Spazio pubblicitario elettorale

Micheli: “Giampaolo Proietti
vivrà nella storia dello Sferisterio”

Al Caffè Venanzetti, presente il direttore artistico del Mof, il ricordo di colui che fu l'assistente di Carlo Perucci e tra i fondatori dell'Arena. Tante le testimonianze di celebrità di ieri e di oggi

- caricamento letture
proietti

Sferisterio,83. Proietti, allora direttore artistico, assiste alle prove di Montserrat Caballè in ‘Don Carlos’ (foto Pietro Baldoni)

di Maurizio Verdenelli

13 12 2013 Micio Caballè colonnello antico

Il brindisi in camerino per la promozione del col. Lo Scalzo con Micio e Montserrat Caballè

All’alba di un nuovo ‘anno horribilis’ per lo Sferisterio con l’annuncio da parte del Governo della chiusura delle Province (l’ente locale, che peraltro ha già confermato il suo impegno per il 2014, è socio alla pari con il Comune dell’associazione che organizza le stagioni liriche estive) è stato ricordato venerdì scorso, a dieci anni dalla sua scomparsa, uno dei protagonisti della fondazione stessa dell’opera maceratese: Giampaolo ‘Micio’ Proietti per oltre un decennio assistente di Carlo Perucci. Con l’attuale direttore artistico dello Sferisterio, Francesco Micheli, tanti gli amici e gli estimatori che ne hanno ricordato gli indubbi meriti di Proietti per il lancio della stagione lirica sin da quando a metà degli anni 60 venne inviato da Treviso a Macerata, da parte di Mario del Monaco per organizzare con Perucci l’allestimento di un celebre Otello che in pratica inaugurò la storia nobile del melodramma a Macerata. “Proietti fa ormai parte della grande storia della lirica maceratese. Sono qui per apprenderne la vicenda e storicizzarla” ha detto Micheli che nel giugno scorso ha varato il progetto per un museo online sullo Sferisterio. Al Gran Caffè Venanzetti, dove è stato organizzato l’evento con generosità da parte della nuova gestione (allo storico locale Proietti era molto affezionato), presenti anche il tenore Nazzareno Antinori, Bruno Mandrelli, assessore allo spettacolo (in quegli anni), l’on. Carlo Ciccioli, consiglieri comunali e provinciali, e tanti protagonisti degli anni della fondazione dell’Arena.
Hanno inviato messaggi Franco Malgrande, direttore tecnico della Scala di Milano; il presidente dell’Amat, Gino Troli ricordando il grande contributo d’internazionalità all’associazione da parte di Proietti che fino all’ultimo ne fu vicepresidente, il direttore d’orchestra Vince Tempera, il baritono Mario Bruson, l’attore Massimo Wertmuller, il pianista Lorenzo Bavaj, accompagnatore di Josè Carreras, anch’egli come Montserrat Caballè grande amico di ‘Micio’.

13 12 2013 Micio Macerata Verdenelli Mandrelli- 1

Bruno Mandrelli

Messaggi anche dal sindaco di quegli anni, Carlo Cingolani che ha ricordato come si è dovuto a Proietti la presenza della Caballè alla quale venne conferita la cittadinanza onoraria della città, e di altri prestigiosi artisti che lanciarono nel mondo l’Arena diretta da Perucci. E qualcuno ha ricordato come Proietti, nell’83, direttore artistico di una stagione che doveva essere annullata (per l’improvvisa partenza di Carlo Perucci alla volta del ‘Petruzzelli’ di Bari) riuscì a portare a termine il suo incarico con un bilancio in attivo (80 milioni di lire a fronte di un compenso di 7). Fatto che mai più si sarebbe ripetuto nella storia del teatro all’aperto maceratese.
“Era generosissimo, capace di spendere magari un milione di tasca sua per una cena con artisti, giornalisti e pierre ed non avere poi i soldi per il ‘pieno’ della sua splendida ‘pagoda’ Mercedes, bianca, targata Montecarlo.

