondi sono tuttora a bilancio. «La settimana scorsa il primo cittadino è ritornato a parlare del teatro Vaccaj tirando fuori la solita cantilena, recitata fin dal suo insediamento, che le amministrazioni passate hanno speso tutte le somme vincolate – afferma Prugni, spiegando i motivi che hanno spinto il suo gruppo a convocare la stampa – Speravamo che con il passare del tempo Pezzanesi facesse suo il ruolo di sindaco ma non è stato così, continua a scaricare tutte le difficoltà del proprio mandato sulle precedenti amministrazioni. Abbiamo più volte ribadito la verità e lo faremo ancora, anche se sappiamo che sarà inutile, confrontandoci con la maggioranza nel prossimo consiglio comunale. Oggi vogliamo fornire dei dati ufficiali, materiale non prodotto da noi ma preso in comune e che testimonia come stanno realmente le cose». I dati di cui parla Prugni sono le rendicontazioni delle disponibilità di cassa degli esercizi annuali dal 2010 al 2014, inviate dalla ragioneria tolentinate a quella provinciale dello Stato e alla presidenza del consiglio dei Ministri, soldi effettivamente presenti nelle casse del comune di Tolentino, somme vincolate alla ricostruzione del teatro andato distrutto in seguito ad un incendio il 29 luglio del 2008. «Più volte abbiamo utilizzato questi soldi, svincolandoli per anticipazione di cassa perché è consentito dalla legge. Si può usare una quota di queste cifre purché il fondo venga ricostituito integralmente al 31 dicembre di ogni anno – afferma Prugni – Non solo lo abbiamo fatto noi, ma anche lo stesso Pezzanesi ha fatto ricorso, giustamente, a questa prassi. Il primo rendiconto dell’attuale amministrazione registra, addirittura, la somma massima che il comune ha avuto a disposizione per il teatro Vaccaj, oltre 5 milioni di euro, e stiamo parlando del 2012, anno in cui il sindaco è entrato in carica a partire dal mese di maggio. Da quel tempo le somme sono scese perché sono iniziati i lavori, ma i soldi ci sono sempre stati. La scorrettezza politica inizia quando viene detto che i lavori sono fermi perché mancano i soldi. Questa non è la verità e il primo cittadino lo sa bene – prosegue Prugni – Le vere cause che li hanno bloccati sono da attribuirsi al fatto che la Sovrintendenza ai beni culturali ha trovato dei reperti archeologici nella zona e che il patto di stabilità ingessa, di fatto, i comuni».

Il teatro Vaccaj distrutto dal rogo

Il teatro Vaccaj distrutto dal rogo

«Noi, in considerazione del fatto che l’ente può spendere sempre meno soldi, pensavamo di non realizzare in proprio la caserma dei vigili del fuoco e che quella cifra, o una parte, poteva essere destinata alla ricostruzione del Vaccaj – sostiene il consigliere Marco Romagnoli – Il costo di un milione di euro avrebbe limitato oltremodo la capacità di contrarre mutui. Inoltre, sebbene l’immobile deve essere affittato al ministero dell’Interno, c’è sempre il rischio di un taglio dei presidi sul territorio. Per tali motivi avevamo pensato di fare realizzare la caserma a proprie spese e cura, su area comunale, ad un privato il quale l’avrebbe affittata al ministero. In questo caso, nell’ipotesi di taglio del presidio dei vigili del fuoco, il rischio sarebbe caduto su di lui e non sul comune che, pertanto, non avrebbe sprecato alcun soldo. Nel caso di scioglimento del rapporto locatizio con il Ministero era previsto un meccanismo per la cessione della terra al privato con ulteriore introito da parte dell’Ente. Ora invece il comune spende dei soldi, quando la possibilità di spendere è ridotta l’osso, e resterà con in mano un inutile capannone se un domani il Ministero dovesse decidere dei tagli». Infine, gli esponenti del gruppo consiliare del Pd pongono l’accento sull’aumento dei costi per le spese tecniche nonostante il cantiere sia fermo. «Quando i lavori sono fermi c’è sempre un costo, ma se le spese di ristrutturazione non sono cambiate non possono aumentare quelle tecniche che, dal 2011 al 2014, si sono alzate di 150 mila euro circa, passando dai 360 mila a 510 mila euro attuali – sottolinea Prugni – Inoltre, è stata assegnata la contabilità di cantiere a due geometri esterni, per una cifra di 19mila euro più oneri cadauno, quando prima la stessa funzione era svolta da uno dei tanti tecnici comunali. Non ci possono dire, quindi, che abbiamo gettato via milioni di euro – conclude il capogruppo Pd in consiglio – I soldi ci sono sempre stati e la cassa è stata ricostituita alla fine dell’anno come dicono le carte ufficiali».

 



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