di Alessandra Pierini
«Essere bello non è peccato»: la frase è apparsa sulla copertina del settimanale Vanity Fair dedicata a Georg Gänswein, segretario particolare del Papa, nominato dallo stesso Benedetto XVI arcivescovo di Urbisaglia (leggi l’articolo). Il giornale ha pubblicato al suo interno un ritratto dettagliato del nuovo prefetto della casa Pontificia: «Nell’aprile 2005 – si legge nel giornale – quando per la prima volta finì sotto i riflettori come segretario del nuovo Papa, don Gänswein fece subito colpo per il suo bell’aspetto. Lo ribattezzarono «il George Clooney del Vaticano», lo paragonarono al padre Ralph di Uccelli di rovo. Donatella Versace gli dedicò una collezione uomo, nacquero siti Web e fan club su Facebook. È rimasto memorabile, anche perché catturato dalle telecamere, l’apprezzamento per il «giovanissimo segretario» che Ratzinger si sentì fare dalla signora Franca Ciampi durante la prima visita del Papa al Quirinale (in realtà don Georg, al momento dell’elezione di Ratzinger, giovanissimo non era, pur dimostrando meno anni dei 48 che aveva). I paparazzi non gli diedero tregua: dopo vari appostamenti e molta pazienza, uno di loro riuscì a fotografarlo in calzoncini corti mentre giocava a tennis in un club romano, e lo scatto finì in copertina. Al compimento dei suoi cinquant’anni, e del primo del pontificato di Benedetto XVI, Gänswein venne intervistato dal programma tedesco della Radio Vaticana: non era mai accaduto prima al segretario di un Papa vivente. In quella occasione, spiegò che il suo compito consisteva nel «proteggere il Santo Padre da una valanga di corrispondenza, di carte e burocrazia» in modo da permettergli di dedicarsi alla preghiera, alla riflessione e alla scrittura. «Sono lo spazzaneve del Papa», disse in un’altra occasione. Nel corso dell’intervista don Georg rispose con molta franchezza e libertà anche a domande personali riguardanti il suo aspetto fisico e, a proposito dei commenti sulla sua bellezza, scherzò: «Ho fatto finta di non sentire, e con il tempo mi ci sono abituato».
Oltre alla bellezza che senza dubbio lo contraddistingue, Monsignor Georg, noto per essere un sacerdote severo, si è conquistato la stima del Papa che non fa un passo senza di lui.
Sarà forse solo un’impressione dettata da un bel sorriso, così raro da trovare nelle alte cariche pontificie, ma monsignor George riesce ad ispirare umanità e vicinanza rispetto all’umana specie dalla quale la Chiesa, arroccandosi ad ogni nuova difficoltà, sembra cercare un sempre più netto distacco con posizioni al limite del comprensibile. Per comprendere fino in fondo il «Clooney del Vaticano», non resta che attendere una visita dell’arcivescovo, già invitato dal sindaco Roberto Broccolo ad Urbisaglia, per cercare di capire quanto c’è di vero e quanto di “leggenda”.
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Il papa non fa un passo senza di lui….
Ma gli cammina avanti oppure dietro??
Attivamente e passivamente, sempre nel signore!
perché fare arcivescovo di una diocesi che non esiste più,il secondo uomo più potente del vaticano?…mah!
Speriamo che non giochi a pallone pure lui.
@ Luana Damen
Non tutti i vescovi e cardinali che vengono eletti/nominati hanno per destinazione una sede pastorale effettiva. Alcuni hanno incarichi di curia oppure di rappresentanza in altri Paesi. Tutti quanti, però, hanno un radicamento – sia pure simbolico – con una sede episcopale. Credo che la cosa voglia anche significare che non esistono cariche per sé stesse, ma sempre in relazione a una comunità di credenti (e questo anche nel caso di diocesi che, nel tempo, sono state soppresse per motivi organizzativi e pastorali).
Quanto al potere di Mons. Georg, non si tratta di un potere istituzionale (come quello del Segretario di Stato o del Presidente di una Commissione, etc.), ma poggia solo sul fatto che vive gomito a gomito col Papa. Che è una posizione privilegiata (e non ci piove) ma totalmente dipendente dal Papa, senza autonomie di sorta.
@ Giorgio
No, questo gioca a tennis.
RIMANDIAMOLI TUTTI AD AVIGNONE!!!!!