SANYO DIGITAL CAMERATuttavia rigorosissimo era con i soldi pubblici, lo sbilancio non era nel dizionario del Proietti manager” hanno detto Carlo Ciccioli (“Sono qui per affetto, simpatia e stima nel ricordo dell’amico), Antonello Di Geronimo e Carlo Babini. Quest’ultimo, per tanti anni ‘cassiere’ dell’Arena ha ricordato come la stagione 82 – essendo Micio, vice di Perucci- detenga ancora il record assoluto di presenze in Arena: 50.000. “Che bello vedere in quegli anni, Micio e Giancarlo Del Monaco lavorare assieme facendo filare la gran macchina dello Sferisterio, nel gran movimento di macchinisti, musicisti e comparse” ha ricordato inoltre Babini insieme con Vania Longhi, consigliere provinciale, avvocato e negli anni giovanili cantante allo Sferisterio. Vania ha detto: “Devo moltissimo a Micio. E a Sarnano quante volte sono andato ad incontrarlo negli ultimi anni, ricordando i tempi dello Sferisterio con l’ex sovrintendente Davide Calise, altro grandissimo protagonista ed anch’egli a rischio di damnatio memoriae!”. E Nazzareno Antinori, che sostituì in abito da sera Armani e scarpe di vernice, precipitandosi dalla platea al palco, quando in Tosca Fabio Armiliato ‘cadde la seconda volta’, in una memorabile stagione lirica, 18 anni fa: “Stasera siamo qui tutti riuniti per l’amore verso l’Arena che Micio benissimo impersonava e che Francesco Micheli ora interpreta alla grande, stratega di questo riavvicinamento della città e del territorio al suo massimo teatro”. Ancora: “Micio era un profondo conoscitore di voci. Sapeva capire, da un semplice provino, se quel tale cantante aveva davvero le capacità per cantare in un’arena e a portare davero fino in fondo un’opera”.

