Un Pinocchio “impegnato” chiude il Festival Macerata-Teatro

Applausi per la esibizione della Compagnia Teatro Finestra di Aprilia. Domenica 30 novembre le premiazioni

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Andrea Aquilini «Pinocchio»

Andrea Aquilini “Pinocchio”

di Walter Cortella

Con l’esibizione della Compagnia Teatro Finestra di Aprilia, si è conclusa la fase competitiva del 46° Festival Macerata-Teatro. Nel corso di sette serate altrettante formazioni, in rappresentanza del fior fiore del teatro amatoriale italiano, si sono date battaglia sul palcoscenico del “Lauro Rossi” e una sola di esse si aggiudicherà l’ambito premio finale, sulla base del voto espresso dal pubblico. Valutando gli spettacoli finora visti, c’è da credere che la lotta sarà veramente serrata e che i distacchi in graduatoria saranno dell’ordine del millesimo di punto, a riprova della loro altissima qualità artistica. Per la sua esibizione alla kermesse maceratese, la formazione laziale ha messo in scena il suo «pezzo forte», un originale Pinocchio, ispirato alla nota favola di Carlo Collodi, ma rivisitato per l’occasione da Raffaele Calabrese, giovane regista che predilige la sperimentazione. Diciamo subito che questo non è un Pinocchio per bambini. È uno spettacolo che offre al pubblico un interessante spunto di riflessione. Il terribile Mangiafuoco sta preparando il solito spettacolo di marionette che va in scena ormai da dodici anni. La formula è quella del teatro nel teatro. Molte le contaminazioni, vera cifra stilistica del lavoro, che hanno modificato e arricchito il testo originale.

Le «marionette»

Le “marionette”

L’intervento che colpisce maggiormente riguarda i costumi che, pur nella varietà tramandataci dalla iconografia classica, sono tutti bianchi a simboleggiare la condizione di purezza dell’animo del fanciullo che nella prima fase della sua esistenza vive totalmente immerso nel rassicurante mondo delle favole. Ma è inevitabile che egli, prima o poi, passando alla successiva fase adolescenziale, entri in contatto con la realtà, spesso tutt’altro che bella. È questo il momento in cui il fanciullo, crescendo, intraprende la sua impari lotta quotidiana con tutto ciò che gira intorno a lui, ma nel modo sbagliato. Conosce il male, impersonato sulla scena dalla ragazza vestita di nero, con la sigaretta, simbolo del vizio.

pinocchioEppure qualcuno, mentendo sfacciatamente, continua a proclamare che tutto va bene. Il contrasto bene/male, vizi/virtù, verità/bugie, espresso dall’opposizione cromatica bianco/nero, nonché dalla gestualità dei protagonisti più che dalla parola, è il contenuto principale di questo riuscito allestimento teatrale. L’ex bambino scopre il mondo delle menzogne, degli inganni, delle ingiustizie, insomma il mondo delle bugie che fanno allungare il naso. Grande è la disillusione che vive ciascun essere umano quando cresce e si lascia alle spalle la propria infanzia, come lo è quella che ciascuno di noi vive scontrandosi con i tanti «Pinocchi» che ci circondano. Qui improvvisamente lo spettacolo di Mangiafuoco si interrompe. Gli attori di legno, presa coscienza di una nuova realtà, abbandonano i loro costumi di scena e con essi la condizione di marionette. Si emancipano diventando esseri umani, consapevoli dei propri diritti di cittadini. La contestazione contro il bugiardo potere costituito si fa provocazione e tutti in coro incitano a gran voce i presenti ad alzare la testa, ad unirsi a loro nella lotta contro le angherie e i soprusi.

Gli «attori»Il Pinocchio di Raffaele Calabrese, nato nel 2007, si è evoluto negli anni fino a diventare, in occasione del Festival Mondiale di Montecarlo del 2013, teatro di protesta ottenendo dal pubblico monegasco notevoli consensi, bissati ovunque nelle successive repliche. C’era molta attesa per questa originale pièce della formazione laziale che presenta due chiavi di lettura. Sul piano meramente artistico i ragazzi di Raffaele Calabrese, e lui stesso impegnato nel ruolo centrale di Mangiafuoco, sono stati magnifici. Hanno messo tutti in evidenza una notevole fisicità, una padronanza assoluta del corpo, un uso poliedrico della voce e un controllo totale degli spazi scenici. Non potendo citarli tutti, ci limitiamo a menzionare Andrea Aquilini, attore dotato di notevoli qualità espressive e di un fisico particolarmente asciutto. Superlativa la sua interpretazione di Pinocchio, ma i compagni non sono stati da meno. Sul piano dei contenuti, la lettura di Calabrese potrebbe incontrare qualche disapprovazione. Potrebbe non piacere, per esempio, quella provocazione finale rivolta al pubblico, ma il giovane regista ha già messo in conto una tale evenienza, anche se finora il pubblico ha accolto sempre con favore il suo spettacolo. Bisogna riconoscere che questo Pinocchio ha il grande merito di aver lanciato alla platea un significativo ed efficace messaggio di riflessione sociale sulle bugie che troppo spesso siamo costretti ad ascoltare.

 

Appuntamento con la premiazione del festival domenica 30 novembre alle 17.30, a seguire lo spettacolo “Punto G”, messa in scena teatrale e musicale della CTR di Macerata che prende corpo dalla produzione del Teatro Canzone di Giorgio Gaber.

(Foto di Maurizio Iesari)


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