S. Gandlevskij, “C’è nella vita vegetativa di un poeta”

da "La nuova poesia russa" (Milano, 2003)
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Sergej-Gandlevskij

Sergej Gandlevskij

 

C’è nella vita vegetativa di un poeta
un periodo malefico, nel quale
egli fugge la luce del cielo
e teme il giudizio degli uomini
e dal fondo di un pozzo cittadino
spargendo il miglio ai colombi
con un orribile giuramento promette
di vendicarsi alla prima occasione, ma,

grazie a Dio, sulla veranda della dacia,
dove il gelsomino arriva alla mano,
abbiamo imparato a volare
dal violino furioso di Vivaldi –
ecco, il vuoto sale in alto,
dall’altezza del vuoto l’anima
cade a terra e si sente raggelare,
ma i fiori toccano il gomito…

non conosciamo nulla per bene,
siamo vigliacchi, beviamo vodka,
spezziamo i fiammeri per l’agitazione,
e rompiamo le stoviglie per debolezza,
ci impegniamo a dire la cruda verità
senza lusinghe, a bruciapelo.
Ma i versi non sono strumento di vendetta,
bensì la fonte di un onore argenteo.

 

Sergej Gandlevskij, da La nuova poesia russa (Milano, 2003 – a cura di P. Galvagni)

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