Smea-Cosmari, assemblea di fuoco
Carancini: “Proposte mortificanti”

RIFIUTI - Il Consorzio offre 1.4 milioni di euro per l'acquisizione dell'azienda maceratese ma chiede di eliminare le integrazioni agli stipendi delle figure apicali. Il sindaco di Macerata si infuria per non aver potuto votare l'ordine del giorno
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La grinta di Romano Carancini, sindaco di Macerata

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La sala assembleare del Cosmari è rimasta vuota per tre ore

di Marco Ricci

(Foto-servizio di Lucrezia Benfatto)

L’Assemblea dei Comuni soci del Cosmari si è chiusa malissimo per l’amministrazione di Macerata, con il Sindaco Carancini messo in un angolo praticamente dal resto delle amministrazioni comunali su entrambi i punti all’ordine del giorno. La richiesta da parte del Consorzio all’Ata per la gestione in-house del ciclo integrato dei rifiuti e il un nuovo assetto societario a seguito – dell’eventuale, a questo punto mi si permetta di aggiungere – acquisizione di Smea. Nell’assemblea di oggi dunque si è tornato a parlare di acquisto, relegando così nel limbo la proposta di affidamento condiviso del servizio avanzata da Smea in una recente assemblea dei lavoratori e apparentemente avvallata anche dallo stesso assessore Blunno. Anche il Comune di Macerata è infatti arrivato in Assemblea con una sua proposta di acquisizione di Smea da parte del Cosmari, trovando però sul tavolo un’altra offerta – quella avanzata dal Sindaco di Corridonia Nelia Calvigioni – su cui si avrà sostanzialmente il voto favorevole di quasi tutti i presenti. Ad eccezione appunto del Sindaco Carancini a cui non sarà permesso di votare e con l’uscita dalla sala del delegato di Pollenza.

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Un momento della riunione a porte chiuse che ha preceduto l’assemblea pubblica

Che ci fossero ancora dei problemi aperti è risultato evidente fin dl primo pomeriggio. L’assemblea pubblica che doveva aprirsi alle ore 16 è stata di fatto preceduta da un’assemblea a porte chiuse in cui le parti hanno cercato invano di trovare una convergenza, così che l’assise vera e propria comincerà dopo le 19. Un ritardo che ha molto indispettito i cittadini intervenuti ad ascoltare il dibattito, tra cui alcuni lavoratori Smea e dei militanti del Movimento 5 Stelle. Nella sala assembleare ci si è più volte domandato a cosa serva in effetti una pubblica assemblea se le discussioni vere e proprie avvengono a porte a chiuse. E se fosse un segno di rispetto per chi era interessato ritardare di tre ore l’inizio dei lavori. E’ difficile in effetti dare torto ai presenti. Come è difficile capire perché una discussione tra amministratori pubblici di un consorzio pubblico su temi di interesse pubblico solo parzialmente possa essere ascoltata e – come bene o male tentiamo di fare – essere riportata nel tentativo di spiegare ai lettori le posizioni dei loro rappresentanti. Una mancanza di rispetto che ha molto poco a che fare con la chiarezza e la trasparenza.

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Daniele Sparvoli, presidente del Cosmari

Il dibattito pubblico ha comunque subito messo in luce le evidenti frizioni tra Macerata e il resto dei soci del Consorzio, ad eccezione di Pollenza e Urbisaglia. Nel suo intervento Carancini è stato durissimo. In primo luogo per la lettura del Presidente Sparvoli di un parere legale che ha estromesso il Sindaco – per presunti conflitti di interesse – dal votare l’ordine del giorno relativo proprio all’acquisizione di Smea. Un parere legale già annunciato al termine della precedente assemblea ma non inviato al Comune di Macerata per uno studio approfondito. Un gesto non certo cortese verso uno dei Comuni soci anche se – va detto – il Sindaco Carancini da questo punto di vista si è presentato in assemblea a mani vuote. In ogni caso il primo cittadino maceratese parlerà di “umiliazione verso la città affermando che Macerata non può né votare né partecipare al dibattito”, sottolineando come la legge – al di là delle sentenze riportate nel parere – parli di incompatibilità per interessi propri e per i loro parenti fino al quarto grado. “Io sono il Sindaco di Macerata, non il proprietario di Smea. E se io sono incompatibile non solo allora incompatibili anche i Sindaci degli altri Comuni? Non hanno anch’essi interesse sul prezzo di acquisizione?”.

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Il presidente del Cosmari, Sparvoli, a colloquio con alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle

Venendo nel merito, Carancini parlerà di un voto “spartiacque” che sancirà una sostanziale frattura tra Macerata e il Cosmari, “uno strappo forte che non auspicavamo”, atti che “mortificano e azzerano” il Comune di Macerata. A questo punto Carancini ha attaccato sia la legittimità dell’assemblea nel prendere decisioni di tale portata – il Consorzio dovrebbe già essere in liquidazione per trasformarsi in un altro soggetto – sia a questo punto la correttezza dello stesso in-house, ovvero la concessione del servizio senza gara ad una società pubblica. Due dure precisazioni che lasciano intendere come il Comune di Macerata non voglia restare con le mani in mano e probabilmente agire in ogni modo per tutelare le proprie scelte.