SANYO DIGITAL CAMERA

Francesco Micheli

Poi le testimonianze dell’amico fraterno Danilo Tomassetti, che a Cupra Marittima nel nome di Micio organizza annualmente una celebre kermesse di arte e poesia dedicata a scolari e studenti, della pittrice r poetessa Nicole Gabucci, del consigliere comunale Guido Garufi ( premiò Micio e Vince Tempera con il ‘Sughero d’oro’ a Serrapetrona) e di Bruno Mandrelli, attuale consigliere comunale. “Ero assessore allo Sferisterio, subito dopo la metà degli anni 80, quando Micio fece il ‘gran rifiuto’. In Arena, dopo la partenza per Verona di Perucci che nei suoi confronti come noi aveva stima ed amicizia fraterna, lui voleva esserci da direttore artistico, non più da semplice seppur prestigioso assistente. Gli dissi: Giampaolo, lo stipendio per te ci sarà sempre, tuttavia l’amministrazione mi ha chiesto grandi nomi, dopo Carlo. Lui mi rispose di non essere più disponibile a ruoli subalterni ed io dovetti prenderne atto, a grande malincuore”.
Il sindaco di Macerata Romano Carancini, non presente in sala per impegni improrogabili, ha voluto comunque dichiarare a chi scrive: “Bruno ci ha rappresentato tutti”.
Proietti é stato pure docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata, prima come assistente del direttore Giorgio Cegna in ‘Decorazioni’ poi in ‘Teatro’. “Davvero un insegnante formidabile, che in quegli anni formidabili ci apriva a noi studenti le finestre del mondo ogni giorno” ha ricordato l’editore Paolo Bravi, presente anch’egli al caffè Venanzetti con tanti amici (tra i quali ex collaboratori dell’Arena ed uomini di cultura come Filippo Davoli e pure il dottor Giovannino Saverio Casale, già vice sindaco di Macerata negli anni 80).
SANYO DIGITAL CAMERABella ed affettuosa la testimonianza del dottor Angelo Lo Scalzo. Che nella divisa di colonnello di Ps, diresse per tanti anni i servizi di sicurezza allo Sferisterio, concludendo poi la sua carriera a Pescara come questore. “Un grande amico. Una sera, avendo avuto un’ambita promozione, mi chiamò in camerino e a sorpresa stappò una bottiglia di champagne brindando con Montserrat Caballè! Il flash che immortala quel momento felice è, naturalmente, dell’amico comune Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni”.
Toccante e commosso il ricordo dell’amico fraterno Nando Bianchini. “Io e la mia compagna lo vedemmo un’ora prima che morisse. Fu al solito fraterno e galante. Ad Enrica disse calzandosi sopra un berretto di lana: ‘Mi dispiace ricevere così una bella donna, ma non sto proprio bene oggi. Un’ora dopo averlo lasciato, suo fratello Sauro mi telefonò: è morto”.
E Babini: “Mi disse di sedere all’interno della sua camera, all’ospedale in quegli ultimi giorni. Perché, Micio? Gli chiesi. Mi rispose: ‘Perché così non te ne vai via subito’”.
“Era l’amicizia personificata. Fummo sempre amici per sempre dopo che a Macerata ci eravamo conosciuti in un allestimento del Nabucco, dove io curavo scene e costumi. Al suo funerale, a Sarnano, mio marito Renato non volle mancare anticipando il suo ritorno da New York. A distanza di 10 anni dalla morte, siamo ancora addolorati” ha detto, al telefono Tita Bruson.
Ecco le testimonianze scritte.
MALGRANDEFRANCO MALGRANDE, DIRETTORE TECNICO DE ‘LA SCALA’
Studente, dal ’71 al ’73 l’estate facevo la comparsa allo Sferisterio, nel ’74 divenni aiuto regista. Il mio punto di riferimento era naturalmente Micio. Non solo a Macerata, ma pure in autunno-inverno a Jesi dove tutto lo staff si trasferiva per la stagione al Pergolesi. Con lui avrei collaborato fino all’84, in un anno (l’81) anche al Petruzzelli di Bari. Giampaolo era un protagonista dentro e fuori il teatro. Un modello di vita per noi giovani. Amabile, cordiale, elegantissimo, la sua jeep sempre aperta. Il vestire raffinato, ricercato, d’altri tempi seppure lui fosse ben piantato nella contemporaneità. Era quindi straordinariamente moderno avendo cura in quegli anni dell’immagine e quindi, si direbbe oggi, del brand del teatro o dei teatri di cui lui era sempre il fatidico ‘aiuto’, in particolare del ‘monumentale’ Carlo Perucci. Un’immagine, per noi ragazzi che pensavamo in grande, sempre molto simpatica, vicina, seppure fosse intimamente un solitario, una persona schiva che sapeva però aprirsi agli altri nel nome dell’amicizia, della cultura, dell’arte e della lirica che rimaneva la sua autentica passione. Voglio sottolineare sopratutto di Micio una grande qualità umana: disponibilità e generosità. Lui era pronto a farsi in quattro per gli altri. Sempre.

