Arena, la memoria dei fondatori
lasciata ‘per scelta’ nel cassetto

SFERISTERIO - Il cinquantenario è stata la giusta occasione per raccontare la storia del grande teatro all'aperto. Tuttavia nessuna traccia di chi inseguì il sogno di dargli un'altra vocazione (il melodramma) e di chi, con abnegazione, riusciva a mettere in scena un'edizione dietro l'altra, nonostante il nodo delle risorse allora tutte sulle spalle del Comune. Da Guido Calogero ai suoi 'Amici della Lirica', ad Elio Ballesi, Giancarlo Quagliani, Luigi Sileoni e a Davide Calise, la lunga schiera dei 'dimenticati'. Ma il curatore della mostra sulle stagioni liriche, Antonello Di Geronimo avverte: "Preparo un libro per ricordare tutti". La vicenda legata al testimonial 'Martini' e il giallo della mancata prosecuzione di una sponsorizzazione che nell'86 procurò al festival fama mondiale

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Il ballerino Roland Petit, protagonista nel 1986 di Coppelia

di Maurizio Verdenelli

Mezzo secolo benissimo portati con il record di presenze – quasi trentaduemila (leggi l’articolo) – da quando, alla fine degli anni 80, la platea è stata ridotta dai lavori di restauro conservativo: dai cinquemila agli attuali duemilacinquecento posti. Il record dell’incasso -quasi due miliardi- è parimenti significativo e forse lo sarebbe stato di più, tanto da eliminare quel ‘quasi’, se in occasione del cinquantenario, in un anno, cioè, in cui pure i giornalisti hanno pagato il biglietto ‘di cortesia’, le autorità avessero rinunciato ai biglietti omaggio imitando il gesto di solidarietà dell’industriale Ercoli. Invece, sia Comune sia Provincia (i partners principale) non hanno ritenuto di adoperarsi per una esemplare spending review, che avrebbe avuto inoltre una chiara valenza morale. Non è un caso infatti che il malinconico fenomeno dello ‘scrocco’ è un fantasma che si agita addirittura da qualche decennio allo Sferisterio. Sperando in una crescita anche sotto questo profilo da parte dei ‘Palazzi’, è stata un’annata super. Bello e generoso il tentativo di recuperare la storia di un’arena che resta il brand di una città conosciuta all’estero ‘solo per quello’, il fiore all’occhiello che peraltro (molto prudentemente) la Dc a suo tempo non ostentava considerate le polemiche e soprattutto i problemi che puntualmente emergevano per mettere in scena la stagione lirica. Altri tempi, fu invece poi il Psi (bravissimo peraltro l’allora assessore Mandrelli) ed in queste ore il Pd, con un manifesto, a dare giusta enfasi ai successi dell’Arena.

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Benito Striglio con il conte Ascanio Calvi di Bergolo (Martini e Rossi)

Quelli della Dc del ‘cireneo’ sovrintendente-assessore Davide Calise era altri tempi dove il silenzio era sempre d’oro e la comunicazione poco conosciuta. Erano tempi, peraltro, nei quali il cartellone della stagione lirica -occorre dire- si conosceva appena un paio di mesi prima. Quando, cioè, la neve dell’inverno era scomparsa dall’ultimo tetto e il pesco cominciava a fiorire, Calise e Carlo Perucci, pionieri ed eredi di Guido Calogero, grande appassionato ed ‘anima’ degli Amici della Lirica, Elio Ballesi, Giancarlo Quagliani, Luigi Sileoni, i fondatori, si mettevano attorno ad un tavolo e cominciavano a fare le prime timide telefonate per sondare la disponibilità ‘last time’ dei possibili cast. Il budget era ben lungi dall’essere sufficiente, la coperta del comune invariabilmente corta. Tanto che gli Amici della Lirica, alla fine, mettevano loro mano ‘in saccoccia’ per tirare sino alla fine quella coperta. E non pretendevano omaggi.

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Carlo Cingolani, Bruno Mandrelli e Carlo Perucci

Erano tempi magri, tanto all’inizio del decennio ’80, qualcuno pensò pure a Silvio Berlusconi, allora socialista come lo era Perucci. Il Psi locale fornì il gancio. Ci fu un incontro brevissimo ad Arcore. “Lirica? Per carità, tutto in perdita” disse Berlusconi, imprenditore a tempo pieno che non pensava allora alla politica. Mi raccontò Calise: “Fu gentilissimo, rifiutò subito d’investire sullo Sferisterio, ma poi ci trattenne sul mondo dello spettacolo. Parlandoci di questo o quel protagonista. Ricordo che ebbe parole d’apprezzamento particolare per Gigi Sabani”.Venuta mena la speranza berlusconiana, ‘oscurati’ tradizionalmente dalla Rai, mandare in scena la lirica a Macerata era sempre un ‘miracolo0’. Tuttavia, con grandi sacrifici e risparmi, ogni volta, con splendida e malinconica ironia annotava Giancarlo Liuti, si scioglieva il sangue del San Gennaro maceratese allo Sferisterio.

sferisterio storia 6Invano si cercherebbero –ancora fino a ferragosto- quei nomi ‘in calce’ alle mostre ‘sul passato’ della stagione lirica: Calogero, Ballesi e &, i fondatori sono i grandi ‘invisibili’, i dimenticati nella commemorazione di questo cinquantenario dei record. Dice un appassionato: “E’ stato come mettere in mostra la Ferrari senza il dettaglio del motore”. Già, perché il ‘motore immobile’ dell’Arena sono stati proprio loro per i quali non c’è. Stata  neppure una riga…a piè di pagina o una piccola foto con didascalia. E nemmeno per ‘Fofo’  Pieroni, mirabile e generoso direttore di scena, che dava anno dopo anno ‘alla causa’ tutte le sue energie migliori tanto da consumarsi e forse morirne. Un eroe, tenero e formidabile, dello Sferisterio.

