“Bond” non è un agente segreto
MACERATA - Troppo spesso, per i nostri risparmi e i nostri consumi, abbiamo a che fare con strumenti finanziari di cui non abbiamo la completa consapevolezza. Della scarsa educazione finanziaria ha parlato Umberto Morera in un incontro pubblico all’Università di Macerata
di Alessandro Feliziani
Tutti gli italiani nell’ultimo quinquennio hanno sentito pronunciare – spesso a sproposito – la parola “spread” e, nonostante l’abbiano ascoltata alla radio o alla Tv fino alla noia, pochi ne hanno compreso il significato tecnico. In questo caso poco male, lo spread alto c’era anche quando vivevamo ‘felici’ con l’inflazione della lira e nessuno ne parlava. Peggio, invece, è il fatto che la maggioranza della popolazione non conosca il significato di parole con cui ogni giorno viene sollecitata a risparmiare, ad investire, a consumare. Dalla pubblicità e dagli operatori finanziari sentiamo parlare di azioni, capital gain, bond (ovvero prestito obbligazionario), zero coupon, Cct, Ctz, Btp, Bot, derivati, warrant, fondi, tasso fisso o variabile, carta di debito o ricaricabile, rating, ribor, finanziamento a tasso zero, Tan, Taeg. Sono questi e molti altri ancora, i termini con i quali tutte le fasce sociali della popolazione hanno quasi ogni giorno occasione di imbattersi. Purtroppo oggi si consuma, si risparmia e s’investe senza avere un’adeguata educazione finanziaria e, anche quando c’è una sufficiente consapevolezza degli strumenti, manca la corretta educazione al comportamento da parte dell’individuo. “È proprio questo il difetto di fondo dei programmi educativi su questa materia”, ha detto Umberto Morera, professore di diritto bancario all’Università di Roma Tor Vergata, ritornato per un giorno all’Università di Macerata – dove aveva insegnato negli anni Novanta – per partecipare ad un incontro pubblico in aula magna sul tema “Educazione finanziaria tra modelli istituzionali e mondo reale”. Le nuove abitudini di vita e di relazione, caratterizzate da ritmi veloci e dalle continue evoluzioni tecnologiche, stanno influenzando sempre di più i consumi e di conseguenza – ha sottolineato Morera – cresce il bisogno di educazione nel campo finanziario.
Nella sua ampia trattazione, il docente ha evidenziato le diverse criticità dei programmi educativi, a cominciare dalla “omologazione” dei criteri di alfabetizzazione, informazione e comprensione degli strumenti a disposizione di risparmiatori e consumatori. Criteri che non tengono conto delle diverse fasce d’età (oggi anche i minorenni sono forti consumatori) e soprattutto delle variegate fasce sociali. Nel rimarcare come il metodo di educazione, per risultare efficace, vada sempre “ritagliato” sul destinatario, il professor Morera ha portato l’esempio di politiche educative messe in atto in America, dove attraverso le più popolari ‘telenovelas’ si aiutano molte famiglie ad acquisire la necessaria consapevolezza del consumo e delle varie forme di risparmio. “Anche l’eccesso d’informazione uccide la conoscenza” e la sovrabbondanza di comunicazione scritta su questo settore, ricca di tecnicismi, va a discapito della qualità dell’educazione finanziaria, che proprio per la vasta platea cui è rivolta avrebbe bisogno di meno parole e più esempi concreti.
Tra le criticità dell’educazione finanziaria che Morera ha evidenziato c’è anche l’incidenza a rendere “impazienti” i risparmiatori, i quali guardano al risultato a “breve termine” piuttosto che all’investimento sul “lungo termine”. Questa “miopia temporale”, che a volte porta a compiere anche scelte irrazionali, si traduce spesso anche in reazioni altrettanto irrazionali quando il risultato dell’investimento non è soddisfacente o addirittura negativo. L’obiettivo di una buona educazione finanziaria – ha voluto mettere in risalto Morera – deve essere quello di rieducare alla consapevolezza dei nostri reali bisogni. Cioè insegnare a riflettere su ciò di cui si ha vera necessità e su ciò che possiamo o non possiamo permetterci. Abbiamo bisogno – parafrasando il titolo di un libro di successo scritto a quattro mani dall’economista Richard Thaler e dal giurista Cass Sunstein – di una “spinta gentile”, cioè di un “pungolo” che ci indirizzi sempre verso la scelta giusta. La conferenza del prof. Umberto Morera – introdotta dai docenti dell’ateneo maceratese, Laura Marchegiani e Maurizio Sciuto – si è svolta nell’ambito di un programma d’incontri di approfondimento promossi dalla cattedra di Diritto commerciale del dipartimento di giurisprudenza. Il prossimo appuntamento è previsto per il 10 aprile. Relatore sarà Paolo Gubinelli, sostituto procuratore della Repubblica di Ancona, che parlerà sul tema “Impresa e criminalità economica”.

