L’ultimo sogno marchigiano
al crocevia di Colfiorito
Molto partecipato il convegno dedicato a Enrico Mattei. Il lago sull'altopiano era il luogo delle sue battute di caccia giovanili. Gli abitanti della frazione non vogliono sentirsi dimenticati
“Enrico Mattei era un civil servant, l’Utopia della Industria di Stato, le fonti energetiche e l’altra Utopia della autosufficienza. Merloni ha inventato il metal mezzadro per i suoi interessi come sindaco e come imprenditore privato. E’ il parallelo simile tra Olivetti ed Agnelli. La modernità è proprio sul gestire da privato ma con l’orizzonte pubblico, la visione, appunto l’Utopia di terzo genere. L’industria pubblica è stata spesso un fallimento (non sempre, ovvio) perchè i partiti-Stato hanno espresso mediocri, fancazzisti, predoni e comunque navigatori di piccolo cabotaggio. Noi stessi (io) siamo figli di questa deresponsabilizzazione, il ‘tenere famiglia’, il non rischiare coltivando magari, per salvarci l’anima, qualche inutile eterodossia. Non osiamo, non facciamo innovazione, richiudiamo nel cassetto i sogni grigi di una vita modesta. Che poi finisce per essere una regola di convivenza, fra tanti ‘leinonsachisonoio’.
Mattei è moderno perchè rivoluzionario. Poi lui non era comandato dai partiti perchè li pagava (certo, il tema è complesso, non liquidabile in una battuta)”.
Parole di Renato Mattioni, segretario generale della Camera di commercio di Monza-Brianza, intervenuto al convegno su Mattei a Colfiorito, in riferimento alla ‘micro-polemica’ (da Mattioni stesso in tal modo definita) nata sul fatto che il fondatore dell’Eni potesse essere definito ‘l’ultimo sogno marchigiano‘, così come nel sottotitolo del libro di Maurizio Verdenelli: ‘La leggenda del santo petroliere’ (Ilari editore). L’osservazione, al solito garbata, era venuta da Andrea Angeli, portavoce Onu, all’interno del dibattito che ha avuto come interlocutori altri protagonisti di rilievo: Sandro Petrollini, editorialista e già redattore capo de ‘Il Messaggero’; Lucio Biagioni, capo della Comunicazione della Regione Umbria; l’assessore provinciale Massimiliano Bianchini; Luca Marconi, già assessore regionale; Venanzo Ronchetti, indimenticato ‘sindaco del terremoto’ a Serravalle di Chienti; Ivano Tacconi (ex Eni), consigliere comunale;
il fotoreporter Guido Picchio; l’ex dirigente Eni, il geologo Emilio Conforti e l’ultimo testimone del ‘caso Mattei’, Sebastiano Gubinelli, l’uomo dell’Agip-Avio che attese invano a Linate quella sera maledetta del 27 ottobre 1962 l’areo dell’Eni che aveva a bordo Mattei, il giornalista McHale e il pilota Bertuzzi. Con loro altri amministratori pubblici umbri; ed ancora: Paolo Mattei, figlio di Italo e nipote di Enrico e il dottor Riccardo Spadolini, del Comitato per la candidatura di Perugia Assisi capitale europea della Cultura. Messaggi sono stati inviati dai due assessori regionali alla Cultura di Umbria (Fabrizio Bracco) e Marche (Pietro Marcolini) e dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, Dante Ciliani, che ha patrocinato l’iniziativa.
Tante le persone in sala, nell’area convegni di Colfiorito, l’altopiano dove nel 1952, accompagnato dal fratello Italo saliva Enrico a cacciare e pescare, ‘guidato’ da Quinto Cellini. A ricordare, il nipote Renzo, titolare del ‘bar Barchetta’, tradizionale, moderna ‘stazione di posta’ a Colfiorito insieme con ‘La Botteguccia dei Vecchi sapori’ di Stefano e Nunziatina Capocci. “Ricordo Mattei come un uomo alto, imponente. Con lui il fratello Italo e mio nonno Quinto che portava in barca tutto il gruppo (insieme con loro c’erano importanti personalità della Sanità in Umbria) sulle acque allora più cospicue di adesso, della palude. Infatti quell’antico specchio d’acqua era ancora un lago. La fama di quei ‘professori’ era tale che qualcuno osava avvicinarsi e chiedere consulenze mediche ed una volta un ragazzo che aveva problemi di ernia fu fatto accomodare su un muretto e visitato e praticamente avviato a guarigione”.
