Sulle orme di padre Matteo Ricci
L’avventura in Cina
della 16enne Silvia Brachetta
MACERATA - La studentessa del liceo Linguistico Leopardi ha deciso di frequentare il suo quarto anno di superiori nella città di Chengdu grazie all'associazione Intercultura. L'orgoglio di sua madre Tania Ricci: "E' una grande prova, ma questa esperienza dà la possibilità a tutti di aprire la mente"

Silvia Brachetta con la famiglia cinese che la ospita a Chengdu
di Carmen Russo
Non è sicuro che nel sangue della 16enne Silvia Brachetta, figlia di Tania Ricci e Roberto, scorra il sangue dell’omonimo Padre Matteo Ricci, ma è certo che sia animata dallo stesso spirito d’avventura.
Grande coraggio e adattamento sono sicuramente gli ingredienti che contraddistinguono il viaggio di Silvia che ha scelto di raggiungere l’altra parte del mondo: la Cina. Studentessa al quarto anno del liceo Linguistico Leopardi di Macerata, Silvia ha scelto di intraprendere la via dell’Oriente già dai suoi studi rientrando nel primo corso di lingua cinese per le scuole superiori. Ma a spingerla verso un’esperienza tanto unica quanto irripetibile è stato anche merito della sua famiglia che l’ha incoraggiata a lasciare casa e proiettarsi non solo in un altro Paese ma in una cultura, quella cinese, a volte del tutto opposta a quella italiana.
Grazie anche all’esperienza della sorella maggiore Martina che nel 2009 ha trascorso un anno scolastico negli Usa e non ultima all’offerta formativa proposta dall’associazione AFS Intercultura – che ha un centro locale a Macerata composto da diversi volontari, che curano i test iniziali per le selezioni e i corsi di preparazione per i ragazzi e i genitori , Silvia è riuscita a raggiungere il continente giallo e più precisamente Chengdu,capitale della provincia del Sichuan, la regione dei Panda, a sudovest della Cina.
Ed è così che la sedicenne Silvia Brachetta è riuscita a raggiungere il continente giallo.
A raccontare come si svolge la vita della giovane studentessa, sua mamma Tania Ricci, che lavora come amministratrice in una azienda, di mentalità sicuramente aperta e di larghe vedute per le figlie. La sorella maggiore di Silvia, Martina ha avuto la possibilità di fare lo stesso percorso, negli Usa.
Silvia, invece, ha raggiungo Chengdu, capitale della provincia del Sichuan a sudovest della Cina, dove sta frequentando una scuola in periferia. La giornata inizia presto, alle 7, e ogni mattina Silvia e i suoi compagni fanno un bel giro di campo prima di cominciare le lezioni. I primi tre mesi c’è stata per tutti gli studenti stranieri una full immersion nella lingua cinese con lezioni di scrittura e ascolto.
Da qualche tempo Silvia, che ha incontrato nella scuola di Chengdu altri tre ragazzi italiani e quattro thailandesi, ha iniziato a frequentare le lezioni degli altri studenti cinesi. A metà mattina c’è la ricreazione, che non è come quella italiana, ma è l’occasione per fare altri esercizi ginnici, poi ancora lezioni di inglese, pranzo e self time – tempo per studiare autonomamente – poi le lezioni del pomeriggio, una cena veloce verso le 18 e studio fino alle 21 prima di tornare nelle proprie stanze, nella scuola “abbastanza spartana” come la definisce la madre Tania.
Una routine dalle 16 della domenica alle 16 del sabato: un solo giorno libero, tanto atteso, per tornare nella casa della famiglia Yin che ospita Silvia, dove dorme insieme alla sua coetanea compagna di classe, in un solo letto insieme alla sua sorellina cinese Qinlan, sua coetanea e compagna di scuola alla quale vuole già molto bene. La tv si vede con il cappotto perché a Chengdu non si usano i termosifoni, nonostante la temperatura stagionale sia come quella europea. Anche se da qualche giorno, dopo aver insistito, sono riusciti ad avere l’aria calda nelle stanze della scuola per un paio d’ora al giorno a partire dalle 21. L’acqua, inoltre, non è potabile e per dissetarsi riempiono delle borracce tramite dei contenitori d’acqua situati nella scuola. I ragazzi devono tenere pulita la loro aula tutti i giorni, ma si divertono andando a cantare il karaoke, un passatempo molto comune tra i cinesi, popolo molto cordiale, rispettoso e che, nonostante a volte non esprimano le loro idee sinceramente e siano molto consenzienti verso il sistema, riescono ad essere ospitali e fanno il possibile per far sentire gli stranieri a proprio agio.
Sette ore di fuso orario e scarsa la possibilità di utilizzare i mezzi di comunicazione tipici dei giovani. Non è decisamente una vacanza, ma sicuramente è una grande occasione per la maceratese Silvia Brachetta, che quest’anno salterà le feste di Natale e posticiperà il Capodanno, che in Cina è a gennaio.
«Ha la tipica incoscienza della giovane età e per questo è più aperta e più adattabile – commenta sua madre Tania – Mi ha raccontato di aver mangiato le cavallette, di essersi abituata a mangiare la zuppa d’alghe a fine pasto e il peperoncino, che la prima settimana le faceva venire addirittura le lacrime, il tutto rigorosamente con le bacchette». Il cibo preferito di Silvia sono i baozi, una specie di raviolo ripieno di verdura che mangia al mattino per colazione alla mensa della scuola.
Regole e usi diversi lontano dalla famiglia, con la quale ci si sente solo grazie ai nuovi mezzi, ad esempio la messaggistica istantanea come WhatsApp.
«La scorsa settimana i ragazzi di Intercultura sono stati in gita nello Yunnah in sud – continua la signora Ricci – e Silvia non ha dato sue notizie per giorni. Io sapevo che era sinonimo del fatto che stava bene e quindi non mi sono preoccupata. Questa è una grande prova anche per noi genitori, che dobbiamo abituarci all’assenza, ma ci dà la possibilità di essere più aperti mentalmente e di imparare attraverso le loro esperienze. La richiesta di andare all’estero si è molto rafforzata nei ragazzi con gli anni, ma spesso sono i genitori a non essere pronti escludendo ovviamente le difficoltà finanziarie, perché si pensa sempre che non se la caveranno o che non siano autonomi e in effetti siamo considerati uno dei paesi “più mammoni” nel mondo. Per la mia piccola esperienza posso confermare che anche se con difficoltà i ragazzi sono molto più pronti e autonomi nel momento in cui si trovano soli e bisogna dare loro più fiducia».
Ed è così che piccoli Maceratesi nel Mondo crescono! (Segui la rubrica a cura di Maria Cristina Pasquali)








Carla lo sapevi ????
sì sì, lo sapevo! Che coraggio, la mia Silvietta!!!