E se fosse don Giancarlo
il prossimo vescovo di Macerata?

Monsignor Vecerrica da dieci anni è titolare della diocesi di Fabriano e Matelica e domani (venerdì) sarà festeggiato. Si torna a parlare di lui come prossimo Pastore della Diocesi maceratese. Ha cresciuto generazioni di studenti e fondato il pellegrinaggio Macerata - Loreto
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Vecerrica

Don Giancarlo Vecerrica

 

di Maurizio Verdenelli

Don Giancarlo for ever. Anche se da dieci anni è vescovo. Lui, monsignor Giancarlo Vecerrica, fa però spallucce: preferisce l’appellativo di ‘don’… per ‘agganciare’ meglio giovani e meno giovani.
Da solo alla guida della sua utilitaria un po’ vecchiotta, rigorosamente senza vetri oscurati, per le stradine un po’ sconnesse della diocesi in mezzo alle montagne, patendo il freddo (sopratutto delle alture camerinesi quando gli toccò di reggere nel nome dello stesso Santo, Venanzio pure l’arcidiocesi varanesca prima di mons. Brugnaro) don Giancarlo sembra un prete ‘di quelli alla Bernanos’. Ma non è così anche se ricorda molto da vicino nella modestia e nell’umiltà -si direbbe low profile- un altro vescovo nel cuore di tutti a Macerata: mons. Tarcisio Carboni, l’indimenticabile ‘Tarcì’.

Settantadue anni splendidamente portati -sarà perchè ogni anno a giugno mette le scarpe di ginnastica ‘scarpinando’ tra Macerata e Loreto alla guida del ‘suo’ Pellegrinaggio- il vescovo di Fabriano-Matelica porta avanti con dedizione francescana il suo ministero in una città svuotata da una profonda crisi, dopo essere stata la capitale del ‘miracolo’ economico marchigiano ed italiano. Agli amici talvolta lui confida di essere un po’ amareggiato, spesso è solo e se non ci fossero i suoi ‘ragazzi’…. Già, se perchè Sua Eccellenza Reverendissima monsignor Vecerrica è per tutti ‘Don Giancarlo’, lo si deve ai ‘suoi ragazzi’. Lui, tolentinate, è stato negli anni ’60 uno dei preti delle messe rock, cantate al ritmo accelerato di quei tempi: a Macerata, alla chiesa dell’Immacolata. Attorno a lui sono cresciute (e bene) generazioni di studenti. Vento nuovo, aperture nuove, sangue fresco nelle vene esangui (talvolta) della chiesa locale. Ragazzi che, lui insegnante nei licei, portava a gruppi di trenta, a fine anno scolastico da Macerata a Loreto per ringraziare la Madonna Nera della positiva conclusione degli studi. Poi le ‘scampagnate’ divennero un’unica fiumana umana, un popolo in cammino: 80.000 in marcia nella notte per Loreto.

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Il vescovo Vecerrica con Francesco Merloni e Maurizio Verdenelli alla presentazione del libro su Mattei

Poi, un giorno sulle soglie dell’estate del ’93, accadde che a consegnare la croce ai giovani non fu Don Giancarlo, ma qualcuno che stava più in alto di lui. “Viene il papa, è certo. C’è un andare e venire vorticoso lungo le scale della sede di CL” mi soffiarono due (allora) miei collaboratori al Messaggero: Fulvio Fulvi ed Ermanno Calzolaio. Telefonai a Vecerrica che…mentì, sapendo di mentire: “Assolutamente no, te lo direi: Giovanni Paolo II non viene. Sarà forse per la prossima volta”. Mi convinse. E quando, nei miei anni fabrianesi, gli rinfacciavo quella ‘bugia’, lui con aria falsamente contrita mi rispondeva: “Il Vaticano mi aveva imposto il silenzio assoluto…”. Fidati dei preti!

Era destino tuttavia che con Don Giancarlo dovessi perdere occasioni importanti. Proprio dieci anni fa, provai a chiamarlo per un’intervista. Niente, non si poteva fare. Don Vecerrica era in ritiro di preghiera in una località sconosciuta nell’Ascolano (San Benedetto del Tronto, se non ricordo male). Tentai di approfondire: girava infatti voce che l’avessero nominato vescovo. “Per carità, cosa va a pensare?!” mi fu risposto. Infatti… A Fabriano ci fu festa grande. Don Giancarlo con le insegne del suo nuovo ‘status’ e tutti i suoi ‘ragazzi’ da Macerata, Civitanova Marche e l’intera provincia attorno a celebrarlo come un padre o un fratello maggiore che aveva ottenuto una grossa promozione dall’ufficio. Quanta gente quel giorno in piazza a Fabriano! A vederla ora dalle finestre dello splendido palazzo vescovile fa un po’ impressione, quella piazza del Podestà vuota com’è, con tante vetrine chiuse al vento gelido della recessione.