Mattei un anno dopo Colfiorito avrebbe fondato l’Eni e qualche anno dopo ancora avrebbe lasciato l’altipiano e i laghetti per la pescasportiva intorno Matelica (dove doveva ‘sgomitare’ con altre ‘lenze’) per un altro lago, posto a 1.700 metri di quota, in Alto Adige, ad Anterselva.
“Mattei fu dunque l’ultimo sogno marchigiano?”. Egidio Egidi, il quarto presidente matelicese dell’Eni, già braccio destro di Mattei, nutriva qualche dubbio, confidato al figlio, sulla possibilità che il mondo politico potesse ancora dare al fondatore dell’Eni lo spazio perchè realizzasse compiutamente il new deal che aveva in mente: la definitiva modernizzazione dell’Italia.
“Mattei era un manager modernissimo” ha detto Angeli “Un esempio? La regola del silenzio e quindi della massima concentrazione nelle riunioni di vertice era sua. Non avrebbe sopportato, lui, telefonini che vibrano, così come ad esempio non li sopporta Steffan de Mistura alle riunioni per risolvere la questione dei due fucilieri di Marina, non chiamiamoli, per favore, marò” ha affermato il portavoce dll’Onu, ora nello staff del sottosegretario incaricato di risolvere la vicenda internazionale più spinosa degli ultimi anni.
Il convegno è stato l’occasione, con la collaborazione del Parco regionale di Colfiorito (all’interno della sede ‘scoperta’ una foto, della collezione Cantarini, con Mattei e Cellini in barca!) per la proiezione di alcuni filmati, anche in riferimento al terremoto del 1997 e alla successiva ricostruzione.
Sullo schermo, il messaggio di don Giuseppe Branchesi, assistente spirituale di Coldiretti Marche e presidente de ‘I Polentari’ d’Italia che a Cesi dopo il terremoto si prodigarono per le popolazioni colpite. Di quel dramma epocale, sullo schermo sono ‘girate’ pure le immagini, ormai famose, del fotoreporter Guido Picchio che ha illustrato una vita dietro ai fatti che ‘fanno notizia’ nel mondo: dalle calamità naturali di Colfiorito e L’Aquila, ai teatri di guerra nell’ex Jugoslavia e in Oriente (spesso con lo stesso Andrea Angeli) e perchè no? ai personaggi famosi del jet set con Rino ‘King’ Barillari. Ed è stata pure l’occasione, per Ronchetti, di fare il punto sull'”avvenuta ricostruzione’ post sisma. Venanzo, alla platea del convegno, ha ribadito tutte le sue critiche, già esternate da sindaco nel decennale al Presidente Napolitano: “Macchè completata! La ricostruzione sull’altipiano si è fermata al 40%!”. In realtà Colfiorito, assediata ora dai cantieri della Quadrilatero, appare solo una stazione temporanea di sosta.
E qualche accusa di ‘abbandono’ da parte del capoluogo Foligno è emersa nel filmato “Colfiorito o cara” proposto nel corso del convegno da Gabriele Censi e dallo stesso Maurizio Verdenelli. E questo a Mattei non sarebbe piaciuto, anche se sessant’anni fa l’uomo che ‘vedeva il futuro’ aveva previsto sull’altipiano un grande asse viario.
Il convegno a Colfiorito: Prima parte, seconda parte, il fotoreporter Guido Picchio si racconta.
(Foto e Video: Guido Picchio e Mandino Tiburzi)






