Viaggio nella comunità shaolin
“Siamo diversi,
ma aperti a farci conoscere”

IL CASO - Venti i monaci (e le monache) che vivono insieme a Montelupone. Dopo essere stati nell'occhio del ciclone, hanno voluto raccontare la loro storia e le loro vite
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L’allenamento in palestra

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Laura Perrone

di Gianluca Ginella
e Filippo Ciccarelli

(foto-servizio di Lucrezia Benfatto)

Internet, cellulari, un profilo su Facebook e gli studi all’università: sono i monaci che non ti aspetti, quelli che vivono dal 2009 a Montelupone, nella comunità La sorgente di luce e amore. Spesso si sono trovati al centro di polemiche, per le armi – fucili e una sciabola – che detenevano, per la vicenda di un ragazzo dalla cui madre avrebbero ottenuto denaro per curarlo da una tossicodipendenza ma anche per un tè miracoloso che curerebbe i tumori. Ora hanno voluto parlare loro. E raccontare la propria storia, la propria vita e chiarire, insieme al loro legale, l’avvocato Renato Coltorti, quelle vicende che li hanno portati nell’occhio del ciclone.

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L’edificio che ospita la comunità

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Uno dei cavalli della comunità

Dal centro di Montelupone si scende nel cuore delle campagne che corrono, sotto un cielo d’azzurro scottante, giù fino all’Adriatico, dense di gialli e dei colori secchi dei campi arati. Ed è nel mezzo dei campi che si svolta in uno stradello polveroso, che sale brusco e giunge ad una grande casa bianca, caratterizzata da archi sul davanti. E’ in quella grande casa di tre piani che vivono i 20 monaci shaolin di Montelupone. Monaci e monache, che praticano il kung fu tradizionale, quello legato all’antica Cina. La loro storia non comincia però né dalla Cina (sono tutti italiani) né da Montelupone. Ma da Bolzano. E’ là che il maestro della comunità, Corrado Lazzarini, aveva una palestra.

E’ il 1998 e alcuni ragazzi, che poi costituiranno la comunità, iniziano a frequentarla. “Quello è stato il punto di partenza, poi abbiamo deciso di andare a vivere insieme” racconta Laura Perrone, 32 anni, vice capo della comunità e per diversi anni campione del mondo di kung fu, tai chi, shaolin. “A Bolzano, come associazione, per anni abbiamo praticato il kung fu come arte e come disciplina. Ma con il passare degli anni abbiamo iniziato a vivere insieme. Io sono stata la prima a lasciare la mia famiglia per andare a vivere con il maestro per coltivare questa passione” continua Perrone. Dopo qualche anno si forma un gruppo base, di 13 persone, che inizia a sentire stretta la vita in città, “avevamo bisogno di un maggiore contatto con la natura” dice Perrone.

E’ in quel momento di riflessione sul futuro dell’associazione che il gruppo viene chiamato da una famiglia a Montelupone, per fare una esibizione. “Ci siamo innamorati del posto” dice Perrone. La famiglia li aiuta a cercare casa a Montelupone, e ne trovano una da sistemare. Così si trasferiscono. Con i soldi che hanno da parte, e accendendo un mutuo, la ristrutturano. Oggi la casa si divide in una grande palestra, al piano seminterrato, poi ai piani superiori c’è la cucina in comune, la sala dove lavorano oggetti in legno, poi le camere da letto, fino a salire alla soffitta dove c’è una sala lettura, i computer, e una grande stanza dove sono contenute decine di barattoli di erbe “che usiamo per autoconsumo – chiarisce Alessandro Ponte – Per mantenerci partecipiamo a mercatini di oggetti usati. Poi c’è una società commerciale di cui fanno parte alcuni iscritti, che si occupa di massaggi, di riabilitazione. Non siamo ricchi, ma siamo attenti a qualunque dettaglio”.

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Alcuni dei monaci, nella soffitta della casa

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La sala da pranzo della comunità

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Alcune delle erbe usate dai monaci

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La targa all’ingresso della comunità che segnala area sorvegliata

