Bufera sulla riforma sanitaria
tra contestazioni e accelerazioni

Mentre il governatore Spacca ribadisce l'urgenza di applicare la ristrutturazione dei servizi, i sindacati attaccano: "Se andiamo avanti così, dovremo pagare per curarci". Il sindaco Martini chiede la tutela delle eccellenze, Massi e Ceroni del Pdl parlano della fine dell'egemonia del Pd. Paola Giorgi: "Riforma sì ma senza figli e figliastri"
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ticket_sanitarioLa riforma della sanità marchigiana continua a riscaldare gli animi. Molti sono i soggetti coinvolti dai significativi cambiamenti che caratterizzeranno i prossimi anni. Da una parte ci sono infatti i cittadini che chiedono con forza la prossimità  degli ospedali e maggiori servizi, poi i sindacati contrari ai tagli lineari e alla riduzione del personale e ancora gli amministratori regionali che continuano a sottolineare la necessità di sostanziali modifiche per evitare che si materializzi lo spettro del commissariamento.

Una conferenza stampa delle sigle sindacali di Macerata

Una conferenza stampa delle sigle sindacali di Macerata

I SINDACATI: “ORA BASTA” –  Dopo la mobilitazione di lunedì scorso ad Ancona, sono ancora le sigle sindacali, in particolare Cgil Fp, Cisl Fp, Uil Fpl della provincia di Macerata a sollevare l’ennesimo grido di allarme: «Da almeno un anno siamo impegnati su tutti i tavoli per ribadire la nostra piena contrarietà ai tagli lineari su personale e servizi che in nome di altissimi principi e in maniera sempre più ricorrente sono alla base degli interventi delle politiche della Regione Marche e delle scelte unilaterali che ASUR e altre Aziende Sanitarie marchigiane continuano a mettere in campo. Scelte destinate a produrre solo maggiori disservizi al personale e soprattutto all’utenza la quale, se permane questo stato di cose , dovrà garantirsi il diritto alla salute in forma ancora più onerosa e, oltre a dover sostenere una già pesante pressione fiscale, sarà costretta anche ad intervenire di tasca propria per curarsi ed avere assistenza.

Particolarmente preoccupanti i risvolti per quanto viene proposto in termini di riordino della Rete Ospedaliera e della Rete Territoriale di Soccorso e per tutti gli altri provvedimenti e indirizzi che Regione e ASUR stanno emanando i quali stanno profondamente modificando l’assetto organizzativo e funzionale della sanità nel territorio dell’Area Vasta 3 fino a far emergere una crescente e sostanziale de – responsabilizzazione rispetto al proprio ruolo e alle proprie funzioni. Purtroppo sempre più a fatica riusciamo a entrare nel merito delle questioni e, anche quando finalmente si apre un confronto , oltre ad essere sistematicamente preceduto da una serie di annunci mediatici fuorvianti fatti ad arte dalla parte pubblica, questo spesso non lascia alcuno spazio di negoziazione.
Molto emblematico per esempio è il fatto che la proposta di riordino della Rete Territoriale di Soccorso di cui in questi giorni si sta discutendo insieme al riordino della Rete Ospedaliera , sia approdata la scorsa settimana in Area Vasta 3, al confronto cioè con le OO. SS. , dopo ripetuti annunci a mezzo stampa ad opera dei vertici ASUR che, al fine di condizionarne l’approvazione, non hanno esitato a definirla migliorativa rispetto agli standard ma di fronte a tanta sfrontatezza in quella sede abbiamo con forza e coralmente respinto al mittente questa come ogni altra proposta organizzativa che preveda un ulteriore taglio indiscriminato sul personale, sui posti letto e sulla qualità dei servizi . E abbiamo anche dimostrato che, in Area Vasta 3, proprio nel caso del riordino della Rete Territoriale di Soccorso, non e’ affatto vero che ci sarà un miglioramento ma un sicuro peggioramento.
Nel senso che la proposta, oltre ad andare in controtendenza rispetto a quello che sull’emergenza – urgenza è l’orientamento più diffuso in campo nazionale che vorrebbe vedere privilegiati gli equipaggi con a bordo infermiere e autista soccorritore (MSI), prevedrebbe anche la contestuale chiusura di 3 Punti di Primo Intervento (Recanati, Tolentino e Matelica) particolarmente strategici se si considera gli effetti che, per l’ulteriore taglio di posti letto o la modifica degli standard assistenziali che seguirà alla “riconversione” in lungodegenza o in Casa della Salute di molti di essi, si stanno già producendo sulla situazione dei Pronti Soccorsi completamente abbandonati a se stessi come quello di Macerata che da anni attende importanti modifiche strutturali. Però il Direttore dell’ASUR, Piero Ciccarelli , ci dice che il perché di questi tagli dobbiamo ricercarla nel Governo Centrale che negli ultimi anni ha varato ben cinque manovre consecutive di contenimento della spesa pubblica. Una risposta che né ci piace né ci convince e che, oltre ad apparire un banale alibi, ci spinge a chiedere che , in attesa che venga emanato il nuovo Regolamento ministeriale che dovrà fissare gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, si voglia evitare di attuare modifiche organizzative dirompenti se non quelle in linea con le previsioni del vigente Piano Sanitario Regionale».
I sindacati chiedono anche che le parti sociali possano visionare i conti per capire realmente le modalità di amministrazione delle risorse: « Siamo fermamente convinti che rispetto a quanti continuano a chiederci tagli drastici su tutto il fronte non sarebbe del tutto inutile poter riprendere in mano alcuni degli atti adottati dall’Asur e dai Direttori di Area Vasta solo in questo ultimo anno per quanto riguarda i servizi erogati in regime diretto , le dotazioni organiche e i processi occupazionali oltre che dei servizi offerti in regime di convenzionamento o anche di libera professione per capire, dati alla mano, chi ha pagato il prezzo dei sacrifici fatti finora e chi ne ha tratto il vero giovamento : l’utente, il personale dipendente oppure altri?»

