Salma sparita al cimitero di Civitanova
“Nessuno sa dirci come sia potuto avvenire”

La scoperta durante l'esumazione di Nicola Lelli. La nuora vuole la verità: "In Comune ci hanno fissato un appuntamento per mercoledì, hanno detto che è la prima volta che si verifica un fatto del genere, se necessario andremo avanti anche per vie legali"

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L'area del cimitero di San Marone dove è stato sepolto Nicola Lelli

L’area del cimitero di San Marone dove è stato sepolto Nicola Lelli

di Laura Boccanera

Estumulano l’estinto, ma il corpo non c’è. E’ successo nei giorni scorsi nel cimitero di San Marone, a Civitanova Marche. La famiglia di Nicola Lelli, morto nel 1967, viene chiamata dal servizio cimiteriale del comune per eseguire il rito che solitamente viene effettuato una volta decorsi oltre 30 anni dalla morte, ma qui la sorpresa e lo stupore, anche un po’ macabro di scoprire che sotto terra non solo non c’è più il corpo del loro consanguineo, ma neanche la bara, nulla, come scomparso. In realtà la vicenda comincia nel 2004 quando la famiglia Lelli viene convocata per la prima volta per eseguire l’estumulazione della salma così da poter riporre i resti nell’ossario. A quella data però la decomposizione del corpo ancora non era completa, probabilmente a causa di una pratica in uso negli anni 60 di inserire nelle intercapedini della bara uno strato di nylon che sebbene proteggesse dai miasmi, in realtà rallentava la decomposizione. La famiglia dovette quindi rinviare la pratica. Lo scorso 20 febbraio i parenti sono stati nuovamente convocati per lo stesso rituale, trascorsi altri 9 anni. A questo punto la scoperta: sottoterra, nello spazio ricavato alla sepoltura nell’area riservata alla società operaia la salma non c’era più. Lo stupore fra i presenti era palpabile e soprattutto la rabbia per non sapere che fine abbia fatto il corpo del caro estinto.

La nuora di Nicola Lelli, Luciana Santini ora chiede spiegazioni: “ci hanno fissato un appuntamento in Comune per mercoledì per capire cosa sia successo, finora però siamo rimasti all’oscuro di tutto, nessuno sa dirci come sia potuto avvenire – dice la donna – anche perchè nel 2004 quando la ditta che fa questo tipo di lavori ha verificato che non era possibile mettere le ossa nella teca per la mancata decomposizione, noi eravamo presenti e abbiamo visto con i nostri occhi ripristinare il corpo nella bara. In questi anni avevamo sistemato la lapide, messo i sassi in ordine, non facevamo mai mancare i fiori e tutte le settimane andavamo al cimitero, non ci siamo mai accorti di nulla di strano. Anche in Comune ci hanno detto che è la prima volta che si verifica un fatto del genere, andremo avanti ovviamente, anche con un avvocato se necessario”.


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