La stessa società commerciale “vende un tè biologico, ma non è un tè miracoloso che producono loro. Si tratta di un tè che è realizzato in Cina da un multinazionale canadese e che ha proprietà antiossidanti” spiega l’avvocato Coltorti, rispondendo a chi denuncia che la comunità venda un tè che viene spacciato come un prodotto contro i tumori. E mentre i ragazzi della comunità si allenano in palestra con il maestro Lazzarini, una loro rappresentanza inizia a spiegare il loro punto di vista su alcuni dei casi in cui sono stati chiamati in causa. Per prima cosa chiariscono la vicenda delle telecamere di sorveglianza. “Le abbiamo messe come deterrente, visto anche che a un chilometro da qui sono stati uccisi i due coniugi Marconi” spiegano. Mentre più spinosa è la vicenda legata alla presenza di un giovane con problemi legati alla tossicodipendenza che per alcuni mesi è rimasto a vivere con i monaci. “Noi non siamo una comunità di recupero per tossicodipendenti – chiarisce Perrone – siamo stati cercati dalla madre di questo ragazzo, che non ci ha mai parlato di problemi di droga. Lei era arrivata a noi perché consigliata da un’amica che ci conosceva, e ci ha chiesto di prenderci cura del figlio, perché a casa era violento nei suoi confronti, ma anche della sorella minore e della nonna, e temeva per alcune sue frequentazioni. Quando è arrivato qui pesava 44 chili, mangiava e beveva pochissimo. Quando è andato via pesava 4 chili in più. Abbiamo cercato di dargli uno stile di vita regolare, ha partecipato agli allenamenti di arti marziali e, su sua richiesta, ha svolto qualche lavoretto tra quelli che quotidianamente ci occupano. Nessuno lo ha maltrattato: è stato operato all’ospedale di Macerata a causa di un’appendicite, poi visitato da un medico e da un dentista in altre occasioni, nessuno dei sanitari ha riscontrato segni di maltrattamenti. La madre è sempre stata avvisata da noi ed ha potuto parlarci, ma ha sempre detto di non rivolerlo in casa. Poi lui ha deciso di andarsene a giugno, e così ha fatto”.
“Nessuno ha mai chiesto rette mensili – spiega l’avvocato Renato Coltorti – la madre e la comunità dei monaci si erano accordati su una cifra di 500 euro al mese, per il mantenimento del ragazzo, che viveva 24 ore al giorno nella struttura di Montelupone. Una cifra necessaria perché gli appartenenti all’associazione sono stati truffati da due imprese edili, che dovevano occuparsi della ristrutturazione della casa, per una cifra complessivamente superiore ai 200mila euro, e non riuscivano a sostenere il mantenimento di un’altra persona. La donna ha corrisposto 1.500 euro in anticipo, pagando il resto ogni mese. Questo ragazzo, tra l’altro, ha rotto anche diversi arredi ed oggetti ed ha ammesso le sue responsabilità nei danneggiamenti”. Coltorti poi aggiunge che “l’unico procedimento penale in corso è quello per una spada tradizionale usata per le esibizioni di kung fu, trovata dalla polizia e in seguito dissequestrata. Avevano avuto anche il sequestro amministrativo di alcuni fucili, che avevano acquistato per fare una squadra di tiro, e per i quali è pendente un ricorso al tar. Poi ci sono dei problemi per alcuni abusi edilizi, legati al fatto che le imprese che dovevano ristrutturare la casa non l’hanno fatto e così i miei clienti si sono trovati a dover mettere delle coperture – spiega il legale –, ma si tratta di cose che sono in via di risoluzione”.

Sulla comunità, dove le ragazze che vivono lì ammettono di girare talvolta in topless quando fa molto caldo (comunque la casa più vicina è a oltre 450 metri), Monaci_Montelupone (1)Perrone chiarisce che “su di noi ne dicono di cotte e di crude. Ma perché siamo diversi, pratichiamo uno stile di vita diverso ,se volete sapere chi siamo venite a trovarci. Siamo aperti a farci conoscere per estirpare le false congetture fatte su di noi”. L’associazione “ha principi cristiani, ma non impone un credo religioso” prosegue Perrone, che dice di non sentire la mancanza della vita esterna. Così come l’ultima arrivata, Cecilia Grassetti, 31 anni, di Recanati: “Io sono arrivata per cercare qualcuno che mi insegnasse il tai chi, e così li ho conosciuti. Prima venivo per fare gli allenamenti, poi piano piano mi sono iscritta e mi sono avvicinata, ogni tanto vengo e mi fermo qui, altre volte dormo a casa”. Intanto la permanenza della comunità a Montelupone potrebbe essere in dubbio: “Abbiamo un terreno in affitto dove teniamo alcuni animali, se non ce lo rinnoveranno vedremo come fare” dice Perrone. La comunità ha diversi animali: tra questi una mucca, due asini, una cavalla. E poi galline, papere, api, maiali, capre. Oltre ad un orto. Mentre l’energia la ottengono tramite eolico e pannelli solari. Così la comunità riesce a produrre quello che serve. Molti degli shaolin di Montelupone sono laureati, ma c’è anche chi studia ancora. Uno dei monaci, Gabriele, frequenta Giurisprudenza a Macerata, un altro, Raffaello, studia Farmaceutica a Camerino. Monaci, come detto, che usano cellulari e internet. Non hanno solo la televisione. Però “Il sabato sera ci ritroviamo sempre nella palestra e ci mettiamo a guardare un film tutti insieme” dice Perrone.

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I monaci insieme all’avvocato Coltorti (primo sulla destra)

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La casa delle papere

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La zona dei computer

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