Gian Mario Spacca

Gian Mario Spacca

SPACCA: “DOBBIAMO ABBANDONARE LO STATUS QUO  E ANDARE AVANTI CON LA RIFORMA” – Da parte sua il governatore  Gian Mario Spacca ha utilizzato oggi la sua bacheca di Facebook per sottolineare invece l’urgenza dell’applicazione dei punti previsti dalla riforma:  «Occorre fare presto, la conservazione porterà al commissariamento. La strategia della Regione è chiara e scandita, è fondamentale abbandonare la conservazione dello staus quo. Perchè se non realizziamo immediatamente la riforma sanitaria, assicurando i territori sulla rimodulazione dei servizi a garanzia della loro sicurezza, la strada dell’aggravamento dei costi determinerebbe l’ipotesi di un commissariamento inaccettabile. Nonostante il loro profilo di Regione virtuosa le Marche presentano alcuni dati di sistema che preoccupano gravemente, perchè sono sinonimo di inefficienza e inappropriatezza. Il primo è il numero degli ospedali: sul territorio regionale ce ne sono 33, tanti quanti erano previsti nel precedente piano sanitario che risale a ben 15 anni fa, cioè al 1998. Una cifra che pone le Marche nelle ultimissime posizioni tra le Regioni italiane che viceversa, in questi anni, hanno proceduto ad una decisa azione di riorganizzazione e riduzione del numero delle strutture ospedaliere. Secondo dato preoccupante: la dimensione media degli ospedali marchigiani. Le Marche occupano una poco lusinghiera penultima posizione, davanti solo alla Calabria, con 166 unità contro una media nazionale di 315. Di fronte a questo scenario non è più possibile rimanere fermi e conservare un assetto della sanità sostanzialmente statico. Il quadro dei bisogni è sensibilmente cambiato, a causa del forte invecchiamento della popolazione che richiede in misura crescente servizi sociosanitari e sempre meno quelli per le acuzie. Si sono esauriti tutti i margini a disposizione che finora hanno garantito alla sanità marchigiana fondi crescenti negli anni, anche grazie al trasferimento sulla sanità di risorse regionali destinate ad altri settori. Il governo regionale lo ha fatto perchè era convinto, e continua ad esserlo, che la salute è il diritto fondamentale di ogni cittadino».

