Rapina e botte a due ragazzi,
“Salvatore Tringale non c’entra”
POTENZA PICENA - Il legale del catanese per il quale il Riesame ha disposto gli arresti domiciliari annuncia il ricorso in Cassazione: "Era presente ma è stato solo un testimone dei fatti"
«Farò ricorso in Cassazione, ritengono che non debba essere applicata nessuna misura cautelare a Salvatore Tringale, la sua condotta è del tutto estranea ai reati contestati di rapina e lesioni». Così l’avvocato Gian Luigi Boschi che assiste il catanese Tringale, 31 anni, residente a Porto Recanati, ritenuto uno dei cinque uomini che picchiarono e rapinarono due ragazzi davanti ad un bar di Porto Potenza. In un primo momento il gip aveva respinto la richiesta di custodia cautelare della procura, che però aveva fatto ricorso al Riesame chiedendo la detenzione in carcere per Tringale. Il Riesame aveva accolto la richiesta di misura cautelare, ma ai domiciliari (leggi l’articolo). «Anzitutto sono modestamente soddisfatto perché non è stata accolta la richiesta di misura in carcere – dice l’avvocato Boschi –. Comunque farò ricorso in Cassazione perché non condivido la misura cautelare. Quella notte si è trattato di una lite tra ragazzi, che tra l’altro avevano bevuto un po’ troppo. Ma Tringale al massimo era presente in qualità di testimone. Ed è dispiaciuto per il rilievo che è stato dato a questa vicenda, definita Arancia meccanica. Lui comunque è sereno». La vicenda risale alla fine d’ottobre del 2014. Quando fuori da un bar, secondo la procura, vennero aggredite due persone per ottenere il pagamento di un debito. Per quella vicenda sono stati arrestati i tre fratelli Cicciù (Domenico, Cataldo e Antonio) e l’albanese Kristian Ndrevataj, 20 anni (leggi l’articolo). Anche Tringale, a detta degli investigatori, avrebbe partecipato all’aggressione.
(Gian. Gin.)
