Il «Giardino» delle Nina’s

MACERATA - Un originale allestimento chiude la stagione del «Lauro Rossi»

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il-giardino2di Walter Cortella

La stagione di prosa del Lauro Rossi si è conclusa con un classico della letteratura teatrale russa, «Il giardino dei ciliegi», scritto da Anton Čechov e rappresentato per la prima volta a Mosca nel 1904, pochi mesi prima della morte dell’autore. Ma per questa ultima rappresentazione della stagione organizzata dall’Amat, il dramma di Čechov ha subito un adattamento particolare. La regia porta la firma di Francesco Micheli, l’apprezzato direttore artistico dell’Arena Sferisterio, il quale ha messo in scena una riduzione dell’opera ad atto unico che, pur rispettando il testo nella sua essenza, risulta senz’altro più godibile per il pubblico. Ne ha ritoccato leggermente il titolo che diventa «Il giardino delle ciliegie» ed ha aggiunto un eloquente «Étude pour un vaudeville en travesti plein de paillettes» per dare una connotazione  immediata allo spettacolo che per un verso è tradizionale ma per un altro è decisamente originale, direi quasi dissacrante. Micheli, infatti, affida tutti i ruoli ad interpreti maschili. Ecco, allora, che i personaggi creati da Čechov parlano con voci dal timbro profondo, hanno fisico atletico, braccia pelose e muscolose e silhouttes non certo eteree. Il trucco è pesante e volutamente esagerato, l’incedere è incerto, su tacchi alti come trampoli.

il-giardino4Sulla scena si esibisce la Compagnia Nina’s Drag Queens, una formazione composta da sei simpatici giovanotti che con grande senso del humour danno vita ad altrettanti personaggi che riescono fin dalle prime battute a divertire il pubblico e a meritare il suo caloroso applauso finale. Questa versione del «Giardino», una coproduzione con l’ATIR Teatro Ringhiera e l’Accademia milanese di Brera, ha il grande pregio di mettere finalmente in evidenza la sottile vena umoristica di Čechov, non sempre colta dagli spettatori e non solo. Le cronache ci dicono che l’autore aveva concepito l’opera come una commedia poiché contiene alcuni elementi di farsa e che il geniale Stanislavski, regista della «prima» del 1904, la diresse addirittura come una tragedia. Possiamo immaginare la delusione del povero Čechov! Sta di fatto che dopo quella produzione iniziale, i successivi registi hanno dovuto fare i conti con questa duplice natura del «Giardino». Infrangendo una vecchia consuetudine, questa volta mi astengo dall’esporre la trama dell’opera, preferisco parlare invece dei suoi interpreti. Chi sono i performers applauditi al Lauro Rossi? Sono attori e danzatori dalla solida preparazione artistica, che hanno trovato nel personaggio «Drag Queen» la chiave espressiva per portare avanti una loro idea di teatro.Per chiarire meglio che cosa significhi essere «Drag Queen» cito due passi del loro «pensiero»: “Non rappresentiamo tanto il femminile, quanto la forma del femminile, l’immagine della donna prima che la donna. Cerchiamo di afferrarne le piccole e grandi frenesie, gli eccessi, il sentimento nascosto. E se prendiamo in giro la purezza di quel sentimento, è per renderlo ancora più visibile sulla scena, per renderlo vero.” E ancora: “Il nostro lavoro assomiglia a quello del clown: indossiamo un costume, una maschera di trucco, andiamo a toccare la comicità, spesso rischiamo il ridicolo. Ma, come accade per la vera clownerie, non si tratta solo di questo: una Drag Queen, per come la intendiamo noi,deve poter far ridere, sì, ma anche emozionare, turbare, e perché no, commuovere.”

il-giardino1La Compagnia, nata nel 2007 a Milano presso il Teatro Ringhiera per iniziativa dell’attore Fabio Chiesa, è guidata da Francesco Micheli, artista poliedrico, ben noto al pubblico maceratese. Partendo dal genere della rivista e dell’happening performativo, le Nina’s Drag Queens sono approdate progressivamente a uno specifico teatrale. Dopo Spanish Nostalgia, La filosofia del Boudoir, Tra(ns)viata, Nina’s Radio Night sono arrivate solo di recente alla rappresentazione di classici, appunto con «Il Giardino delle Ciliegie». La Compagnia è attiva anche sul fronte della formazione: dal 2009 propone laboratori per chiunque, uomo o donna, professionista o amatoriale, voglia provare a stare su un palco nei panni di una drag queen. Grazie alle Nina’s abbiamo assistito ad uno spettacolo diverso dal solito, 83’ di umorismo raffinato, reso ancor più gradevole dalla esecuzione di canzoni eseguite in playbacke tratte dal repertorio di famosi cantanti, da Mina a Patty Pravo, a Lucio Battisti e da musiche tradizionali russe, come la celebre Kalinka. I brani musicali sono assolutamente attinenti al testo. Favorevoli i giudizi della critica. Fausto Malcovati su Hystriosi è espresso in questi termini: “Basta con i piagnistei. Oggi finalmente Čechov fa ridere. Un Čechov, certo, come non lo avete mai visto”. In effetti…

Ho seguito con particolare attenzione le singole performances di Gianluca Di Lauro (Varja), Lorenzo Piccolo (Ljuba), Ulisse Romanò (Firs), Alessio Calciolari (Anja), Sax Nicosia (Šarlotta) e Stefano Orlandi (Duniasa): sono stati impeccabili. Ogni gesto, ogni movenza, anche la più lieve,è assolutamente carica di femminilità. Bellissimi i costumi di Giada Masi. Una esibizione di primissima qualità, con la quale il «Lauro Rossi» ha chiuso alla grande la sua stagione di prosa.

(Foto di Lisa Conti, g.c. da T.O.C. di Fabio Ridolfi).

 

 


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