Davide Calise, primo sovrintendente della Stagione Lirica Maceratese

Davide Calise, primo sovrintendente della Stagione Lirica Maceratese

Dice Antonello Di Geronimo che ha curato con consueto talento la mostra sulle stagioni liriche: “E’ stata tuttavia una scelta: abbiamo voluto parlare unicamente dell’aspetto artistico dello Sferisterio. Quindi niente su amministratori, assessori. In una parola: sui politici. Sui fondatori penso comunque che darò alle stampe, già in autunno, un libro”. Un giusto ‘risarcimento’ a titolo esclusivamente personale anche se Calogero & C. esclusi dalla memoria ufficiale dell’anniversario, sono ampiamente ricordati e citati in un libro sullo Sferisterio, a cura di Elisabetta Perucci (figlia di Carlo) e Gianni Gualdoni presentato a palazzo Buonaccorsi con grande partecipazione. Naturalmente la storia del grande teatro all’aperto non ha mai obliato le proprie terrene divinità eponime ‘consacrando’ ai loro nomi piccole memorie lapidee all’ingresso. Appare dunque ancora più stravagante la dimenticanza in un amarcord storico, dove peraltro ha avuto la sua giusta rilevanza la dinastia dei fotografi Balelli cui si devono tante suggestive immagini degli esordi della stagione lirica, in particolare dell’Aida del ’21.

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Giovanni Spadolini

 

Forse una sottolineatura in più avrebbe meritato pure la stagione dell’86, il cui cartellone su sfondo bianco fu un evento eccezionale rispetto alle scelte grafiche prima e dopo che segnarono in quel decennio il melodramma in Arena. Un segno del passaggio di un testimonial d’eccezionale che avrebbe contribuito a cambiare la storia, legata come sempre ai finanziamenti, dell’Arena: Martini e Rossi. La perdita dell’aperitivo più famoso nel mondo fu un calice amaro, trangugiato peraltro imprevedibilmente da Macerata. Ricorda l’agente della casa maceratese, Benito Striglio: “L’indimenticabile Franco Simoncini (caffè Mercurio e poi Venanzetti) mi chiese anche a nome di altri amici, d’interessarmi ad una possibile sponsorizzazione. Mi disse che sarebbe bastato anche ‘solo il nome’. Promossi un incontro a Torino. Non ne sortì nulla perché mi fu detto che in realtà la richiesta era di circa un miliardo. Ma il direttore delle  promozione, il conte Ascanio Calvi di Bergolo -antica stirpe sabauda legata all’ex famiglia reale- aveva a cuore quello che chiamava ‘Il festival di Macerata’ ed apprezzava da tempo le stagioni che si tenevano in Arena.

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Pippo Baudo

Così, alla fine, quasi in extremis venne raggiunto un accordo che prevedeva 150 milioni di lire e l’intervento per vari eventi: acquisto biglietti di prima classe per i nostri clienti marchigiani, accoglienza e serate-evento a Villa Quiete, allora diretta da Bernardo Cherchi. In cambio Martini chiedeva di essere main sponsor, accedendo solo ad accogliere a fianco al suo, unicamente il logo della Cassa di Risparmio di Macerata, da sempre mecenate della Stagione. Non ci fu nulla da fare per Romcaffè anche se fu apprezzata la collaborazione del dottor Severini -l’azienda offrì gratuitamente il ‘caffè’ al banco in tutte le serate della stagione. E non ci fu nulla da fare per la Lube. Una sera, da ‘Secondo’, un dirigente (a me ignoto) manifestò con me tutta la sua amarezza per l’esclusione dell’azienda di Treia, apprezzatissima peraltro per i suoi puntuali contributi dal sovrintende Calise. Ne parlai con il conte Calvi. Lui mi ribadì la filosofia aziendale di un marchio famoso in tutto il mondo”.

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Arnaldo Forlani ospite allo Sferisterio con l’ex sindaco Giuseppe Sposetti

Come andò, quell’estate? “Benissimo. Vendemmo tante bottiglie (dietro ad ogni sponsorizzazione c’è prioritario l’interesse commerciale), la ‘terrazza Martini’ e cioè il locale che affittammo in Galleria del Commercio si rivelò all’altezza del ruolo promozionale, le serate di gala furono eccezionali con grandi artisti internazionali, protagonisti di primo piano della vita italiana, politici (fu pure superato un problema di vicinanza tra un deputato della sinistra ed Almirante), direttori di giornali e via elencando. Da Torino, Martini inviava in  continuazione dirigenti e funzionari. Macerata e lo Sferisterio erano entrati nell’orbita dell’aperitivo più famoso del mondo”. Perché finì tutto? Fu un piccolo giallo mai ‘penetrato’ sino in fondo? Lei ne sa qualcosa? “Mah! L’accordo prevedeva quell’anno ‘di prova’ e poi la prosecuzione per tre anni con benefici maggiori per lo Sferisterio. Tutto sembrava essere andato bene. Io feci il mio rapporto come uomo ‘sul posto’. Poi all’improvviso ci fu gelo. Veramente non ho mai saputo perché. Il conte Calvi si dimostrò molto dispiaciuto, ma pure lui non poteva farci niente… I conti sono conti, come noto”.

E Benito, enigmaticamente, sorride.

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Franco Simoncini


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