“Il minimo sindacale
per la sanità maceratese”

Cgil, Cisl e Uil uniti nella richiesta alla Regione di cambiare la riforma per l'Area Vasta 3. Presentata l'assemblea provinciale di mercoledì 24 a Villa Potenza
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di Maurizio Verdenelli

Un’estate calda, caldissima s’avvicina per la sanità maceratese a passi rapidi e silenziosi (fino a poco fa, s’intende). Il 31 luglio ‘scadono’ infatti centoventi contratti di precari. “Sono tutti infermieri e medici: non c’è tra loro un impiegato” puntualizzano i sindacati. “Avremmo risorse umane insufficienti se quei lavoratori non verranno confermati e stabilizzati -si tratterebbe di un ulteriore colpo di forbice dopo il taglio di 400 posti negli ultimi due anni. A quel punto con un organico falcidiato da riposi e ferie, il rischio clinico sarà dietro l’angolo” dice Sistino Tamagnini (Cgil, Funzione pubblica) a stento ‘sedato’ dal segretario confederale Aldo Benfatto che lo invita a non creare ‘allarmismi’. Ma la situazione è nera, anzi nerissima. Non se lo nega Benfatto ed insieme con lui i ‘colleghi’ Mario Ferracuti (Cisl) e Roberto Broglia (Uil) che stamattina, nella sala riunioni della Cisl, hanno presentato l’assemblea pubblica provinciale che il 24 prossimo, ore 17, a Villa Potenza presso l’Hotel Recina, chiederà alla Regione di ‘riformare’ la riforma sanitaria.

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Una bozza, ancora peggiorativa per l’Area Vasta 3 (‘cenerentola’ tra le cenerentole sacrificate al risparmio di 88 milioni di euro per evitare il commissariamento della sanità) rispetto a quella di qualche mese fa su cui “eppure avevamo trovato un faticoso accordo, con tanto di firme” sottolinea Matteo Pintucci, anch’egli della Cgil. Il fronte è davvero arroventato in un quadro dove rischia di prendere fuoco anche l’antica divisione per ‘caste’ con ‘donne di fatica’, operatori socio-sanitari, infermieri e medici da una parte, primari e dirigenti dall’altra. E dove i costi della ‘riforma da fare’ li sostengono i primi non toccando praticamente i secondi. Vecchia storia italiana, a ben vedere. L’ospedale è spesso ‘un inferno’ in terra dove tutti sono contro tutti e dove una figura professionale ormai istituzionalizzata è l’avvocato. E dove la fonte di tutti o rischi clinici o ‘cappelle’ (come dir si voglia) è sempre attiva e ravvivata dalla crisi economica.
“Ma noi -sottolineano i sindacati- non siamo a difesa dell’indifendibile e neppure siamo comitati civici che dicono no a tutto. Tuttavia, consapevoli dell’ineluttabile necessità di tagli, vigiliamo sulla qualità del servizio sostenendo utente e dipendenti pubblici”. “Anche la stessa valorizzazione dell’ospedale di Macerata che resta al centro della ‘rete’ provinciale, per cui tutti gli altri presidi si trasformano in Case della Salute, è fittizia testimoniando in realtà una desertificazione dell’offerta della prestazione sanitaria.

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Un contesto nel quale tra pronti soccorsi e punti di primo intervento tagliati negli ex ospedali, il paziente finisce in un enorme imbuto con quel che naturalmente consegue” dice Orlanda Rampichini (Cgil). L’ospedale maceratese, dunque, come la fortezza Bastiani nel libro di Buzzati ( ‘Il Deserto dei tartari’) aspettando qualcuno che non arriverà mai…? “Certamente in questi ultimi quattro mesi -incalza Tamagnini- abbiamo inutilmente atteso che da Ancona si facessero sentire, che fosse inaugurata la concertazione con le forze sul territorio. Invece, niente di niente. Ed ora ci dicono che bisogna fare presto perchè, dicono ancora, ‘ogni giorno perdiamo soldi pubblici’. No, non ci stiamo. Se riorganizzare è inevitabile, manca però un piano economico chiaro, una programmazione e non c’è neppure un piano per ridurre liste d’attesa e mobilità passiva. Questo accade, perdipiù, in una provincia dove chi è colpito da ictus, infarto, politraumi e da malanni neurologi (mancano le stroke unit) rischia grosso, dovendo rivolgersi altrove. E alla svelta!”. “La Regione deve ritirare la bozza di riorganizzazione sanitaria: così com’è non va assolutamente bene” taglia corto il segretario confederale Uil, Broglia.
E se la Sanità marchigiana indietreggia sotto i colpi della crisi generale nell’incubo di un possibile commissariamento Cgil, Cisl ed Uil vogliono ricominciare, a Macerata, da 3… Dice infatti Ferracuti. “Tanto per cominciare i risparmi ‘strutturali’ da realizzare nel 2013 sono pari ad 88 milioni: gli altri 100 sono stati ‘limati’ lo scorso anno. Di questi, si dovranno recuperare 67 negli ospedali, 21 nelle Aziende. In particolare 40 mln nella riconversione dei piccoli ospedali, i restanti nelle unità operative complesse e 7/8 nella spesa farmaceutica. La manovra non può in ogni caso risolversi in un’universale sottrazione di risorse e mezzi, sic et simpliciter, ma alzando la sfida. Richiediamo di tenere alto lo standard della sanità regionale. Ricominciando da tre”. “ 1) Le Case della Salute non si trasformino in altrettanti super ambulatori ma contenere specializzazioni e servizi, codici bianchi e gialli  per l’emergenza. E al centro dovrà esserci il medico di medicina generale. Inoltre, mentre si riducono i posti letto per acuti, la Regione non prevede di potenziare i servizi territoriali, di integrazione socio-sanitaria, di prevenzione e di emergenza. Dovrà essere invertita questa rotta mentre restiamo d’accordo con il concetto di Casa della Salute.