Cesare Martini, sindaco di San Severino

Cesare Martini, sindaco di San Severino

MARTINI: “QUI SI TAGLIA QUELLO CHE FUNZIONA E SI LASCIA QUELLO CHE NON VA”  – Il sindaco di San Severino Marche, Cesare Martini, torna sugli annunciati tagli del nuovo Piano di riorganizzazione del sistema sanitario per difendere l’ospedale civile “Bartolomeo Eustachio”. Per il primo cittadino settempedano “non ci può essere più sordo di chi non vuol sentire. La voce dei territori, invece – sottolinea Martini – va necessariamente ascoltata. Vanno ascoltati i sindaci che sono portavoce delle istanze dei cittadini e, dunque, dei pazienti. Da sempre il nostro ospedale presenta una eccellenza nell’unità operativa di Oculistica. Nell’anno 2012 sono stati effettuati un totale di 2.578 interventi, sia in regime di ricovero che ambulatoriali. Per quanto riguarda l’accesso alle strutture ambulatoriali sono state effettuate oltre 15.000 prestazioni sia diagnostiche che terapeutiche. L’eccellenza di questo reparto è la chirurgia del trapianto di cornea. San Severino Marche vanta un’ampia casistica ed attua una varietà di tecniche capaci di affrontare anche i casi più complessi. L’eccellenza è dimostrata anche dal fatto che il reparto è stato il primo nelle Marche ad effettuare con successo i trapianti di cellule staminali coltivate in vitro e da molti anni è sempre risultato quello che ha effettuato il maggior numero di trapianti di cornea nella Regione. I numeri possono aiutare a far capire meglio la reale situazione – spiega ancora Martini che, numeri alla mano, fa anche dei confronti con altre strutture ospedaliere marchigiane – A San Severino sono state eseguite nel 2012 ben 57 operazioni di trapianto di cornea. A Fabriano ne sono state eseguite 24, cioè meno della metà, solo 10 a Macerata, 6 a Pesaro, 5 a San Benedetto, 4 all’Umberto I di Ancona, 2 a Senigallia e 1 a Fano. Il nuovo Piano rischia di penalizzare anche questa struttura cioè un servizio che ha una fortissima attrattiva e per il quale sono stati fatti, anche di recente, importanti investimenti con l’avvio di una nuova ala del “Bartolomeo Eustachio ». Martini  sottolinea anche l’importanza della chirurgia della cataratta, della chirurgia refrattiva corneale, della correzione dei difetti di miopia, astigmatismo ed ipermetropia che  viene effettuata utilizzando il laser ad eccimeri secondo le tecniche Prk e Lasik,  prestazioni che  non vengono eseguite altrove. «Noi siamo contro le lotte di campanile e le polemiche sterili ma qualcuno – conclude il sindaco di San Severino Marche – ci deve delle spiegazioni e le deve ad un territorio, quello della Val Potenza, che non può essere non ascoltato. Ma i dirigenti manager super pagati conoscono questi dati? Probabilmente no. Altre decisioni ci costringeranno, in caso di ridimensionamenti, a doverci rivolgere, come amministratori, alla Corte dei Conti.».