TROLIGINO TROLI, PRESIDENTE AMAT
“Quella di Gian Paolo Proietti, Micio, fu una delle cinque nomine nell’assemblea Amat che, da Statuto, spettano alla Regione Marche. Micio entrò a far parte della nostra famiglia alla fine degli anni 90. Non a rappresentare una città ma tutte le Marche. D’altra parte, quale comune avrebbe potuto dire suo, lui che era nato a Spoleto ed aveva studiato in Svizzera e Germania per poi spostarsi qui e là da Montecarlo a Madrid, barcellona, a San Francisco e fermarsi nelle Marche, dove allo Sferisterio era stato fra i fondatori di Macerata Opera e dove, ad Offida, stava lavorando alla riapertura del Serpente Aureo? Uomo di teatro appassionato e competente, e ancor più uomo di cultura ampia, amico di artisti di primo piano -basta fra tutti ricordare Mario del Monaco e Montserrat Caballè con la quale collaborò a lungo- Micio fu eletto nel comitato direttivo dell’Ente nel Duemila, ancora guidato dal mio predecessore Amati. Dell’ Amat divenne vicepresidente nell’aprile 2002. La sua acutezza e il suo stile, non solo gli innegabili meriti curriculari, piacevano a tutti. Ma ciò che contraddistingueva ogni suo intervento in direttivo era la visione ampia, di internazionalità, un guardare alle Marche dall’esterno riconoscendone le qualità ma sopratutto svelandone quelle potenzialità che,oltre dieci anni fa, non tutti riuscivano facilmente ad intuire. Ciò diede un grande impulso all’Amat com’è adesso, non solo esempio di buone pratiche e di rigore gestionale ma una vera e propria finestra che permette ai marchigiani di affacciarsi sul mondo del teatro internazionale. Di quella sua visione e del suo modo di interpretare il teatro nelle Marche ne ho tenuto conto diventando presidente dell’Ente”.
TEMPERAVINCE TEMPERA, DIRETTORE D’ORCHESTRA
Micio ed io ci siamo conosciuti e frequentati in quello che era il tempio della lirica discografica:La Voce del Padrone, la storica etichetta inglese regina incontrastata per un secolo nel mondo operistico. Quante avventure musicali e non abbiamo, abbiamo vissuto da giovani artisti e manager come eravamo…Quando mi chiedeva una qualsiasi cosa non si poteva dire di no…era così affascinante ed intrigante il modo con cui Lui operava che il suo entusiasmo affascinava ed introgava irresistibilmente. Eravamo tutti per uno ed uno per tutti. Il mondo non più così e spesso sento la sua mancanza come punto di riferimento. Ciao, Faro della mia vita artistica e non!
WERTMULLERMASSIMO WERTMULLER, ATTORE E DOPPIATORE
Mi avete chiamato ‘maestro’. Grazie, bontà vostra: io non sono certamente degno dell’appellativo. Che mi fa tremare le vene nei polsi perché il maestro è forse la figura più importante del mondo. In Giappone solo un comune cittadino può non inchinarsi di fronte all’imperatore: il maestro di scuola. E poi la parola mi mette imbarazzo perché sono e resterò sempre una persona semplice che le mcose più semplici rendono felice. Ecco, forse, ciò che ci univa con Micio, fra tante altre cose: era proprio la semplicità. Era semplice volersi bene. Era semplice stimarsi. Era semplice passare divertendosi, ridendo ma anche parlando, il tempo insieme. E se proprio vogliamo pensare a Micio anche come un maestro oltrechè come magnifica persona, allora vi posso confessare che per Micio, per certi versi, è stato davvero un maestro. Maestro di vita, maestro di leggerezza, maestro di simpatia, maestro di eleganza, maestro del saper vivere. Ciao Micio, ciao dolce amico mio.
BAVAJLORENZO BAVAJ, PIANISTA
Micio rappresenta per me un momento magico della mia vita professionale: un amico che mi ha sempre stimato ed incoraggiato e che è stato l’artefice della mia ormai lunga collaborazione pianistica con José Carreras! Nel 1987 infatti realizzai un disco per la casa discografica ‘Bongiovanni’ di Bologna dedicato interamente a Rossini (Quatre Mendiants – Quatre hors d’oeuvre) che t5ra l’altro rimane ancora oggi l’unica registrazione discografica di questi brani. Micio lo ascoltò e ne rimase molto colpito positivamente, al punto che ne volle dare una copia a Carlos Caballè, all’epoca titolare di una delle più prestigiose agenzie liriche del mondo. Caballè, dopo averlo ascoltato, mi invitò ad eseguire quel programma nel Festival estivo del Castel de Perelada (vicino Barcellona) nell’estate dell’ 88 e, dopo qualche tempo (gennaio 89) mi propose di lavorare con Carreras!!! Questa magnifica ed esaltante collaborazione dura ormai da 25 anni (marzo 2014!). Con José, con cui qualche giorno fa abbiamo concluso una tourneè in Giappone e Taiwan, abbiamo spesso parlato di Micio, anche di recente, e lui lo ha sempre ricordato come persona estremamente gentile e simpatica.

