Spaccio di droga nel Maceratese
Un affare in mano ad albanesi e calabresi
La strategia per aumentare la dipendenza
INCHIESTA - Sono loro, attraverso piccoli gruppi organizzati, a sedere nei piani alti dello spaccio di hashish, marijuana e cocaina nel nostro territorio. Con più principio attivo e prezzi bassi stanno aumentando l'assuefazione dei consumatori attraverso un vero e proprio piano di marketing. Convalidato l'arresto di Euglen Shehaj, che resta in cella: "I 28 chili di stupefacente? Non è mio, mi hanno offerto 2mila euro per tenerlo"
di Gianluca Ginella
Droga, il business di albanesi e calabresi nel Maceratese e nelle Marche. Sono loro a occupare i piani alti dello spaccio e ad avere avviato una vera e propria strategia di marketing per aumentare la dipendenza dei clienti e spingerli a consumare sostanze più pesanti. E’ in questo contesto che si inserirebbe anche il sequestro di 28 chili di marijuana messo a segno mercoledì sera dalla Squadra mobile di Ancona, con il coordinamento della procura di Macerata (leggi l’articolo).
L’AFFARE DROGA NELLE MANI DI ALBANESI E CALABRESI – Un affare grosso quello della droga che nelle Marche viene gestito, a livello alto, da gruppi organizzati di albanesi e calabresi, che a volte sono in contatto tra loro (questo ha cominciato ad avvenire negli ultimi 5 o 6 anni). In particolare si occupano di hashish, marijuana e cocaina. Mentre l’eroina è in mano ai pachistani.
Questo emerge da una analisi delle attività di indagine svolte dalla polizia nelle Marche negli ultimi anni con sequestri di ingenti quantitativi di droga (uno di questi, nel luglio dello scorso anno, è stato il rinvenimento da parte della Squadra mobile di Ancona di 70 chili di eroina nel porto della città dorica). Indagini e sequestri che puntano a contrastare, non solo il traffico, ma anche i tentativi di infiltrazione della malavita organizzata. Il sequestro di Recanati (che ha portato all’arresto dell’albanese Euglen Shehaj, 23 anni) mostra ancora una volta come il traffico grosso della droga nelle Marche sia in mano, non solo ai calabresi, ma anche a piccoli gruppi organizzati di albanesi che sono riusciti ad emergere e hanno preso contatti con loro connazionali, pesci grossi che vivono soprattutto in Lombardia e grazie a questi possono gestire un loro traffico di stupefacente. La droga rinvenuta a Recanati, da quanto emerge, potrebbe essere arrivava in Italia, provenendo dall’altra parte dell’Adriatico, via terra con una partita più grande e con il grosso del carico finito nel Nord Italia.
STRATEGIA DI MARKETING DELLA DROGA – Gli albanesi prediligono spacciare cocaina ma allungano le mani sullo spaccio di marijuana e hashish, perché hanno facilità a smerciarla. Questo deriva dal fatto che molti degli spacciatori sono giovanissimi e sono in contatto con i ragazzi, maggiori consumatori di hashish e marijuana e così per loro aprire un mercato dove spacciare è piuttosto semplice. In questo caso la piazza dello spaccio sono i locali e le scuole. Ma i trafficanti hanno predisposto una vera e propria strategia di marketing. Due i fattori. Il primo è l’incremento del principio attivo di hashish e marijuana, cresciuto, nel giro di 10 anni, del 10-15%, a volte del 20%. Questo comporta una maggiore assuefazione per i consumatori. Il secondo aspetto è la riduzione dei prezzi della droga, scesi del 20-25% nel giro di 5 anni e che ha consentito di accrescere il numero di clienti. Tutto ciò con lo scopo, programmato dai trafficanti, sempre in base ad una analisi delle investigazioni, di portare i ragazzi che consumano hashish e marijuana a iniziare, nel giro di 3 anni, ad acquistare cocaina. In questo modo i trafficanti vogliono garantirsi i clienti, fidelizzandoli. Ricavi tali, quelli dello spaccio, che consentono agli albanesi che fanno parte del giro “alto” di poter tornare in patria, dopo qualche anno, con un gruzzolo messo insieme con la droga e avviare attività imprenditoriali. Se albanesi e calabresi rappresentano il livello più alto dello spaccio nelle Marche, sotto di loro, pesci più piccoli, ci sono poi gli altri pusher, italiani e stranieri (compresi quelli che vivono all’Hotel House), che dai primi ricevono la droga: non direttamente, ma attraverso una serie di passaggi intermedi.
