Macellazione clandestina di agnelli
tra polvere e sporcizia
Traffico da 100mila euro al mese

OPERAZIONE EASTERNLAMB - Denunciati due allevatori di Mogliano e Appignano. Vendevano le carni sul mercato nero, sia a privati, che a comunità islamiche e ristoranti. 26 le carcasse di ovini rinvenute, ma ogni mese erano 600 gli animali "trattati" nei mattatoi improvvisati in garage e baracche

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Le carni di ovino rinvenute nei mattatoi clandestini

Le carni di ovino rinvenute nei mattatoi clandestini

macellazione clandestina 4

di Gianluca Ginella

Macellavano illegalmente centinaia di agnelli ogni mese, sgominato un traffico illecito di carni gestito da due allevatori, uno di Appignano e uno di Mogliano, che riuscivano a guadagnare mensilmente sui 100mila euro: entrambi sono stati denunciati. L’operazione Easterlamb (tradotto: agnello pasquale) condotta dal Corpo forestale del comando di Macerata insieme al Nucleo investigativo della polizia ambientale ha portato a scoprire un traffico di carni di agnello macellate clandestinamente e senza alcuna attenzione sanitaria, spesso in luoghi sporchi, e diretta sia ai consumatori privati, sia a comunità islamiche, sia a ristoranti (su questo sono in corso ulteriori indagini). Il traffico di agnelli era ingente e pare andasse avanti ormai da tempo. 26 le carcasse di agnelli scoperte nel corso dell’operazione che erano stati macellati illegalmente all’interno di aziende agricole, una di Appignano, l’altra di Mogliano, e che dovevano finire sulle tavole per il pranzo di Pasqua. L’operazione, coordinata dalla procura di Macerata e condotta dalla Polizia ambientale e dal Corpo forestale del comando provinciale di Macerata e delle stazioni di Abbadia di Fiastra, Camerino, Cingoli, Macerata, Recanati, in due settimane di indagini e appostamenti, ha consentito di sgominare il traffico illegale di agnelli macellati nella totale illegalità: all’interno di garage, container e baracche attrezzate con strumentazione fatiscente. Secondo quanto accertato dagli inquirenti uno degli allevatori ne macellava 50 a settimana, animali che uccideva in un garage, in mezzo a polvere e ragnatele, per poi trasferire le carcasse in un container.

Fossa in cui venivano buttate le interiora

Fossa in cui venivano buttate le interiora

Secondo gli investigatori venivano macellati 600 esemplari al mese dai due allevatori, il che fruttava loro sui 100mila euro. Macellazioni clandestine che consentivano di vendere la carne sul mercato nero ad un prezzo inferiore rispetto a quanto possono costare quelle uscite dai mattatoi autorizzati. Gli allevatori, entrambi di circa 40 anni, macellavano gli agnelli in locali privi di celle frigorifere per conservare le carni, sporchi, ossidati, con pelli e interiora di animali accatastate sul pavimento e macchie si sangue sparse ovunque. In uno dei mattatoi clandestini è stata anche sequestrata un ‘area di 200 metri quadrati dove, dentro una buca, erano state ammassate carcasse di pecora e i residui della macellazione. Non bastasse la sfilza di violazioni igieniche gli animali venivano uccisi in modo illegale, senza l’uso dello storditore, per evitare agli animali sofferenze peggiori. I due allevatori sono stati denunciati per macellazione clandestina (rischiano condanne fino a due anni e multe sino a 150mila euro). Il servizio veterinario dell’Asur ha partecipato alle operazioni di sequestro.


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