MOVIMENTO VOCE ALLA CITTA’ CHIEDE DI TUTELARE L’OSPEDALE DI TOLENTINO – «Ancora una volta – scrive il movimento consiliare –  la scure dei tagli alla sanità, definita impropriamente “razionalizzazione”, colpisce l’ospedale di Tolentino, presidio sanitario di riferimento per un distretto di 15 comuni che va da Loro Piceno fino a Monte San Martino. Una lunga agonia, quella del nostro ospedale, che dura oramai da decenni fatta di soppressioni di servizi e diminuzione di posti letto. Risale, per esempio, al 1996 la chiusura e l’accorpamento a Macerata del reparto di pediatria di Tolentino, fiore all’occhiello del nostro ospedale, una ferita ancora aperta per la città. Negli anni a seguire si è proceduto lentamente ma inesorabilmente ad un depotenziamento del nostro ospedale a cui è corrisposto spesso un accentramento di servizi verso Macerata.
Siamo consapevoli che i parametri imposti dal Governo a causa della grave crisi finanziaria rendono necessaria una ulteriore razionalizzazione della spesa, ma non possiamo accettare l’idea che razionalizzazione significhi sempre e solo tagli: quando c’è di mezzo la tutela e la cura della salute non si possono prendere in considerazione solo agli aspetti economici ma, invece, occorre tener conto delle esigenze primarie e fondamentali di ogni territorio a cui va garantito un adeguato e “paritario” livello di servizio a tutela della salute
Oggi ci viene prospettata una nuova pesantissima riduzione di posti letto, un vero e proprio smantellamento del reparto di medicina per malati acuti “riconvertito” in un piccolo reparto di lungodegenza.
Il nostro ospedale è una struttura indispensabile per l’equilibrato funzionamento della rete sanitaria provinciale e diciamo chiaramente che consideriamo un grosso errore continuare ad accentrare o mantenere reparti e servizi esclusivamente presso l’ospedale di Macerata ed impoverire ulteriormente gli ospedali considerati erroneamente “minori” come quello di Tolentino.
Noi crediamo che ad un buon progetto di riorganizzazione e riduzione di spesa deve corrispondere un miglioramento dei servizi per i cittadini. Quando attendiamo per ore ed ore al pronto soccorso di Macerata o dobbiamo aspettare mesi per una TAC o una prestazione sanitaria non ci sentiamo “riorganizzati” ma espropriati dei nostri diritti; e soprattutto ci indigniamo, come cittadini e contribuenti, quando ci dobbiamo rivolgere ad una struttura sanitaria privata per ottenere, in pochi giorni ma a pagamento, una prestazione che nella sanità pubblica dovremmo attendere per diversi mesi».

Francesco Massi

Francesco Massi

MASSI E CERONI: “LA FINE DI UN’EPOCA, L’EGEMONIA DEL PD SULLA SANITA'” – Sulla sanità intervengono anche il coordinatore regionale del Pdl Remigio Ceroni e il capogruppo Francesco Massi: «La manifestazione di CGIL – CISL – UIL sulla sanità di lunedì scorso segna la fine di un’epoca. La dura e unanime contestazione contro la Giunta Spacca sulla Riforma Sanitaria significa che è finita quella “delega in bianco” che, per oltre 15 anni, le parti sociali, con più o meno connivenza o pazienza “politica”, avevano conferito ai governi di Centro – Sinistra della nostra Regione.

Sono, finalmente, emerse quelle contraddizioni che, almeno dal 2001, noi dell’opposizione di Centro – Destra abbiamo sempre denunciato. In primo luogo la certezza che l’ASUR non si è dimostrato lo strumento più idoneo per la gestione del “sistema” sanità. L’apice degli sprechi dell’apparato amministrativo (incarichi, consulenze, dirigenze super – pagate), raggiunto con la gestione Malucelli, aveva fatto comprendere a tutti che le 5 ASL Provinciali proposte dal Centrodestra erano la soluzione migliore; soprattutto perché la gestione della Sanità sarebbe stata più controllata dai Sindaci e dai soggetti “sociali” del territorio. Spacca e i suoi se ne sono accorti tardi, e tanto per non dare soddisfazione all’opposizione, hanno voluto ripiegare su quelle Aree Vaste che, senza alcuna personalità giuridica, sono solo una rappresentanza “onorifica” che non hanno inciso nulla sulla riorganizzazione dei servizi. Spacca dice poi che per la Sanità siamo la Regione più virtuosa d’Italia. Ricordiamo che il “Pareggio” (?) del Bilancio della Sanità è stato raggiunto dopo 12 anni con una imposizione fiscale tra le più alte d’Italia e con la vendita di patrimonio (Umberto I e altro), non certo per una riorganizzazione efficace dei Servizi.

