Rapina stile Arancia meccanica,
pronti i domiciliari per il quinto indagato
POTENZA PICENA - Due giovani erano stati aggrediti lo scorso ottobre davanti ad un bar e picchiati. Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della procura che chiedeva una misura cautelare anche per un'altra persona ritenuta coinvolta nella vicenda. L'uomo resta libero perché può fare ricorso in Cassazione

Il procuratore Giovanni Giorgio (primo sulla destra) nel corso della conferenza stampa per gli arresti dei tre fratelli Cicciù e dell’albanese Ndrevataj
Due uomini picchiati e rapinati fuori da un bar di Porto Potenza, il tribunale del Riesame accoglie il ricorso della procura e dispone una quinta misura cautelare (non ancora esecutiva) dopo i quattro arresti che c’erano stati agli inizi di marzo per quei fatti (leggi l’articolo). La procura circa un mese fa aveva infatti chiesto cinque misure in carcere, il gip del tribunale di Macerata aveva detto sì a 4 di queste, respingendo quella per Salvatore Tringale, catanese residente a Porto Recanati, ritenendo non vi fossero contro di lui i gravi indizi di colpevolezza. Da qui la decisione del procuratore Giovanni Giorgio di fare ricorso che il Riesame ha accolto disponendo gli arresti domiciliari e l’adozione del braccialetto elettronico per Tringale. Una misura che non è immediatamente esecutiva e l’uomo resta libero, perché i suoi legali possono fare ricorso in Cassazione. La vicenda risale alla fine d’ottobre dello scorso anno. Quando fuori da un bar vennero aggredite due persone per ottenere il pagamento di un debito. I due uomini, secondo la ricostruzione fatta dalla Squadra mobile di Macerata, sarebbero stati picchiati e uno di loro fatto salire in auto, portato fino a casa e poi gettato fuori con un calcio e la vettura portata via. Per questi fatti sono finiti in manette i tre fratelli Cicciù (Domenico, Cataldo e Antonio) e l’albanese Kristian Ndrevataj, 20 anni. Secondo gli investigatori all’aggressione avrebbe partecipato anche Tringale.
(Gian. Gin.)