Alcol e droga fra giovanissimi,
trasgressione o conformismo?

Lo “stile di vita” di una società che vacilla per molti altri aspetti, dal diffondersi dell’illegalità alla bassa qualità della politica
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

Sarà forse per il contrasto col mio recente soggiorno in un paese dove l’alcol è vietato ma al ritorno in Italia sono rimasto sconvolto dall’apprendere ciò che la domenica prima era accaduto in un paesino della provincia di Salerno, quando un ragazzo di 22 anni, in preda a un tasso alcolico superiore di ben cinque volte al consentito aveva percorso il centro abitato guidando un’auto di grossa cilindrata alla velocità di 134 chilometri orari e, sbandando, era piombato sul tavolino di un bar dove tranquillamente sedevano quattro ragazzi di 22, 16,15 e 14 anni e li ha aveva uccisi sul colpo (il quindicenne era suo fratello). Non è certo la prima volta – e non sarà l’ultima – che vite umane siano distrutte dall’alcol (in proposito, come vedremo, vi sono dati impressionanti e purtroppo in aumento), ma l’eco suscitata da quella tragedia aveva posto in ancor maggiore evidenza un fenomeno la cui gravità non può non preoccupare: la diffusione, cioè, di alcol e droga fra giovanissimi, perfino poco più che bambini.
L’Istat valuta che il due per cento degli undicenni si ubriachi almeno una volta. E il Ministero della Salute annuncia che sta diventando sempre più alto, nei pronto-soccorso ospedalieri, il numero dei ricoverati anche di giovane età per coma etilico. E che fra i morti per incidenti stradali il 37 per cento degli uomini e il 18 per cento delle donne erano in preda all’alcol. Che fare? Il ragazzo salernitano è stato formalmente accusato di omicidio volontario, ma è dubbio che tale imputazione regga a livello processuale. In sede parlamentare si pensa di inserire nei codici lo specifico reato di omicidio stradale, e, se sarà, ne vedremo gli effetti. Inoltre vi sono campagne pubblicitarie, specie in televisione, contro l’uso prematuro o smodato di alcol e contro le droghe. Bilanciate però, sempre in televisione, dalle fiction americane i cui protagonisti, in qualunque occasione, non fanno altro che mandar giù superalcolici. E altrettanto bilanciate dall’esaltazione – apprezzabile, per ragioni economiche – del successo mondiale dei nostri vini, uno dei pochi settori produttivi col vento in poppa (c’è un confine netto, però, tra un bicchiere e una sbornia, e tra una sbornia “una tantum” e l’alcolismo). Per gli stupefacenti, infine, prosegue il dibattito a livello mondiale sulla diversa pericolosità tra droghe leggere e droghe pesanti, con soluzioni legislative improntate alla liberalizzazione delle prime oppure al proibizionismo per tutte. Un dibattito sul quale mi astengo dal dire la mia per un difetto di conoscenza e di competenza.
Sta di fatto che a Macerata e in provincia l’ultimo mese ha registrato ben sette casi di overdose da eroina, tre mortali e quattro presi, come s’usa dire, per i capelli. E l’alcol? Notti fa, davanti a una discoteca di Porto Potenza, il personale di due ambulanze chiamate d’urgenza si è trovato al cospetto di una decina di ragazzi ubriachi fin quasi al coma, tanto da crollare a terra sopra il loro vomito. Il secondo episodio, di gravità assai minore e tuttavia tale da far ritenere che pure lì fossero in gioco diminuite capacità mentali per effetto di qualche sostanza, è accaduto a Macerata su un autobus in partenza dalla stazione delle corriere, a bordo del quale son saliti quattro ragazzini che hanno improvvisato un delirante spettacolo “porno” a parole e a gesti rivolto con toni provocatori agli altri passeggeri. I quattro, poi, sono scesi e non se n’è saputo più nulla. Ma la cosa, nel suo piccolo, fa pensare. Erano proprio “loro”, quei ragazzini, o il “loro” era stato trasformato da droga o da alcol?