PAOLO TREVISI, SCENOGRAFO, REGISTA E DIRETTORE ARTISTICO
Mi viene in mente una frase in uno scritto di Marcel Proust: “ è nel ricordo che si ha il senso del trascorrere dei tempi”. Sono passati dieci anni
dalla scomparsa di Micio. Lo ricordo fin dal nostro primo incontro, era il settembre del ’78 al ‘Pergolesi’ di Jesi dove mi trovavo per curare la regia del rossiniano ‘Barbiere’: lì ho conosciuto il Micio! Personaggio unico per capacità di comunicativa, carica di simpatia, eccezionale dialettica, non lungi da sorniona ed intelligente furbizia, sempre pronto però e disponibile a collaborare per risolvere le quotidiane difficoltà che si incontrano nell’allestire uno spettacolo. In quell’occasione cominciava a collaborare con il teatro un giovane ingegnere maceratese, Franco Malgrande, che poi nel mio percorso artistico ho incontrato in molte altre occasioni ed ora, da molti anni, Direttore tecnico de ‘La Scala’. Erano tempi bellissimi, si lavorava sì ma poi si andava a mangiare tutti insieme o i bucatini appena fuori Jesi, oppure l’ottima minestra con pasta fresca e brodo buono da ‘Culo bello’ sulla strada vicino al teatro! Micio era un caro amico e, dopo molti anni, l’ho ritrovato a Sarnano dove, durante una gita, mi ero recato dalla mia casa di Ripatransone nell’ascolano. L’incontro fu come se con Micio ci fossimo lasciati il giorno prima e non parecchi lustri, a distanza a distanza di un decennio dalla sua uscita di scena, dalla comune, con discrezione ma con quel tratto nobile che gli era innato. Ciao Micio!

ELISABETTA DE LUCA, GIORNALISTA
Micio, nel dizionario italiano troviamo “nome familiare del gatto domestico”. Non è certo questo il motivo per cui ti sei guadagnato questo appellativo. Devo dire però che ti calza a pennello.
Occhi di smeraldo furbi come un gatto;
sorriso beffardo sotto i baffi;
sornione nell’espressione;
elegante nei modi;
un pizzico d’imprevedibilità e un graffio al momento giusto.
Nota stonata, per un felino di rango come te, la tua generosità.
Nella mi vita sei stato l’unico ad avermi chiesto: “bene, ora che sei vicina alla laurea mi dici cosa vuoi fare e vediamo se riesco a darti una mano?”.
Un cavaliere senza tempo che memore dell’amicizia con mia madre Giovanna, scomparsa qualche tempo prima si è interessato a me. Mi hai accompagnato alla redazione de ‘Il Messaggero’ e hai detto a Maurizio: “Ti presento la mia amica Elisabetta. Valuta tu se ha o meno la stoffa per lavorare con te”.
La nostra conversazione si era svolta proprio da ‘Venanzetti’, davanti ad un aperitivo. E credo che è proprio qui che Micio desiderava, com’è avvenuto nel giorno del suo decimo anniversario, il 13 dicembre, incontrare i suoi amici. Utilizzando verbi al presente, bevendo un bicchiere di buon vino e sorridendo all’atmosfera ‘da fabula’ che solo lui sapeva creare come lo scorrere di una carrellata di immagini in bianco e nero, con una bella colonna sonora …flash… Micio allo Sferisterio… flash… Micio sulla macchina d’epoca… flash… Micio e le armi… Micio e i cavalieri…
Micio, un sussurro sul palcoscenico.

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X