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Importante che venga sviluppato come in Emilia Romagna….anzi ci accontentiamo del 70% di quell’efficienza! 2) ‘Meno ospedali, più territorio’ non deve restare solo un titolo che nasconde il taglio drammatico dell’emergenza. Si spegneranno, per sempre, le luci dei Pronti Soccorso: questo è gravissimo”. 3) Occorre dunque investire in quelli che restano, ampliando le liste d’attesa in generale. La nostra ricetta per una riforma da cambiare?  a) Una stazione unica appaltante; b) Eliminare o l’Asur o le Aree Vaste; c) Evitare i ‘doppioni’. Il riferimento è per i primari. Rivedere la dirigenza (360 dirigenti costano alle casse dell’Area vasta maceratese 28 milioni l’anno ndr), intervenire nelle convenzioni con le Cliniche  e Case di Cura per evitare una graduale privatizzazione della Sanità pubblica; d) Ridurre i doppioni dei reparti”. Aldo Benfatto è apparentemente conciliante: “Vogliamo riaprire il confronto ma la Regione deve cambiare strada: procede per tagli senza una vera programmazione vera. Perché tanto affanno? Si rischiano in tutta questa fretta, dopo tanto silenzio, di fare scelte sbagliate. Chiedo di preservare i servizi di diagnostica e le Chirurgie a ciclo breve, come a Tolentino e Recanati: non c’è bisogno in quei casi, della ‘rianimazione’. L’idea che l’Area Vasta3 sia ‘penalizzata’ fa capolino nell’incontro. “Eppure il dottor Ciccarelli ci conosce bene, è ben consapevole dei nostri problemi” dice la Rampichini che fa riferimento anche alle ‘incompiute sanitarie’ maceratesi, come a Montecassiano la residenza protetta per malati psichiatrici che deve essere portata a termine. L’atmosfera è ‘calda’ in conferenza stampa e Pintucci rivela gli umori di una recente assemblea dove si è parlato di stipendi d’oro all’Asur anche per chi non è dirigente ma che è ‘vicino agli dei’ costantemente per ragioni di servizio. Un’altra sub-divisione tabellare nelle competenze all’interno della frazionata categoria socio-sanitaria? Il sindacalista garantisce: “Faremo accertamenti su quegli stipendi!”. Sanità maceratese dunque in fermento in vista dell’assemblea ‘plenaria’ (cittadinanza ed operatori del settore, invitati a partecipare) a Villa Potenza, fra quattro giorni con gli Stati maggiori della sanità pubblica ‘da riformare’.  In questa ‘guerra tra i soliti poveri’ non si andrà molto per il sottile come, ad esempio, ha fatto nei giorni scorsi nel corso del consiglio comunale aperto, il sindaco di San Severino Marche, Cesare Martini. Che ha usato non a caso il termine ‘denuncia’ per segnalare comportamenti di chi prossimo più o meno alle stanze dei bottoni non farebbe mistero di avere ‘contiguità’ con chi può decidere di destini futuri. Sullo sfondo c’è un ospedale moderno che per la città di Bartolomeo Eustachio (maggioranza e minoranza sono stretti, per una volta, attorno al loro ‘Leonida’) è ora una specie di Termopili da non abbandonare al declino. Più fedele interprete, forse, del principio enunciato oggi di ‘minimo sindacale’ (Cgil, Cisl e Uil hanno occhi parimenti sul territorio) c’è pure chi all’interno dello stesso presidio confida: “L’ospedale si chiude? Mi dicano solo dove andare..”.

(foto Cronache Maceratesi)

 

 

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