Il circo Takimiri incontra
i ragazzi del convitto nazionale

MACERATA - Le classi 2A e 2B dell'istituto Leopardi hanno partecipato ai laboratori proposti dalla ricercatrice Lucia Granato in seno al progetto Luce: "L'obiettivo principale dell'approccio non è l'apprendimento delle discipline circensi fine a se stesso ma la promozione dello sviluppo individuale e sociale attraverso l’aumento dell’autostima e della fiducia negli altri"

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La 2A e 2B del convitto Leopardi di Macerata partecipanti al progetto Luce

 

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Lucia Granato con alcuni dei partecipanti ai laboratori di circo sociale

foto di Guido Picchio

Il laboratorio di arti circensi, nasce dall’intenzione di sperimentare un percorso di crescita originale, che ha come filo conduttore la volontà di sviluppare relazioni di fiducia tra i membri del gruppo. Si tratta di un metodo ludico, in cui gli alunni delle classi IIA e IIB del Convitto Nazionale imparano l’importanza dell’ “essere così come si è ” e non “come si appare”, sperimentando il desiderio della scoperta dei propri limiti e la voglia di andare oltre senza paura della sconfitta. Attraverso le diverse attività si incoraggia la loro creatività, l’autonomia, la socialità nonché nuovi modi di sperimentare il sé. Vengono perseguiti obiettivi educativi e didattici utilizzando un approccio pedagogico globale volto alla cooperazione piuttosto che alla competitività.

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Tresy Takimiri ha condotto alcuni dei laboratori di arte circense

Per questo è importante il lavoro dell’esperto mirato a creare un ambiente sicuro non solo fisicamente, quanto anche emotivamente. Un’esperienza formativa veicolata attraverso lo stimolante apprendimento della giocoleria, dell’acrobatica e clowneria. Arti circensi che in provincia di Macerata fanno rima con la famiglia Takimiri. Ulisse e Tresy, coadiuvati dall’artista Stefano Savio, sono stati gli istrioni del percorso con i ragazzi del Convitto Leopardi. Altro momento fondamentale è la “RODA” cui ieri mattina ha preso parte insieme ai ragazzi anche il sindaco Romano Carancini. “La Roda o cerchio di condivisione – spiega Granato- è parte integrante del circo sociale.

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Il rituale di condivisione crea un momento di complicità in cui tutti sono in armonia sia individualmente che in gruppo, approcciandosi in modo diverso per risolvere le questioni quotidiane o i momenti difficili della vita”. Il laboratorio si inserisce nel più ampio Progetto L.U.C.E. (Libertà, Unicità, Consapevolezza, Emancipazione) elaborato dalla Ricercatrice Lucia Granato, mirato alla conoscenza del sé e dell’altro, nonché alla prevenzione del disagio giovanile, che nasce spesso dall’incapacità o dall’inadeguatezza di esporre e comunicare il proprio malessere. Proprio in questi giorni, oltre ai laboratori promossi presso il Convitto Nazionale, prende il via il progetto “Il circo sociale” con la collaborazione del Circo Takimiri.

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“Il circo sociale , si riferisce ad un metodo che utilizza le arti circensi come mezzo per la diffusione della giustizia e del benessere sociale –precisa la Granato – favorendo la diffusione di nuovi strumenti pedagogici alternativi per lavorare con i giovani. L’obiettivo principale dell’approccio non è l’apprendimento delle discipline circensi fine a se stesso, ma la promozione dello sviluppo individuale e sociale dei partecipanti attraverso l’aumento dell’autostima e della fiducia negli altri”. “L’esperienza dei laboratori circensi – sottolinea La dott.ssa Marconi, Vicerettrice del Convitto – ha aperto ad ogni nostro alunno, la possibilità di conoscere e sviluppare le proprie capacità creative. Nel circo le differenze non sono un limite, ma una nuova possibilità da esplorare. Il mio profondo ringraziamento va agli artisti del circo Takimiri che hanno creduto nella valenza formativa del progetto, mettendo a disposizione la loro professionalità in forma gratuita.

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La Roda o cerchio di condivisione. Al centro Romano Carancini, Tresy Takimiri e Stefano Savio

 

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Il circense Stefano Savio durante i laboratori nella palestra del convitto

 


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