E poi non rimase nessuno…

DAVOLI A MERENDA - Come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie

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davoli-a-merendadi Filippo Davoli

Il periodo risulta gravido di molti cambiamenti, tanto da evocarmi il titolo di quel classico insuperabile di Agatha Christie Dieci piccoli indiani (E poi non rimase nessuno…): in Italia, sinora, erano cambiati un sacco di nomi dei partiti, ma i protagonisti erano rimasti sempre gli stessi: cose, controcose, ulivi, asinelli, vele bianche, garofani, bandiere; poi si passò direttamente ai faccioni sorridenti e incoraggianti (ma de che?…) dei candidati. Da domenica, come hanno notato in molti, per una volta, invece dei nomi di cosa, stanno cominciando a cambiare i nomi di persona…

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Bella la lista degli esclusi da Montecitorio: una litania efficacissima come antidepressivo (anche se alcuni di essi ci sarebbero piaciuti in Parlamento). Peccato inoltre che se ne siano salvati altrettanti che avremmo visto ben volentieri ad allungare la lista di chi non ce l’ha fatta. In definitiva, tuttavia, va a finire che un po’ di pippariella al posteriore gli è venuta, ‘sto giro (anche se temo di no. Sanno riciclarsi ovunque e comunque, tenteranno con le unghie e coi denti di non perdere nulla dei loro infiniti privilegi, cercando come possibile di far franare le inossidabili certezze dei neofiti. Forse ci riusciranno anche: decenni di poltrona qualcosa gli hanno insegnato, a lorsignori).

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Impegni a breve scadenza:
– la nuova investitura per il Quirinale: scommetto che ci piazzeranno Mario Monti. Del resto non è lui che ha perso le elezioni?
– presidenze di Camera e Senato: la Camera ai grillini, il Senato a Berlusconi?
– Governo di centrosinistra appoggiato da chi? Grillo appoggia le singole leggi, Berlusconi o governissimo o niente, Bersani lancia un’agenda di poche cose chiare. Ma la fiducia chi la vota?

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Nel frattempo arriverà il nuovo Papa (perché, per come si è messa, è più facile fare il papa che il governo). Come quasi sempre accade, chi entra papa in conclave ne esce cardinale. Fece eccezione Ratzinger, dato per papabile ed effettivamente eletto; ma si è anche dimesso per sopraggiunti ulteriori limiti di età (ne aveva già 78 all’elezione, ed era l’ultimo cardinale vivente e votante nominato da Paolo VI, il quale – dopo di lui – ha sfornato tre papi: Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI). Stavolta, necessariamente, l’eletto sarà stato fatto cardinale da Wojtyla o da Ratzinger. Ecco dunque una prima inconfutabile novità (sempre che lo scelgano tra i cardinali e non tra i vescovi, i semplici preti e frati o addirittura i laici, come hanno facoltà di fare). Sarà bianco o nero (a me piacerebbe bianconero, ma questa è un’altra questione…)? Direi che il problema razziale significhi davvero molto poco: l’importante è che sia un uomo di fede e, possibilmente, non troppo anziano. Poi, sia chi sia anagraficamente, sarà il Papa. E a me questo basta.

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Non è dato sapere, invece, quanto tempo trascorrerà fino all’arrivo del nuovo vescovo. In genere ci vogliono svariati mesi, e in questo c’è anche una sorta di sapienza: far decantare il passaggio da un manico all’altro aiuta il successore a entrare subito in azione senza l’ipoteca popolare anche affettiva nei riguardi del predecessore. Qui tuttavia potrebbe passare anche più tempo, perché le nomine episcopali vengono tutte firmate dal papa, e il papa attualmente non c’è. Spesso si parla della Chiesa come di un monolite in cui non cambia mai niente: invece, come mi capita spesso di ripensare, quando Mons. Carboni morì, nel giro di un paio d’anni mutò radicalmente l’intera conferenza episcopale marchigiana: morì Mons. Scuppa a Fabriano (e gli subentrò Don Giancarlo), Angelo Fagiani subentrò a Gioia a Camerino ma si ammalò gravemente poco dopo aprendo la strada a Brugnaro, Cecchini di Fano si dimise anzitempo per malattia (sostituito da Mons. Trasarti di Fermo), Fusi Pecci andò in pensione (e gli subentrò Mons. Orlandoni), il vescovo di San Benedetto del Tronto venne trasferito a Perugia…
I vescovi cambiano; è il Vescovo, che non cambia.

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Personalmente, nella preghiera mi auguro che il nuovo vescovo abbia in dono dal Signore lo stesso cuore e la stessa fede che furono di Mons. Tarcisio Carboni. Questo senza nulla togliere ai suoi successori, i quali hanno avuto ed hanno le loro peculiarità e sono comunque stati i nostri vescovi. Io, tuttavia, ero particolarmente legato alla sapientia cordis di Mons. Carboni: ed è l’augurio che sempre rivolgo, nella preghiera a Dio, a vantaggio del vescovo che ci è donato come pastore.

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In buona sostanza: cambia il parlamento, cambia il papa, cambia il vescovo… anche al comune cambierà una delle due assessoresse alla cultura, eletta da pochi giorni parlamentare. Ecco fatto: e poi non si venga a dire che in comune non cambia mai niente!


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