Teatro, strumento pedagogico per tutte le età
IL GRANDE QUADERNO - Ventiquattresima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola
di Maria Luisa Lasca
Il Grande Quaderno guarda con curiosità, attenzione e rispetto altri grandi quaderni che si dischiudono per cinquanta, cento, centocinquanta pagine rivelando parole, disegni, schemi, immagini e tutto ciò che la multimedialità permette. Sono i P.O.F, i Piani dell’Offerta Formativa delle scuole, presenti nei siti web di tutte le istituzioni scolastiche, insieme agli altri documenti utili alla conoscenza delle caratteristiche dell’istituto. Da tempo negli stessi siti è prevista una sezione riservata ai genitori, con possibilità di operare on line, ad esempio per l’accesso alle informazioni sull’andamento scolastico dei propri figli. In quasi tutti i P.O.F. sono presenti, tra i progetti integrativi d’istituto, le attività o i laboratori teatrali: nella scuola dell’infanzia fino alle classi degli istituti di istruzione secondaria superiore. Naturalmente i percorsi sono differenziati a seconda dell’età degli studenti. L’ideare e il fare insieme costituiscono la premessa fondamentale di valore inestimabile per arrivare allo spettacolo vero e proprio; comunque i progetti teatro si concludono spesso con una rappresentazione finale, come verifica del lavoro svolto e momento esaltante l’identità e l’ aggregazione di una comunità. Non stupisce, in quanto il teatro costituisce strumento pedagogico che coinvolge tutte le età e può favorire scambi intergenerazionali.
È opportuno approfondire il ruolo che il teatro didattico può avere nell’attualità educativa. Il testo scelto, un classico del teatro antico o moderno, rivisitato e adattato, oppure un racconto di autore contemporaneo, opportunamente sceneggiato, è sempre un pretesto (pre-testo) per mettersi nei panni degli altri, superare pregiudizi, esprimere sensazioni ed emozioni, suscitare l’empatia e l’ ascolto attivo. A volte si richiede ai giovani protagonisti di aderire ad una narrazione, che arricchendosi progressivamente potrà aiutare a interpretare il presente e a costruire un futuro consapevole. Allora non conta più il personaggio da interpretare, l’autore-attore conserva la propria identità e attraverso di essa racconta, senza rappresentarle, storie. Questo modello si ispira a narrazioni a forte impatto civile, sociale e scientifico, che dagli anni ottanta caratterizzano il teatro (a partire da Dario Fo, fino a Marco Paolini e Ascanio Celestini, per citare i più noti). Non è escluso che nell’ambiente scolastico, specialmente nella scuola secondaria superiore, si possa utilizzare sempre più questa modalità, che responsabilizza lo studente attore e lo costringe a dare un senso compiuto alla propria parte, senza contare sul contributo degli altri. Basterebbe ispirarsi, ad esempio, allo spettacolo ITIS Galileo di Paolini.
Al tempo stesso non si può non tener conto che le Marche hanno la più alta densità di teatri di tutto il mondo. Nella regione sono presenti moltissimi teatri storici, nonché teatri e anfiteatri romani, ancora oggi utilizzati per rappresentazioni. Questo fatto qualcosa dovrà pur significare, stimolando ad approfondire ancora di più il senso di comunità che attorno al teatro si costruisce. L’ ha osservato Philippe Daverio, il 7 febbraio scorso, in occasione dell’interessante convegno, presso il Teatro comunale di Treia, sulla Trea Romana e il culto della dea Iside, chiedendosi e chiedendo al pubblico presente perché non si approfondisca con un’ apposita ricerca questa interessante caratteristica delle Marche (leggi l’articolo).
Una scuola accoglie il grande Quaderno: in essa sono presenti vari percorsi teatrali, uno in particolare, collegato al progetto interistituzionale “La mia scuola per la pace”, attira l’attenzione. La professoressa responsabile è la sceneggiatrice del testo (un racconto con protagonisti studenti, ambientato all’interno di una scuola). Illustra le finalità sociali, cognitive e interculturali del laboratorio, evidenziando gli aspetti caratteristici del fare teatro: l’uso del gesto adeguato nei tempi e spazi, forme di mimo e di espressività, il linguaggio della recitazione, costumi, scenografie, musica… Fra i collaboratori ci sono anche alcuni genitori. I ragazzi, seconda e terza media, sono entusiasti, coinvolti e divertiti, si sentono tutti uguali, dentro un gioco che ha un significato. Non mancano gli ostacoli, se si vuol portare lo spettacolo all’esterno, in un teatro della città, per rappresentare un progetto esaltante della comunità. L’aspetto più valido e chiaramente positivo è che questa sperimenta e prova a costruire un patrimonio di valori condivisibili, per il futuro delle nuove generazioni. Difficoltà burocratiche, richieste di contributo per spese di funzionamento del teatro, e altro… Tutto si aggiusterà, ma è sempre difficile per l’istituzione scuola imporsi, salvaguardare la propria dignità, affacciarsi all’esterno e trovare apprezzamenti per il suo lavoro di educazione alla cittadinanza. I ragazzi non si demoralizzano e proseguono nelle prove, seri e responsabili, sostenuti da docenti e genitori. La visita riguarda la scuola media dell’Istituto Comprensivo Fermi di Macerata, nella consapevolezza che in altre scuole cittadine e regionali e nazionali, nello stesso momento attività simili si stanno allestendo, con altri ragazzi, docenti e genitori, uniti dalla stessa passione educativa.
Due idee per concludere: qualche docente potrebbe prendere l’iniziativa di fare, con la propria classe, una ricerca organica sui teatri nelle Marche, seguendo il suggerimento di Daverio, e dandone conto all’esterno; tutte le scuole facciano teatro, con la collaborazione di esperti, se ne hanno i mezzi, oppure utilizzando le risorse professionali comunque rinvenibili all’interno di ogni comunità educativa.
Dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (decreto 16 novembre 2012 n. 254 del MIUR pubblicato sulla G.U. del 5-2-2013 n. 30, reperibile nel sito www.istruzione.it): “La scuola non ha più il monopolio delle informazioni e dei modi di apprendere.” E più avanti: “ La scuola persegue una doppia linea formativa: verticale e orizzontale. La linea verticale esprime l’esigenza di impostare una formazione che possa poi continuare lungo l’intero arco della vita; quella orizzontale indica la necessità di un’attenta collaborazione fra la scuola e gli attori extrascolastici con funzioni a vario titolo educative: la famiglia in primo luogo.”
Riflettendo su quanto riportato sopra e su tanti altri spunti che il testo ministeriale propone, chissà che non si possa pensare a costruire una narrazione teatrale, a scuola, sulla scuola.

Teatro importantissimo nella formazione dell’alunno di tutte le età. La Signora Lasca ha ricordato il senso di responsabilità che cresce nell’alunno nel concorrere alla realizzazione di uno spettacolo, non dimentichiamo poi il lavoro in lingua italiana: la rielaborazione di un testo per farlo diventare un copione, il lavoro di comprensione e poi l’impatto emotivo …. Come sempre la Prof.ssa Lasca ci ricorda quante attività possono essere svolte a scuola, come si può lavorare bene, come è bello il nostro lavoro con gli alunni se svolto con passione e competenza! Grazie! Alessandra Garaffa