Attenzione ai social network,
“sfogo di pulsioni subumane”

L’autocritica del top manager di Twitter. Il “cyber-bullismo” è in crescita anche nel Maceratese, specie nel sesso fra giovanissimi. La Polizia postale? Preziosa, ma non basta
- caricamento letture

liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

L’uso della rete, dei social network (Facebook e Twitter, in prima fila) e dei quotidiani on-line, con un’immensa moltitudine di singole persone che “coram populo” si scambiano opinioni che un tempo restavano chiuse nel privato segna un progresso della partecipazione democratica alla vita sociale. Ne ero convinto anch’io e continuo ad esserlo, sebbene con qualche perplessità che ora trova conferma nelle seguenti parole: “Twitter è diventato lo sfogatoio delle peggiori pulsioni umane o subumane: aggressioni, insulti, molestie ad opera di violenti e frustrati”. Chi le ha dette? Non uno dei soliti e passatisti contestatori delle moderne tecnologie relazionali, ma Dick Costolo, il numero uno – il “top manager” – di Twitter, il social network che nel mondo vanta mezzo miliardo di utenze e quasi trecentomila “cinguettii” al minuto. Perfino lui, dunque, ha messo il dito su una piaga che purtroppo sta provocando episodi sempre meno rari non soltanto di violazione della “privacy” ma di squallida denigrazione delle persone. Il che si verifica soprattutto nella sfera sessuale e soprattutto ai danni di ragazze poco più che bambine.
Macerata non ne è immune. Dopo un anno di indagini la procura del tribunale dei minorenni di Ancona sta tirando le somme su un fatto accaduto in un centro dell’entroterra allorché una quindicenne fu indotta a un rapporto erotico da un amico sedicenne, un rapporto al quale, su invito di lui, assistettero altri tre ragazzi – 16, 16, 17 anni – al fine di scattare fotografie che poi finirono in rete e divennero di dominio pressoché pubblico. I quattro sono imputati di violenza sessuale e divulgazione di materiale pedo-pornografico. Sui loro nomi, su quello della ragazza e su quello della località si mantiene, giustamente, il massimo riserbo. Ma la sentenza, se e quando verrà pronunciata, sarà nota a tutti e mi auguro che pur nelle accortezze dovute all’età minorile sia severa, magari comprendendo qualche considerazione di carattere generale in sintonia con le parole di Dick Costolo. Senza demonizzare la rete e i social network, insomma, bisognerà trovare il modo di porre un limite non solo giuridico ma culturale e di costume a questo genere di attentati all’umano decoro. In Italia vi sono state ragazze che non hanno retto alla vergogna, si sono chiuse in casa, non sono più andate a scuola, sono in cura dagli psichiatri, alcune si sono addirittura suicidate. Giorni fa ho letto che in Lombardia una tredicenne è stata stuprata per sei mesi di seguito da cinque ragazzini di quindici anni, ogni volta, pare, col ricatto delle foto, e solo adesso ha trovato il coraggio di dirlo ai genitori.
Fra noi anziani circola l’idea che ciò dipenda dall’eccessiva precocità dei rapporti sessuali, un fenomeno la cui origine sta nei fermenti di emancipazione giovanile degli anni sessanta del secolo scorso contro un moralismo sessuofobico fino ad allora radicato in Occidente. E’ un’opinione, questa, che tuttavia non tiene conto dell’evolversi dei tempi, per esempio del fatto che i giovani si sono sempre più affermati come protagonisti del mercato e della moda, affrancandosi dalla tradizionale subordinazione ai genitori e dal principio per cui la maturità sociale e politica di cittadini inizia solo a partire dai diciott’anni (non è forse vero che a livello istituzionale sta prevalendo la tendenza di ridurla a sedici anni?). Ma in tutto questo non c’entra – o c’entra poco – il potere mediatico e relazionale di Internet, che, se riflettiamo sulle nefaste conseguenze di cui ho appena parlato, favorisce, semmai, un paradossale e antistorico riaffermarsi di quell’antica mentalità maschilista (altro che emancipazione!) per cui la donna è oggetto dell’arroganza padronale dell’uomo. E a tale regressione Internet sta fornendo, per sua oggettiva natura, un determinante contributo fattuale. Non voluto, però. Altrimenti sarebbe come dire che la colpa di tanti tragici attentati esplosivi è da attribuire ad Alfred Nobel, lo scopritore della dinamite, o che la colpa delle pubblicazioni pornografiche è da attribuire a Johann Gutenberg, l’inventore, nel Quattrocento, della stampa a caratteri mobili.
Fin qui, prendendo spunto dalle foto scattate e diffuse in oltraggio di quella ragazzina maceratese, mi sono limitato a riflettere sulla responsabilità involontaria e però decisiva di Internet nel campo dei rapporti sessuali, ma la clamorosa autocritica di Dick Costolo, il numero uno, ripeto, di Twitter, riguarda sì la sessualità ma si allarga anche alla calunnia, alla diffamazione e alla denigrazione di un’infinità di persone senza che esse possano opporvisi, se non con denunce destinate talvolta a naufragare per la difficoltà di risalire ai colpevoli. Questa piaga sociale si chiama “cyber-bullismo” (bullismo mediante Internet) e ad occuparsene, in Italia, è soprattutto la polizia postale, il cui compito sta nell’identificare i cellulari e i computer da cui sono partiti quei reati. Non sempre, ripeto, ci si riesce, anche perché i “cyber- bulli” più abili riescono talvolta a far perdere le loro tracce.
In un quotidiano locale l’ispettore Raffaele Daniele della polizia postale maceratese ha dichiarato che il fenomeno del “cyber-bullismo” sessuale è in crescita anche nella nostra provincia, l’anno scorso con una decina di casi ad opera di ragazzi e tre casi di adescamento ad opera di adulti eccitati dalle foto circolanti sui social network, in particolare su Facebook. Ma oltre alle indagini in rete, per l’inizio delle quali è indispensabile la denuncia di chi si ritiene offeso, il che avviene di rado per comprensibili ma non condivisibili ragioni di riservatezza, la polizia postale svolge anche opera di prevenzione entrando in contatto coi ragazzi in età scolare e spiegando loro le insidie di un’eccessiva “disinvoltura” nell’uso del web. A questo scopo il 10 di marzo giungerà a Macerata un Tir della polizia postale con uno show nel corso del quale si metterà in guardia contro tali pericoli.
Prevenire è meglio che curare, dice un motto di carattere sanitario. Ma nel caso del “cyber-bullismo”, e specialmente di quello sessuale, ancor meglio è reprimere, se non altro per l’esemplarità educativa della repressione. La polizia postale fa la sua parte. Anche la magistratura, però, si auspica che faccia tempestivamente la sua. E anche la scuola, senza trincerarsi dietro il timore che rivelare certe “inclinazioni” studentesche minacci il buon nome dei propri istituti. E anche le famiglie, nelle quali, per le medesime ragioni, si preferisce non sospettare, non vedere, non sapere, non chiedere aiuto. Ma, anzitutto, anche i social network, effettuando controlli su se stessi e impedendo, per quanto possibile, la diffusione in rete degli eccessi verbali e fotografici di chi li frequenta. Una cosa è sicura: se abbiamo a cuore la civiltà del nostro vivere sociale, vicende come quella della ragazzina maceratese gridano vendetta al cospetto di Dio.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X