Trasporto pubblico, colpiti i precari
“Dieci autisti a casa con i nuovi tagli”
La manovra della Regione si riflette sul territorio: ridotte al lumicino le corse in molti paesi dell'entroterra. La Fit-Cisl chiede alla Provincia di aprire un tavolo per discutere le modifiche e annuncia battaglia se si continuerà con i tagli. Timori per la gara relativa al contratto di servizio
di Filippo Ciccarelli
Meno 5 lo scorso anno, meno quattro nel 2013: non sono le temperature minime fatte registrare dal clima bizzoso, ma i tagli percentuali decisi dalla Regione sul trasporto pubblico locale e scaricato sulle Province che hanno competenza in questa materia. Per Macerata la nuova riorganizzazione si traduce in un taglio di 262.461 chilometri sulle corse extraurbane. Calano le risorse, calano i chilometri da percorrere e di conseguenza bisogna mandare a casa gli autisti. A rischiare sono i precari dei trasporti, una decina di autisti a cui non verrà il contratto a tempo determinato. Altri, invece, dovranno essere spostati dalle attuali sedi di lavoro diffuse nel territorio a quelle centrali delle aziende consorziate in provincia per il trasporto extraurbano, che lavorano sotto l’ombrello di Contram Mobilità (oltre alla Contram ci sono le Autolinee Crognaletti, la Sasp, la Sasa, la Sap e Autoservizi Portesi).
Il taglio, a livello regionale, è stato deciso a dicembre. Dal 10% di cui si era inizialmente parlato, si è passati a circa 7 milioni di risorse in meno, fino ad arrivare ai 2.600.000 euro poi approvati dalla Regione. Per la provincia di Macerata sono 432.000 euro in meno da utilizzare nel trasporto pubblico extraurbano. “Abbiamo chiesto in tutti i modi di non tagliare, di coprire il buco che si sarebbe creato con altre risorse – spiega il responsabile provinciale e regionale di Fit Trasporti, Fabrizio Costantini – incontrandoci anche con l’Assessore Viventi. Ma le riunioni non sono state fruttuose. Il 9 maggio la Provincia di Macerata, senza consultarsi né con i sindacati, né con i Comuni, ha deciso unilateralmente il taglio di questi 262.461 chilometri. Siamo stati messi di fronte al fatto compiuto, la decisione è stata presa seguendo un metodo che non possiamo condividere”. E’ se è vero che c’è un problema relativo alla mancanza di risorse che attanaglia gli Enti locali, è un fatto che città come San Severino, Recanati e Camerino abbiano deciso di lasciare praticamente inalterato il servizio corse, mentre Macerata ha effettuato qualche taglio senza “sconvolgere” le linee urbane.

Ma a preoccupare i sindacati non è solo il risvolto occupazionale: anche l’utenza, sottolinea Costantini, viene penalizzata dalla manovra della Provincia. “Sono state tagliate corse che lasciano di fatto scollegati alcuni centri dell’entroterra. Per esempio la linea che collega Castelsantangelo, Ussita, Visso e Camerino ha una corsa in partenza alle 7 e quella di ritorno non prima di 5-6 ore. Se una persona deve andare in ospedale a Camerino, praticamente perde una mezza giornata ad aspettare il bus. E chi non volesse o potesse partire di prima mattina, avrebbe la seconda corsa solo nel primo pomeriggio”.
Alcuni paesi dell’entroterra sono dunque costretti a soffrire dei veri e propri “buchi” nel collegamento con gli altri comuni del Maceratese, specialmente nelle ore pomeridiane. Molti cittadini, poi, sono rimasti praticamente all’oscuro della riorganizzazione, che in teoria dovrebbe essere effettiva già dalla metà di giugno. “Non c’è stata concertazione con i Comuni, serve subito che la Provincia convochi un tavolo – dice Costantini – anche perché hanno levato corse essenziali, senza toccare quelle che meno essenziali per l’utenza. Penso ad esempio ad alcune corse “di morbida”, cioè quelle del servizio scolastico durante l’orario 8-12, quando si presume che gli studenti siano già a scuola”.
La linea che ha subito il taglio maggiore in termini di chilometri è la Visso-Camerino-Fabriano, che passa da 359.448 a 278.065, con un saldo negativo di 81.383 chilometri. Sforbiciate pesanti anche sulla Esanatoglia-Camerino (-20.196 chilometri) e sulla linea Macerata-Amandola-Comunanza, dove il saldo a seguito della riorganizzazione è negativo per 18.258 chilometri.
Complessivamente la provincia di Macerata passa da 6.92 a 6.66 milioni di chilometri coperti dal contributo per il trasporto pubblico extraurbano locale. La paura, nemmeno troppo infondata, è che nella prossima gara regionale i chilometri messi a bando (e quindi le risorse) siano ancora inferiori. Che la situazione sia complessa lo testimonia pure lo slittamento dell’affidamento per i servizi del trasporto pubblico locale. La gara, in teoria, si sarebbe dovuta tenere a fine giugno, ma i contratti di servizio sono stati prorogati fino a dicembre, perché non era ancora stato predisposto il bando di concorso, atteso per inizio autunno. Quella per il trasporto extraurbano è una gara europea (in Liguria, per esempio, opera una società di trasporto francese) suddivisa per i 5 bacini provinciali, con programmazione regionale. Nel 2007 vennero banditi circa 40 milioni di chilometri; la quota coperta dai fondi pubblici per i prossimi 9 anni sarà certamente inferiore, anche alla luce dei tagli operati nel 2012 e nel 2013. “Nel caso saremmo pronti ad ogni azione e agli scioperi – conclude Costantini – non possiamo accettare altri tagli nel nostro settore”.


Bisogna ripristinare la linea Conerobus Recanati – Ancona – Recanati sincronizzandola con la linea FS Ancona – Roma e Roma – Ancona.
Anche perché se vengono dismesse le auto blu che fine fanno gli autisti che le guidano?
Per decenni ci siamo permessi il lusso di corse con autobus regolarmente vuoti. Corse fatte anche nei punti più sperduti con la speranza di catturare passeggeri togliendoli dalle inquinanti auto.
Ora che, complice la crisi, la richiesta di trasporti pubblici è cresciuta e diventata consistente, il servizio viene ridotto anno dopo anno.
Caso da manuale di come vanno certe cose nella nostra nazione.