Il Cardinal Ruini e Monsignor Vecerrica gustano la polenta

Il Cardinal Ruini e Monsignor Vecerrica gustano la polenta

C’è stato poi un tempo che a Macerata hanno sperato tutti che il loro ‘don Giancarlo’ tornasse. Partito il vescovo Conti alla volta di Fermo, si dava per certo l’arrivo da Fabriano di Vecerrica. Glielo chiedevo e lui a dondolare la testa, senza tristezza: “Non ho grandi chances” facendo capire che se si fosse trattato di politica, lui apparteneva ad un partito senza possibilità di arrivare al 4%… Mi confermava il dato Ivano Tacconi, che molto sa pure dentro ‘le divine cose’. “E’ stato tutto già deciso da tempo” e mi faceva, Ivano, nome e provenienza del nuovo Pastore.

Così andò ed ora tutti tornano a sperare che nel caso di una nuova, possibile vacatio in Cattedrale -come ora si torna a sussurrare (leggi l’articolo) – riemerga l’ipotesi l’amatissimo e popolare don Giancarlo.
Che lasciò, dieci anni fa, Macerata con dolore, come un padre che lascia un figlio: il pellegrinaggio -ora affidato ad Ermanno Calzolaio. Temeva di perderlo per sempre quel figlio, don Vecerrica diventato monsignore. Così in fondo non è stato. Vecerrica è stato sempre ‘nel gruppetto di testa’, quello che raggiunge per primo all’alba il santuario mariano una domenica di giugno. Con lui da 10 anni ci sono i giovani di Fabriano, a cominciare dal collega Carlo Cammoranesi, direttore del settimanale diocesano ‘L’Azione’ (da cento anni il più diffuso sul territorio: un modello di giornalismo per tutti) e dall’intero, preparatissimo staff.

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Don Giancarlo al Pellegrinaggio Macerata-Loreto

I ragazzi, sempre loro, sono la speranza di monsignore. Nel centro di Fabriano il vescovo ha destinato una bella chiesa antica, perfettamente restaurata, alla frequentazione e alla preghiera dei giovani, sul modello della maceratese chiesa di Santa Maria della Porta. Sullo stesso modello maceratese della citta consacrata a Maria (Civitas Mariae), lui parimenti vorrebbe consacrare la diocesi fabrianese alla Madonna. Intanto si cruccia per non aver saputo arginare la crisi cittadina all’ombra dei palazzi e delle torri dell’ex miracolo economico fabrianese, nel cui tessuto sociale così storicamente refrattario, lui si è gettato da subito con entusiasmo giovanile.. Lo ricordo una sera d’estate, ai giardini, ospite di una sfilata di intimo, con Costantino Vitagliano e bellissime modelle. Con le quali si fece fotografare senza imbarazzo: “La bellezza è lo splendore del vero” disse serafico, citando Sant’Agostino. E lo ricordo ancora, domenica 27 gennaio scorso nella clausura del monastero matelicese della Beata Mattia Nazzarei, caro alla memoria di Enrico Mattei che lo salvò dal crollo imminente. Si presentava il mio libro dedicato al fondatore dell’Eni “La leggenda del santo petroliere”. Al tavolo l’on. Francesco Merloni, il sindaco Paolo Sparvoli, Rosangela Mattei, Oscar Ferracuti (presidente dei Pionieri dell’Eni) e naturalmente lui, il vescovo. E quando l’atmosfera si fece improvvisamente calda (il ricordo del grande Enrico suscita emozioni e suggestioni talvolta non contenibili nel cuore di chi l’ha conosciuto ed amato) don Giancarlo, dopo avermi inutilmente invitato a sedare gli animi con gesti silenti della mano, si alzò invitando tutti alla preghiera. Gli illustri relatori e la vasta, qualificata platea ubbidirono: d’incanto la pace tornò tra le antiche mura del convento delle Clarisse. Sublime!



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