Piace molto la “Danza macabra” di Luca Ronconi

MACERATA - Raffinata la performance di Adriana Asti e Giovanni Ferrara

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Danza macabra

Danza macabra

di Walter Cortella

Procede alla grande la stagione di prosa del “Lauro Rossi” di Macerata con un testo sontuoso, il celebre Danza macabra di August Strindberg, un cupo dramma scritto nel 1900, tradotto e adattato per il teatro da Roberto Alonge, nella interpretazione di Adriana Asti, Giorgio Ferrara e Giovanni Crippa. La regia è di Luca Ronconi. Il sipario già introduce lo spettatore in quella che sarà la location della vicenda: un monumentale e isolato faro lungo un tratto brullo di costa, nell’Europa del nord. È all’interno di quel gelido avamposto che vivono Edgare sua moglie Alice. Sono sposati da venticinque anni, ma la loro esistenza è stata un fallimento. Lui, ufficiale dell’esercito, è ancora fermo lì, nel grado di capitano e non ha più alcuna speranza di ottenere una promozione, lei è un ex attrice che, in vista del matrimonio, ha abbandonato le scene, seppure con grande rammarico. Vivono isolati dal mondo, in una dimora grigia e fredda, resa ancor più tetra da un arredamento funereo e severo. I loro abiti sono rigorosamente neri. Le luci vivide. L’atmosfera è cupa, opprimente. Due piccole finestre poste in alto non migliorano certo l’aspetto dell’ambiente. E fuori ulula il vento, un vento così forte che i mobili si spostanoaddirittura da un lato all’altro della stanza. Una «trovata»  registica di grande impatto sullo spettatore. Il Capitano è «arrabbiato» con il mondo intero e fugge anche l’unica compagnia possibile, quella del dottore del luogo e dei suoi amici. I loro figli abitano lontano. L’unico contatto con l’esterno è assicurato da un vecchio apparecchio telegrafico che la stessa Alice ha imparato ad usare di nascosto del marito.

Giorgio Ferrara, il Capitano

Giorgio Ferrara, il Capitano

Danza macabra è un testo da sempre considerato, complice la misoginia del suo autore, icona di vita coniugale vissuta come un inferno domestico, nel quale moglie e marito si affrontano in un’aspra lotta quotidiana, cercando lo scontro decisivo per la supremazia sul partner, ma Ronconi propone una lettura più attenta del dramma, grazie alla quale i due finiscono per mostrarsi per quel che in fondo sono, una coppia a suo modo tranquilla. La loro storia inizia, infatti, con toni di misurata e formale cordialità coniugale. Finché non c’è «pubblico», la loro esistenza scorre su binari di relativa serenità, ma appena un estraneo entra nella loro vita allora entrambi si eccitanoall’istante, si animano esi calano ciascuno nel proprio personaggio. È quel che accade quando giunge Kurt (Giovanni Crippa), cugino di Alice, appena nominato Ufficiale di quarantena sull’isola. Il Capitano assumeil suo carattere vampiresco e Alice la sua natura satanica.

Giorgio Ferrara, Giovanni Crippa e Adriana Asti

Giorgio Ferrara, Giovanni Crippa e Adriana Asti

Due personaggi davvero tormentati. Entrambi, ognuno con le sue proprie armi naturali, «attaccano» subito il collo del timido Kurt, quasi a volergli succhiare la vita. Disorientato e terrorizzato dall’imprevedibile evolversi della situazione, Kurt fugge e la sua partenza riporta la coppia alla sua calma routine esistenziale. Decisamente interessante notare come la dirompente presenza di un «terzo» possa stravolgere il normale ménage familiare di una coppia. Non è un evento poi così improbabile. La versione di Ronconi alleggerisce molto la drammaticità del testo originale. Ci sono anche momenti in cui fa la sua timida comparsa un sottile humour nero che fa sorridere il pubblico. Il Capitano si cimenta addirittura in goffi passi di danza e più di una volta rimane bloccato in una buffa smorfia facciale, a causa di una crisi epilettica che peraltro non preoccupa affatto la moglie Alice. Anche lo stesso Kurt, con le sue movenze legnose, quasi da marionetta, contribuisce a sdrammatizzare la situazione.

Adriana Asti «Alice»

Adriana Asti «Alice»

Il folto pubblico del «Lauro Rossi» ha assistito ad una grande interpretazione di Adriana Asti e Giorgio Ferrara, due «mostri sacri» del teatro italiano, all’altezza della loro fama, alle prese con un testo di certo impegnativo. Accanto ad essi ha fatto la sua bella figura anche il bravo Giovanni Crippa. Interessante e d’effetto l’impianto scenico di Marco Rossi, impreziosito dalle luci disegnate da A. J. Weissbard. Azzeccati i costumi di Maurizio Galante. Fondamentale il contributo musicale, basato su brani di Harry Robinson (Lust for a vampire Laura is dead, Marcillais gone), di John Morris e Edvard Grieg (Pantomime L’Entrata dei Boiardi), per concludere con Danza Macabra Sound score di Hubert Westkemper.

 (Foto di scena di Luigi La Selva)


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