Dalla coca all’infarto, passando per il viagra

LA STORIA DI RICCARDO - In aumento gli infarti giovanili dovuti a errati stili di vita
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Giuseppe Bommarito

Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito *

L’ingegnere, seduto nella sala d’attesa della Rianimazione, non riusciva più a trattenere  la propria ansia. Era stato avvisato in piena notte, con una di quelle telefonate che ti  spaccano il cuore già prima di rispondere, e si era subito precipitato in ospedale  sperando e pregando di non trovarsi di fronte all’irreparabile.  “Suo figlio Riccardo ha avuto un infarto, sta molto male – gli aveva detto senza tanti  giri di parole e senza spiegazioni la voce di uno sconosciuto che si era qualificato come  infermiere del Pronto Soccorso – venga subito, mi raccomando, l’ambulanza è arrivata  qui da pochi minuti”.

La sua ex moglie aveva il cellulare spento, e poi chissà dov’era. Era quindi solo in  quella saletta angusta e priva di finestre ad attendere, ormai da un paio di ore, notizie su  suo figlio, il suo unico figlio, ricoverato d’urgenza per un infarto, con l’angoscia nel  cuore e con la paura che si stava sempre più impadronendo di lui. Un infarto! Ma  com’era possibile un infarto in un ragazzo di appena ventotto anni? E soprattutto, era  ancora vivo suo figlio, oppure quella terribile telefonata altro non era se non la pietosa  bugia che si dice in prima battuta ad un genitore quando un giovane precipita  all’improvviso nel mondo dell’eterno e dell’infinito? Se così fosse stato, però, glielo  avrebbero detto subito, o quasi subito. La situazione comunque non era certo bella,  visto che nessuno era stato in grado sino a quel momento di dargli notizie precise.  Bisognava solo attendere e sperare, sperare e pregare.  Poi, mentre si stava dicendo che ben presto anche lui sarebbe stato schiantato da un  infarto fulminante, che non ce la faceva più a resistere senza notizie, con un figlio che  nel migliore dei casi era sospeso tra la vita e la. morte a pochi passi da quella stramaledetta stanzetta, senza neanche la possibilità di vederlo, di carezzarlo, di aiutarlo  in qualche modo, ecco aprirsi una porta metallica. Due medici vestiti di verde dalla  testa ai piedi, uno grande e grosso come un armadio e l’altro molto più brevilineo e  quasi filiforme, vennero lentamente verso la saletta di attesa parlottando a voce bassa  tra di loro, mentre finivano di sfilarsi i guanti di lattice.

L’ingegnere sentì un pensiero risalirgli dal fondo della sua coscienza e vi ritrovò un  nome che non pronunziava da molti anni: “Dio, aiuta mio figlio, salvalo, ti prego”.  Avrebbe voluto chiedere subito notizie, ma non riuscì ad aprire bocca. Era in piedi  davanti ai due, muto e pallido come un morto, con il terrore che gli stava togliendo il  fiato e gli impediva di articolare anche mezza parola. Scrutò nei loro occhi, cercando di  intuire la sentenza, di capire dalla loro espressione la sorte di suo figlio. Un istante  durato un’eternità, durante il quale, anziché il volto stanco e tirato dei due medici, vide  in realtà davanti a sé il viso di suo figlio che si trasformava di continuo: Riccardo  appena nato, quando aveva fatto i primi passi così buffi e barcollanti, le sue prime  parole, le risate ed i giochi fatti insieme, poi bambino dal moto perpetuo, adolescente  inquieto e un po’ malinconico, infine ragazzo sempre più forte e robusto. Tutto il  mondo, tutta la vita in una frazione di secondo.

 “Lei è il padre di Riccardo?”, chiese il medico grande e grosso, con un vocione da  venditore ambulante, che nel silenzio assoluto di quella notte cupa rimbombava ancora  di più. L’ingegnere riuscì solo ad annuire con il capo. “Suo figlio è ancora in prognosi  riservata”, proseguì il gigante verde. “Ha avuto un brutto infarto al miocardio, ma  siamo fiduciosi, perché fortunatamente il nostro intervento è stato abbastanza  immediato. Per adesso Riccardo deve la vita a quella sua amica che ha capito che il  malore era molto grave ed ha chiamato subito il 118”.  “Ma quale amica?”, pensò l’ingegnere mentre annaspava in cerca di aria in quella  schifosa sala d’attesa che ai suoi occhi appariva come una sorta di rifugio antiaereo.  “Chi cavolo può aver progettato un buco del genere?”, si trovò poi per un attimo a  pensare per una sorta di involontaria deformazione professionale.  Subito però gli occhi gli si riempirono di lacrime, mentre un tremore lo attraversò dalla  testa ai piedi. “Si … salverà? Mio figlio, si salverà?”, riuscì infine a dire con un filo di  voce. Il gigante gli mise una mano sulla spalla., cercando di assumere un’espressione  rassicurante: “Ascolti, la prognosi è riservata perché l’infarto è stato molto severo, le  prossime ore saranno decisive, ma secondo noi a questo punto ci sono buone possibilità  di salvezza, buoni motivi per sperare. Suo figlio è un giovane molto forte e può  farcela”.  L’ingegnere, nonostante queste sia pur timide parole di speranza, adesso stava peggio di  prima, l’emozione e la tensione delle ore precedenti lo stavano veramente annientando.

