Biumor, Cesare Catà tra Jane Austen e Virginia Woolf

TOLENTINO - Sala Mari colma per "Parole alla fine del mondo. Visioni della Grande guerra" . Mercoledì 2 aprile ospite Alberto Pellegrino

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Cesare Catà ed Evio Hermas Ercoli

Cesare Catà ed Evio Hermas Ercoli

Ancora una serata di grande successo per Biumor e gli appuntamenti di “Warum” dedicati al Centenario della Prima guerra mondiale. Ospite d’eccezione il filosofo e scrittore Cesare Catà che ieri pomeriggio nella sala Mari del Museo internazionale dell’umorismo nell’arte (Miumor) ha raccontato al pubblico l’impatto che la Grande guerra ebbe sugli intellettuali dell’epoca. Oltre 200 persone hanno riempito l’aula per assistere ad un racconto inedito del Primo conflitto bellico mondiale. Attraverso le pagine della grande letteratura europea Catà ha illustrato come dal 1914 l’Europa sia stata completamente sconvolta dai combattimenti. Attraverso un paragone tra Jane Austen e Virginia Woolf, lo scrittore fermano ha saputo mostrare lo stravolgimento della prospettiva degli intellettuali del Novecento. Mentre, nei suoi romanzi, Austen guarda al futuro con sicurezza, speranza e ironia, le pagine di Virginia Woolf sono stracolme di una soffocante nostalgia e parlano incessantemente del passato. Un passato che, soprattutto in Inghilterra, non sarebbe mai ritornato dopo la Prima guerra mondiale.   Nell’ormai inconfondibile stile Biumor, non sono mancati i filmati e le immagini dell’epoca, inedite e sorprendenti, commentate dal direttore artistico del Biumor, Evio Hermas Ercoli.   Uno spazio speciale è stato dedicato a Gabrielle D’Annunzio, il protagonista per eccellenza di quella stagione.

Il prossimo appuntamento con “Warum”, la serie di incontri organizzati da Biumor e fortemente voluti dal direttore artistico Ercoli e dall’amministrazione comunale, è per il prossimo mercoledì 2 aprile, sempre alle 17 e sempre nella sala Mari del Miumor. Questa volta, l’ospite sarà Alberto Pellegrino che inviterà il pubblico a guardare alla Grande guerra attraverso lo strumento della satira per scoprire un altro volto del periodo bellico in cui il riso se c’era, era più amaro che mai.


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