GIOVANISSIMI – Pusher giovani e acquirenti sempre più giovani sono una delle caratteristiche dello spaccio di droga nelle Marche, come spesso sottolineato dalle inchieste dell’avvocato Giuseppe Bommarito pubblicate da Cronache Maceratesi. Gli stessi 28 chili di marijuana sequestrati a Recanati erano destinati soprattutto a studenti e a ragazzi adolescenti. Le forze dell’ordine e la magistratura, vista l’età sempre più tenera di chi inizia a consumare droga ormai da anni chiedono l’aiuto di famiglie e delle scuole. Il consumo, poi, in provincia è elevatissimo: i 28 chili sarebbero stati venduti nel giro di qualche settimana. Gli stessi 15mila euro ritrovati a casa di Shehaj, secondo gli investigatori, sarebbero stati ricavati nel giro di 10 giorni, al massimo un paio di settimane. E se la base era a Recanati, la droga era destinata in tutta la provincia.
INDAGINI – Sul sequestro proseguono le indagini della Squadra mobile di Ancona, diretta da Giorgio Di Munno e coordinate dal procuratore Giovanni Giorgio. Gli investigatori sono al lavoro sia per scoprire i traffici che si nascondono dietro a quel sequestro, che sarebbe legato a correnti internazionali di spaccio, sia per frenare il fenomeno della vendita di stupefacenti che di anno in anno si sta facendo sempre più diffuso nella nostra provincia.
LA CONVALIDA – Per quanto riguarda l’arresto di Euglen Shehaj oggi si è svolta la convalida nel carcere di Camerino. Il giovane, assistito dagli avvocati Vando Scheggia e Marielvia Valeri, ha risposto alle domande del gip Enrico Pannaggi.
Sulla droga ha detto che «mi hanno offerto 2mila euro per tenerla, io avevo bisogno di soldi per aiutare mia madre e non me la sono sentita di rifiutare». Mentre sui 15mila euro trovati a casa sua ha invece riferito che «non sono soldi che derivano dallo spaccio ma è denaro che mi ha mandato mio zio perché deve acquistare un’auto». Il giovane ha detto che il denaro è stato prelevato in Albania e di avere la documentazione che lo prova. Il gip, al termine dell’udienza, ha deciso di confermare la custodia in carcere per Shehaj.





Già solo il fatto che qualche albanese diventi imprenditore a Tirana grazie ai vostri soldi, è motivo per smettere subito di drogarsi..
Qualche cannetta da giovani ce la siamo fatta tutti, ma guardando al passato ora, era sicuramente meglio se si pensava un po’ di più alla f–a….
La piaga della droga è pesante, è vero. Ma c’è, endemica, anche la piaga del fumo delle sigarette, benedette dallo Stato, il quale, ipocritamente, fa scrivere sul pacchetto: “Il fumo uccide”. E le fa vendere ai tabaccai in regime di monopolio.
Espulsione per quelli non Italiani che violano la legge NON si può non sono Jihadisti, quindi li teniamo e loro continuano a spacciare……la legalità! Per gli Italiani chi violano la legge dovrebbe essere dato il divieto di residenza……non capisco perchè calabresi che violano la legge debbano vivere nelle marche……divieto di residenza e di domicilio nelle marche……non si può è razzismo. Allora facciamoli santi subito……ed evitiamo di spendere soldi per processi inutili……..tanto patteggiano e domani sono di nuovo al lavoro. Poi qualcuno si chiede perchè in Italia si evade……per non sentirsi fessi!
Speriamo finisca presto questo neo-proebizionismo, ma d’altronde ci sono interessi concomitati tra mafie e parti dello stato (aiutati dalla disinformazioni di tutti quei privati che ruotano intorno alla gestione dei tossicodipendenti), d’altronde il fatto che siano 40 anni (ma forse piu’) che il problema e’ sempre essattamente allo stesso livello in tutto il mondo(anche i paesi dove vige la pena di morte per quei reati) dovrebbe essere sufficiente a dimostrare che la soluzione repressiva non funziona.
Magari piu’ soldi nella ricerca , per trovare sostanze di svago meno pericolose, potrebbe essere una buona strada ……sicuramente le spettacolari e inutili operazioni delle ffoo no.
@jaco: conosci qualcuno che commetta furti per comprarsi un pacchetto di sigarette? o conosci qualcuno che, “sotto gli effetti della nicotina”, abbia causato un incidente stradale? conosci qualcuno che abbia trasmesso l’Aids per colpa delle sigarette? ecco, solo alcune delle “leggerissime” differenze con il tabacco. Dopodichè, se vogliamo, distinguiamo pure tra droghe leggere e pesanti, ma finiamola con ‘sta pagliacciata di ricordare che si muore per il tabacco. Cosa vera, ma il fumare una sigaretta non comporta innumerevoli conseguenze illecite come invece fa la droga.
L’unica soluzione ragionevole al problema è la legalizzazione delle leggere e l’inasprimento della lotta alle pesanti.
@mr. xabaras: sotto l’effetto della nicotina no, ma dell’alcool si (e sono legalizzate entrambe).
In qualsiasi caso, se una bottiglia di alcolico ti manda all’altro mondo si può sempre far causa al produttore.
Nel caso degli stupefacenti a chi fai causa ? Allo spacciatore ?
Maglio legalizzare.