La “crisi” del Sistema Sanità nelle Marche è scoppiata nel 2001 quando nel Paese non c’era la crisi economica attuale. Si è perso tempo prezioso, nonostante i sacrifici “Fiscali” dei marchigiani, per riorganizzare il “Sistema”, coprendo tutto con i soliti attacchi “politici” contro i Governi di Roma (tutti ricordano la violenza delle polemiche contro Berlusconi). Perché? Semplicemente perché il PD ha voluto mantenere la sua egemonia totale sulla Sanità, ingerendo pesantemente sulla gestione del Sistema e lottizzando in modo esclusivo ogni nomina o incarico dirigenziale e di apparato.
L’implosione attuale che provoca la reazione soprattutto dei Sindaci, anche di quelli di centrosinistra, è determinata da una ragione molto semplice: durante la campagna elettorale del 2010 non c’è Ospedale (e ne abbiamo 33!) che non abbia ricevuto visite e comizi di Spacca, Assessori e Consiglieri del PD che assicuravano non solo la non chiusura, ma, addirittura, il potenziamento di ogni struttura e di ogni reparto. Ecco perché oggi Tutti si sentono offesi e presi in giro. Noi del PDL e del centrodestra non scegliamo la strada della demagogia. Da anni abbiamo chiesto un confronto aperto e senza pregiudiziali anche sulle strategie più difficili ed impopolari. Ci è stato chiuso ogni dialogo con supponenza ed ironia. Oggi riproponiamo la necessità di tale confronto, per il quale non rinunciamo ai seguenti “metodi” e “valori”: i “tagli” debbono avere una razionalità nell’equilibrio territoriale e nella distribuzione dei servizi. Dunque no a squilibri tra Nord e Sud e tra Entroterra e Costa. (Es.: la 2° eliambulanza è più utile al Centro Sud o a Fabriano?), tutela delle aree di montagna o svantaggiate (Pergola – Amandola – Cingoli),  no a discriminazioni secondo il colore politico dei Comuni, si ad accorpamenti di reparti e primariati, ma tenendo conto del merito, della professionalità, del personale e della qualità dei servizi erogati e dei costi che realmente si risparmiano,  i punti di primo intervento possono essere chiusi solo se le relative prestazioni non vanno poi ad “intasare” ed aggravare la già drammatica situazione generale dei Pronto Soccorso,  la lungodegenza senza medicina non ha senso, i servizi di diagnostica vanno potenziati anche H24 come avviene nelle altre Regione (vedi Umbria) per ridurre le liste di attesa. Sfidiamo il Centro – Sinistra al confronto serio e urgente proprio perché non può essere solo una questione interna al PD, alle sue correnti e ai suoi personalismi locali».

La Vice Presidente Assemblea Legislativa Marche Paola Giorgi

La Vice Presidente Assemblea Legislativa Marche Paola Giorgi

PAOLA GIORGI: “RIFORMA SI MA SENZA FIGLI E FIGLIASTRI” – Interviene sulla sanità anche il vice presidente dell’assemblea legislativa delle Marche Paola Giorgi:
«Siamo consci che la riforma sanitaria, di cui si parla da troppo tempo, non può essere ulteriormente rimandata. Localismi e rendite di posizione, che hanno frenato l’attuazione della riforma, non hanno mai inficiato la nostra responsabilità politica su un tema di così primaria importanza. E’ chiaro che una riforma di così grande impatto comporti reazioni contrastanti, ma il tutto va affrontato con una priorità : i bisogni dei cittadini e del territorio nel quadro di un’equilibrata sostenibilità che impedisca il commissariamento della sanità marchigiana da parte dello Stato. Cioè riforma lacrime e sangue si’, ma senza figli e figliastri di padrinati politici.
Peraltro, laddove già da tempo si è affrontato il percorso di riorganizzazione rimodulando l’offerta sanitaria, andrebbero valutate a fondo le positività delle scelte già effettuate e le motivazioni che a queste avevano portato: ci sono esperienze in tal senso tipo Sassoferrato e Matelica che hanno già dato e possono magari dare ancora ma ricevendo servizi imprescindibili come la potes e la riabilitazione.
Inoltre, che senso ha togliere il punto prelievo a Chiaravalle e altrove quando esso e’ servizio a favore delle fasce più deboli che deve rimanere diffuso sul territorio?
C’è un ulteriore passo da evidenziare: i piccoli ospedali, assolutamente inadeguati a specifiche risposte sanitarie, devono essere riconvertiti per dare finalmente luogo ad un servizio territoriale che per sua natura è più snello e più vicino ai bisogni della gente, con costi maggiormente focalizzati sui servizi. Ma, ripeto, con regole valide per tutti e senza fare figli e figliastri». 

 



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