La tragica fine di Aisha
e i circhi con gli animali

Le opposte versioni del “Miranda Orfei” e delle associazioni animaliste. La crisi del principio di legalità. Alcune riflessioni sugli animali domestici
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

L’incidente lungo la strada Villa Potenza-Montecassiano nel quale ha trovato la morte l’ippopotamo Aisha, una femmina di nove anni e quindici quintali di peso, ha suscitato grande impressione fra la gente non solo maceratese, tanto che la notizia ha avuto un largo spazio nei giornali e nelle televisioni nazionali. Gli italiani nutrono dunque un particolare amore per gli ippopotami? Non credo. Il vero motivo è che questa vicenda ha alimentato il già infocato dibattito fra i favorevoli e i contrari alle associazioni che da anni si battono per la chiusura dei circhi con animali.

L'ippopotamo Aisha in uno spettacolo del circo Orfei

L’ippopotamo Aisha in uno spettacolo del circo Orfei

La povera Aisha apparteneva al circo “Miranda Orfei”, i cui spettacoli sono in corso nel Centro Fiere di Macerata, a poca distanza dal luogo dell’incidente. E, stando alle dichiarazioni dei gestori del circo, sarebbe stata fatta dolosamente scappare dal riparo in cui si trovava con un blitz di ignoti “animalisti” che non si sarebbero limitati a manomettere le reti di recinzione ma l’avrebbero dapprima sedotta con del cibo e poi spaventata per indurla a fuggire, di corsa e lontano, fino a quella strada fatale. L’incursione avrebbe colpito anche altri animali – dromedari, struzzi, una zebra – che però, essendo rimasti a vagare lì intorno, è stato semplice, più tardi, riportarli senza danni nelle loro abituali dimore. Fin qui la tesi dei circensi. E quella opposta? Ben sette associazioni marchigiane di “Amici degli animali” sono intervenute definendo “fantomatica” la presunta incursione di loro esponenti, insistendo con forza sull’urgenza che il governo e il parlamento vietino questo genere di circhi e aggiungendo che già l’anno scorso il “Miranda Orfei” fu condannato dal tribunale di Como per le cattive condizioni in cui si trovavano i suoi animali. Qual è la verità? Fra una versione sin troppo minuziosa e una che lo è troppo poco, l’unico fatto incontrovertibile, per ora, sta nella morte di Aisha, nella distruzione dell’auto che l’ha investita e nelle lievi ferite del conducente.

L'ippopotamo investito a Villa Potenza  (foto Picchio)

L’ippopotamo investito a Villa Potenza (foto Picchio)

Resta comunque che i circhi con animali sono consentiti dalla legge – e ricevono anche contributi statali – purché questi loro ospiti involontari siano nutriti adeguatamente, vivano in ambienti igienicamente sani e vengano addestrati e usati negli spettacoli con sistemi che non procurino gravi sofferenze. A tale scopo vi sono controlli periodici effettuati da organi dell’amministrazione pubblica. Controlli che non riguardano solo i circhi, come dimostra un’ammenda di ben quattromila euro inflitta a un ristoratore fiorentino che adagiava sul ghiaccio le aragoste vive per mantenerle fresche e quelle ne pativano assai. Questa è dunque la situazione sotto il profilo della legalità, il rispetto della quale è troppo spesso dimenticato o disprezzato nell’Italia di oggi. E chiunque si fa giustizia da solo deve sapere che sta perpetrando un reato. La qual cosa dicasi, ad esempio, anche per gli oppositori al traforo dell’alta velocità in Val di Susa, i cui cantieri vanno avanti per legge e quando li si danneggia si viola il codice penale. Il che, a prescindere dai loro magari condivisibili principi ideali, vale per gli “antitav” e vale anche per gli “animalisti”.

L'auto distrutta dallo scontro con l'ippopotamo (foto Picchio)

L’auto distrutta dallo scontro con l’ippopotamo (foto Picchio)

Ma adesso la pianto con queste considerazioni che in una società civile dovrebbero essere ovvie e purtroppo, nello stato in cui è ridotta la nostra, lo sono sempre meno o paiono persino assurde. La pianto e parlo degli ippopotami in generale, ossia dei “cavalli di fiume” come li chiamavano gli antichi greci. Essi provengono tutti dall’Africa, sono erbivori, sono anfibi (riescono a stare mezz’ora sott’acqua), sono agili nonostante il peso e se minacciati diventano feroci (ne sanno qualcosa i leoni che tentano di sbranarli per cibarsi della loro abbondantissima carne e finiscono per essere a loro volta sbranati da mascelle fornite di formidabili denti fra cui spiccano un paio di canini che possono raggiungere il mezzo metro di lunghezza). Per quanto riguarda l’estetica, va infine detto che le loro fattezze non corrispondono all’idea di bellezza comune a noi esseri umani. Sono, insomma, bruttini.

I tendoni del circo Orfei al campo Boario di Villa Potenza

I tendoni del circo Orfei al campo Boario di Villa Potenza

Per tutte queste ragioni mi chiedo quale può essere l’utilità, per un circo, di servirsi di loro. Farli volteggiare sui trapezi? Impossibile. Fargli compiere vorticosi giri di pista con in groppa avvenenti cavallerizze? Impossibile. E allora? Forse soltanto mostrarli al pubblico, come testimonianza dei capricci di madre natura. Del resto, in virtù della loro monumentale goffaggine, gli ippopotami suscitano una specie di cordiale allegria, tanto che in “Fantasia”, il celebre film a cartoni animati di Walt Disney recentemente riproposto in tv, essi interpretano con succinti gonnellini rosa la “Danza delle ore” di Ponchielli, e nella pubblicità televisiva ha successo un ippopotamo – “Happy Hippo” – che in compagnia di un cane reclamizza le squisitezze di certi prodotti alimentari da supermercato.
Concludo con alcune stravaganti curiosità mie personali. Pur essendo perfettamente d’accordo con lo spirito delle disposizioni di legge che vietano il maltrattamento degli animali, mi chiedo infatti se ciò debba valere per tutti gli animali, quelli selvatici e quelli domestici, nel rispetto delle loro caratteristiche naturali. E vengo ai cani, verso i quali noi nutriamo affetti a dir poco fraterni (qui lasciatemi imitare quell’assiduo commentatore di Cronache Maceratesi che usa citare i sonetti romaneschi del Belli: “Er cane? A mmé cchi mm’ammazzassi er cane / è mmejjo che mm’ammazzi mi’ fratello”). Ma è compatibile con la loro natura tenerli incatenati a guardia delle nostre case? E lo è addestrarli – severamente, proprio come avviene nei circhi per gli altri animali – a compiere esibizioni che per loro sono del tutto innaturali? E sono naturali, per loro, i guinzagli e le museruole? E lo è imporre le nostre afe estive agli “Husky”, che per originaria natura sono cani siberiani da slitta? E imporre i nostri rigidi inverni ai “Levrieri dell’Azawackh” che sempre per originaria natura provengono dal Sahara del Niger? Stravaganze, le mie, e con una punta d’ironia. Me ne rendo conto e immagino che i lettori non le prenderanno sul serio. Ma, a pensarci bene, qualche pur vaga riflessione potrebbe non essere del tutto strampalata.

 



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