Le reazioni, specie per il caso di Porto Potenza, sono state molteplici. C’è chi se l’è presa con le famiglie, che rinunciano al loro dovere educativo. Chi con la scuola, e per la stessa ragione. Chi con le forze dell’ordine, che non vigilano abbastanza. Chi con i baristi, che non rispettano il divieto di vendere alcol a minorenni. Intanto il procuratore capo Giovanni Giorgio ha aperto un fascicolo su quell’episodio e partecipando in prefettura a una riunione del comitato “Uniti contro le droghe” ha ripetuto un concetto da lui già espresso in altre occasioni: “Alcol e sostanze stupefacenti sono in aumento fra i giovanissimi e per affrontare il problema occorre, oltre all’azione penale, una più incisiva azione educativa” (leggi l’articolo). Come dargli torto? La realtà, tuttavia, è quella che è. E sarà pur vero che su ogni fronte si potrebbe fare di più e meglio, ma il problema è a tal punto in crescita che contenerlo o addirittura risolverlo si sta rivelando sempre più difficile.
E qui mi si lasci esprimere alcune opinabili considerazioni sullo stato attuale della nostra società. Un tempo, fin dagli ultimi decenni dell’Ottocento e negli ambienti dell’arte, l’alcol e la droga – soprattutto l’assenzio, una droga alcolica – erano considerati per un verso dei potenti stimolatori della creatività e per l’altro un modo individuale e “bohèmienne” di distinguersi dal perbenismo della gente comune. Questo secondo aspetto – la contestazione – prevalse a partire dagli anni cinquanta del Novecento, ancora nell’arte (la musica jazz e rock) ma in senso più ampio e“politico”, come “spirito rivoluzionario” – un giovanilismo trasgressivo, organizzato e diffuso – nel sogno di un mutamento radicale dei dominanti valori estetici, etici e sociali. Trasgressione, dunque. L’impeto di contestare e violare le “regole” cosiddette borghesi. Ciò, con alti e bassi, si è protratto fin quasi ai giorni nostri. E quando ci si drogava o ci si ubriacava era anche per essere “contro”, “sfidare” il mondo, battersi per l’utopia di un “impossibile al potere”, come tuonava un celebre slogan del “maggio parigino”.
E’ ancora così? Non credo, purtroppo. Ed è questa la cosa più pericolosa. Perché l’alcol e le droghe hanno via via perso il loro significato “trasgressivo” e stanno entrando a far parte di uno “stile di vita”. E non solo per i giovani (si pensi al crescente uso di cocaina fra maturi e affermati professionisti delle nostre parti, specie nelle zone del più vivace e arrembante litorale adriatico). Brutta bestia, questa. E per spegnerne o placarne i ruggiti temo che non bastino le leggi, la polizia, i carabinieri, i centri di recupero, i magistrati, la buona scuola, quando c’è, e le buone famiglie, quando ci sono. Tutti credono che l’alcol e la droga fra i poco più che bambini siano un fenomeno a sé, isolato e tale da suscitare unanime scandalo. No. Esso si sviluppa all’interno di un “modus vivendi” della società tutta intera, dove i comportamenti che un tempo apparivano “trasgressivi” si sono paradossalmente trasformati nel loro contrario, cioè in “conformismo”. E’ insomma la società stessa a trasgredirsi. E basti constatare il diffondersi dell’illegalità individuale e collettiva, il prevalere del denaro su ogni altro valore, la decadenza rissosa e autoreferenziale della politica, il frantumarsi in caste e corporazioni, un esasperato burocratismo che alimenta astuzie, favori e imbrogli, l’abbandonarsi a futili mode, la viscerale volgarità dei linguaggi, un “carpe diem” praticato senza alcuna visione del futuro. Tanti aspetti, fra i quali trova posto anche – e sempre più fra i giovani – l’espandersi dell’uso imitativo o emulativo di alcol e droghe. Per cui a volte sembra che sia la società nel suo insieme ad essere drogata o ubriaca. I veri “trasgressori”, oggi, sarebbero dunque le leggi, la polizia, i carabinieri, i magistrati, i centri di recupero, la buona scuola, quando c’è, e le buone famiglie, quando ci sono. Ma, ahimè, in una società che si sta “autotrasgredendo”. E questo – se, chissà come, non cambierà – toglie spazio a grandi speranze.



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