E l’aria continuava a mancargli, “Riccardo non ha mai avuto problemi cardiaci, è un  ragazzo, è giovanissimo, come è stato possibile?”: chiese infine con gran fatica.  Intervenne a questo punto l’altro medico, quello bassetto e magro, che sino a quel  momento era rimasto in silenzio. “Vede – quasi sussurrò, come se volesse evitare che  altri potessero ascoltare – la ragazza ci è stata molto utile, ci ha spiegato tutto  aiutandoci ad intervenire nel modo migliore. Suo figlio nella serata di ieri, dopo aver  cenato, ha mescolato due sostanze a rischio per il cuore e per il sistema circolatorio, la  cocaina e il viagra, e non era neanche la prima volta. Poco dopo si è verificato  l’infarto” .  L’ingegnere si piegò in due, come se avesse ricevuto un pugno nello stomaco: “Ma che  sta dicendo?”, disse. Poi, parlando più a se stesso che ai medici, prosegui “Mio figlio  non usa cocaina, al massimo si sarà fatto qualche canna. Il viagra, poi, è assurdo, ha  solo ventotto anni, è un ragazzo robusto, ha avuto un sacco di fidanzate, che bisogno ha  del viagra? Ma chi è questa ragazza che si è inventata tutta questa storia?“.  Uno dei medici, quello grande e grosso, sbuffò spazientito, come se non volesse sentire  altre frasi che egli riteneva stupidaggini belle e buone, e subito si allontanò, dicendo che  doveva andare a dormire perché ormai era tardissimo. L’altro invece rimase, forse  intenerito da quel padre sotto shock che brancolava nel buio. “Ascolti – riprese a  parlare, sempre a voce molto bassa – la ragazza ci ha detto di essere la fidanzata di  Riccardo da qualche anno, se sia vero o no io non posso dir lo, però sicuramente lo  frequenta da tempo e ne conosce le abitudini. Ci ha raccontato che Riccardo sniffa  abitualmente cocaina da due o tre anni, spesso insieme a lei, e così hanno fatto anche  ieri sera subito dopo cena nella sua abitazione, che è proprio qui vicino all’ospedale.  Finita la cena, Riccardo ha mandato giù anche il viagra nell’intento di avere un rapporto  sessuale con la ragazza. Ma lei proprio non si era accorto di nulla, non sapeva della  cocaina?”.  L’ingegnere, stravolto e pieno di stupore, guardò il medico come se davanti a lui,  anziché un cardiologo vestito di verde e con la stanchezza dipinta in volto, ci fosse un  alieno. “No – rispose – io non so nulla della cocaina, Riccardo ha poca confidenza con  me, ma comunque me ne sarei accorto, almeno lo pensavo; lui vive con me da qualche  anno, anche se in effetti, tra i miei impegni ed i suoi, ci vediamo abbastanza poco”.