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Il Cosmari

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Alcuni dei sindaci presenti all’assemblea pubblica

Ma quali sono stati i motivi del contendere che hanno portato a questa brutta situazione? Nel primo ordine del giorno – la richiesta all’Ata del servizio – non nominava in alcun modo Smea. Questo probabilmente non è andato giù al primo cittadino maceratese. Ma il vero conflitto si è avuto sul secondo punto, quello relativo all’acquisizione della partecipata maceratese. Sarà proprio il sindaco Carancini ad illustrarne il perché. “I motivi del contendere sono le retribuzioni di cinque figure apicali di Smea che hanno avuto delle integrazioni contrattuali in merito al loro effettivo lavoro. Capisco”, ha proseguito in tono più conciliante, “la posizione degli altri sindaci. E in questa fase ci si è chiesti se era possibile ridurre questi stipendi. Noi siamo arrivati qui dopo aver ottenuto che quei dipendenti si riducessero del trenta per cento il salario integrativo. Esattamente come aveva chiesto Cosmari in una vecchia comunicazione di qualche tempo fa. Qui”, ha aggiunto senza troppi giri di parole, “si ha la legittima impressione che si alzi ogni volta l’asticella quando ci si avvicina ad una soluzione”.

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Giuseppe Pezzanesi, sindaco di Tolentino

La proposta di Macerata sull’acquisizione non si distaccava troppo da quella poi votata e approvata in cui si prospetta in riferimento alle “cinque cosiddette figure apicali all’atto del passaggio di proprietà dovranno essere attuati tutti gli strumenti tecnico-giuridici e di concertazione finalizzati all’azzeramento dei contratti ad personam in essere”. Per il resto entrambe le proposte parlavano infatti di una cifra di 1,4 milioni di euro come costo di acquisizione. Quella approvata dal Cosmari inoltre va a specificare che Smea e Sintegra – una controllata del consorzio – si fonderebbero in un unico soggetto la cui funzione direzionale sarebbe affidata all’attuale Direttore Generale di Smea, Stefano Monachesi. Nello stesso tempo si garantirebbe però al direttore Generale del Gruppo Cosmari, Giuseppe Giampaoli, il rinnovo anticipato del contratto. Una sorta di quieto vivere tra due personaggi spesso in frizione tra loro. Anche un altro punto però non ha convinto Macerata. La possibile rivisitazione del contratto di gestione dei rifiuti del comune capoluogo: un possibile aumento del costo del servizio rispetto alla cifra pagata oggi a Smea. Questo probabilmente a causa dell’introduzione del più costoso “porta a porta spinto.”

Cosmari_assemblea_pubblicaE se il Sindaco di Macerata ha parlato di nessun passo avanti fatto dal Cosmari che intende solo chiudere un accordo “mortificando gli impegni contrattuali e i diritti delle persone”, in Assemblea sono arrivate però anche le risposte degli altri amministratori presenti. In più di un caso si è rinfacciato a Macerata di aver reso a tempo indeterminato dei contratti nel momento in cui si era già in fase di trattativa per l’acquisto di Smea, un gesto considerato scorretto e che di fatto sta mettendo in seria crisi la trattativa. Una motivazione che invece Carancini ritiene puramente strumentale. “Cosmari dovrà in ogni caso assorbire i dipendenti Smea e anche gli apicali con i loro contratti attuali. Con la nostra proposta si risparmierebbe il trenta per cento su quelle retribuzioni, con quella che vi accingete ad approvare no”, andando poi di nuovo a sottolineare le garanzie per Giampaoli contenute nell’Odg che verrà approvato. Una interpretazione quella di Carancini diversa rispetto a quella data degli altri sindaci che vedono fuori luogo il fatti che dei lavoratori abbiano colleghi con le medesime mansioni ma con stipendi più alti.

Cosmari_assemblea_pubblica (16)I punti dunque sono questi, almeno quelli dichiarati. Gli stipendi degli apicali ma anche i conflitti di personalità. Due differenze di vedute che – almeno nelle parole di Carancini e poi del Sindaco di Urbisaglia Broccolo – potrebbero portare a una fortissima rottura politica nonché alla stessa messa in discussione dell’in-house. Un corsa agli armamenti da cui appare sempre più difficile tornare indietro. Una frattura che a torto o a ragione vede Macerata oramai in un vicolo cieco. Ci sia stata reale mancanza di volontà da parte del Cosmari o meno, ci siano state strumentalizzazioni o meno degli stipendi degli apicali, la via di fuga offerta a Macerata oggi non appariva così pessima. Pur se l’ordine del giorno avrebbe potuto benissimo evitare di menzionare la questione degli stipendi permettendo forse a Macerata di convergere sul testo approvato. Difficile dunque capire l’esatta verità in una vicenda dai contorni complessi e dalle frizioni antiche, una vicenda in cui il vero e il falso appaiono sulle due tavolozze mischiati assieme. Una storia in cui vanno tenute a mente le parole di Giampaoli, raggiunto al termine dell’assemblea e interrogato in merito ai passi concreti fatti per aiutare il Sindaco Carancini nel risolvere una questione per lui spinosa e che indubbiamente gli deriva dal passato. “Smea il 31 dicembre non varrà più niente. Noi l’acquisteremmo a 1,4 milioni di euro prendendo tutti i dipendenti. Questo non le pare un passo avanti?” Come forse sarebbe un passo Cosmari_assemblea_pubblica (13)avanti smetterla con queste società pubbliche dando tutto in gara. Certe querelle non nascerebbero neppure e la politica magari parlerebbe di ambiente e di costi per i cittadini piuttosto che di stipendi e poltrone.

 

 

 

 

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