“E’ possibile che lei non abbia notato qualcosa di strano nel comportamento di suo  figlio – tornò alla carica il medico, mentre, trattenendo a fatica uno sbadiglio, si puliva  gli occhiali con un fazzoletto – ad esempio, un attivismo insolito, una maggiore  aggressività, irascibilità, qualche difficoltà nel prendere sonno? Oppure richieste  continue di soldi, visto che la cocaina, specie quella buona, costa abbastanza? Lavora suo figlio?”.  “No, non lavora – sospirò l’ingegnere, a cui i pensieri ormai giravano vorticosamente in  testa, facendo lo quasi barcollare – è iscritto all’università, ma è molto fuori corso.  Parecchie notti, in effetti, l’ho sentito rientrare molto tardi, e poi mi sono accorto che  spegneva la luce nemmeno subito, ma dopo un’ora o due. Lui diceva che si tratteneva  fuori da amici per studiare e che studiava anche a casa di notte con il computer, ma i  risultati di tutto questo studio non si sono mai visti. Negli ultimi tempi, adesso che mi ci  fa pensare, l’ho visto anche molto nervoso, irascibile, sì, anche un po’ aggressivo,  parlava – poche parole, però – come se tutti ce l’avessero con lui, come se ci fosse un  disegno, una persecuzione nei suoi confronti. lo non me ne intendo, faccio l’ingegnere,  mi occupo di disegni, calcoli, progetti, lavoro tutto il giorno, e ho pensato ad un periodo  di stanchezza, O a qualcosa del genere. Quanto ai soldi, io l’ho sempre trattato bene, anche se mio figlio in effetti non ha mai fatto molto per meritarseli, e quindi su questo  punto ho sicuramente sbagliato. Mi scusi, dottore, ma io vorrei conoscere questa  ragazza, parlarci, farmi spiegare cosa ha combinato mio figlio in questi ultimi anni. Non è possibile che Riccardo mi sia così sconosciuto!”.  “Venga – disse il medico, andiamo a prenderei un caffè nel distributore automatico che  è qui vicino, nel corridoio di Ortopedia, ne abbiamo bisogno entrambi. La ragazza forse  potrà rintracciarla tramite la Polizia, che dovrebbe averla interrogata, e poi lei dovrà  parlare molto a lungo con suo figlio, quando si sarà rimesso. Ne avrete sicuramente  bisogno”.  “Dottore – l0 interruppe l’ingegnere – si salverà mio figlio? E’ veramente fuori pericolo  di vita?”. ”

Beh, gliel’ho detto prima. Per fortuna, siamo stati avvisati subito, in maniera  molto tempestiva, e questo ha fatto la differenza, Abbiamo buone possibilità di  rimetterlo in sesto, anche se da oggi in poi dovrà cambiare completamente stili di vita”,  rispose il medico, che poi proseguì: “Vede, lei mi ha descritto, anche se molto  sommariamente, alcune condotte che sono tipiche di chi assume cocaina. E la cocaina  aumenta la pressione arteriosa e porta ad un sovraccarico del lavoro del cuore, lo  stressa, causa aritmia e può occludere le coronarie, favorendo l’infarto, anche nei  giovani. Se poi si mettono insieme la cocaina e il viagra, il rischio di infarto si  moltiplica, perché pure il viagra è molto pericoloso per il sistema cardio-circolatorio”,  L’ingegnere sentì il bisogno di sedersi in una panca nel corridoio. Praticamente non si  reggeva più in piedi, ma aveva altre domande da fare; e il medico, nonostante l’ora,  stranamente sembrava così gentile. “Si, ma che c’entra il viagra? Che bisogno aveva  Riccardo di prendere il viagra?”, chiese incredulo.  “La cocaina fa brutti scherzi – disse il medico – all’inizio, tra quelli che dagli assuntori vengono considerati come effetti positivi, ci sono anche una maggiore prestanza  sessuale, una maggiore disinibizione, una trasgressività sino a quel momento  inimmaginabile. Poi, però, dopo qualche tempo di uso abituale, la cocaina presenta il  conto e si rivela per quello che è, anche a livello sessuale: la morte travestita da piacere.  Noi diciamo che la cocaina è un killer del sesso, perché un po’ alla volta, anche nei  giovani, rende difficili le erezioni, rende quasi impossibili gli orgasmi, porta  all’impotenza. Tante fantasie sessuali, anche molto forti, ma pochi fatti, Sembra  impossibile, ma è così. E a questo punto molti cocainomani, alcuni anche adolescenti,  ricorrono al viagra per ritrovare un sesso prestazionale, o almeno un minimo di  equilibrio sessuale, sia pure all’interno di uno stato di alterazione psico-fisica.

Ecco  perché oggi è molto diffuso l’abbinamento tra coca e viagra, oppure tra ecstasy e  viagra: nei giornali spesso si parla di sextasy. Ed ecco perché, mentre nel complesso è  calato il numero degli infarti, e soprattutto delle morti per infarto, si riscontra sempre di  più una maggiore incidenza dell’infarto giovanile, dovuto a stili di vita sbagliati, allo  sballo da alcol e droga, al viagra, anche alle bevande cosiddette energizzanti, che in una  lattina contengono tanta caffeina quanta ce n’è in quattordici tazzine di caffè. Se ci ha  fatto caso, degli infarti giovanili in crescita esponenziale ne hanno parlato anche i  giornali proprio in questi giorni, dopo il convegno annuale dei cardiologi italiani. Ma  lei non sta bene per niente, venga, venga un attimo in reparto, che le diamo una  controllatina e qualcosa per aiutarla, tanto suo figlio prima di domani sera, se va tutto  bene, non potrà comunque vederlo. Coraggio, venga con me”.

*Avv. Giuseppe Bommarito  

Presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”



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