La donna che sfida la Quadrilatero

LA STORIA - Carla Torquati racconta la sua battaglia per il figlio e il suo maneggio di Muccia. La donna a marzo si era allontanata di casa minacciando di farla finita perché esasperata dall'esproprio dei terreni dove passerà la Superstrada (GUARDA IL VIDEO)
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La polvere alzata dal passaggio dei camion e dai lavori del cantiere, attiguo al maneggio. Molti cavalli hanno avuto bisogno delle cure veterinarie per lo stress ed altre patologie collegate alle opere del cantiere

di Filippo Ciccarelli

Si chiama Giove, come il pianeta più grande del nostro sistema solare, la minuscola frazione rannicchiata alle spalle di Muccia, dove regnano prati e campi arati e le colline salgono con decisione fino all’ultimo impervio strappo, a ricordarci che qui siamo vicinissimi alla montagna. Da queste parti passerà la nuova porzione di superstrada che collegherà Foligno al resto della provincia di Macerata. Un’opera mastodontica che nelle intenzioni della politica avrebbe dovuto essere progettata decenni or sono. Da tanto tempo, infatti, si disquisisce su un’arteria che faccia da collegamento tra mar Tirreno ed Adriatico, un’infrastruttura che è anche un ponte ideale verso i Balcani e che dovrebbe consentire il rilancio delle aree dell’entroterra, troppo spesso abbandonate a sé stesse e dimenticate.
Il progetto Quadrilatero è nato il 21 dicembre 2001, quando la Legge Obiettivo 443 ha messo nero su bianco la realizzazione dell’asse viario di penetrazione tra Marche ed Umbria. La spesa è passata da 2.15 agli attuali 2.23 miliardi di euro, e prevede due assi principali di intervento. Il primo maxilotto da Sfercia a Foligno riguarda la Statale 77 e le provincie di Macerata e Perugia: quello sulla Statale 76, invece, va a completare, i tratti Serra San Quirico-Albacina e Fabriano-Cancelli per quel che riguarda il territorio anconetano, oltre alla  Statale 318 tra Pianello e Valfabbrica in Umbria. Del secondo maxilotto, la cui progettualità ha subito una modifica nel marzo scorso, fa parte anche la realizzazione di una Pedemontana tra Sfercia e Fabriano; la costruzione del tronco tra la città cartaia e Matelica è stato approvato definitivamente dal Cipe lo scorso 30 aprile, ad agosto i lavori sono stati affidati alla Dirpa, che prossimamente aprirà i cantieri. La Regione ha finanziato interamente, con poco più di 90 milioni di euro, gli 8 km che dividono le due città e lungo i quali verranno costruiti tre svincoli: Matelica Nord, Cerreto d’Esi e Fabriano. C’è da aspettare più tempo per l’altro stralcio della Pedemontana, che collegherà Sfercia con Matelica; al momento si registra la conclusione della procedura in conferenza dei servizi.

GIU’ LE MANI DAL MANEGGIO – Il gruppo Valdichienti, contraente generale per il primo maxilotto, è una società di progetto costituita dal colosso austriaco delle costruzioni Strabag (che ha realizzato anche il tunnel sul fiume Shannon a Limerick in Irlanda e detiene il 36% della Valdichienti), dalla Glf, società del gruppo Fincosit e dalla

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Cmc di Ravenna, entrambe con il 28% delle quote. L’altro socio è il Consorzio Stabile Centro Italia, che detiene quote per un valore pari all’8%, costituito da diverse imprese tra cui quelle del gruppo Anemone, legate all’imprenditore indagato per le vicende del G8 alla Maddalena e alla ricostruzione dell’Aquila. A differenza di quanto accaduto nel tratto della SS76, la Valdichienti è in linea con i tempi di realizzazione dell’impresa, dal valore economico molto importante (circa 1.2 miliardi di euro) e che dovrebbe essere terminata nel 2014. Una celerità che però, a volte, travolge la vita delle persone. Succede così che per costruire i piloni della futura superstrada venga espropriato un maneggio appartenente a Camilo Paparelli, figlio di Carla Torquati, consigliere di minoranza al Comune di Muccia e che aveva fatto perdere le proprie tracce lo scorso marzo, lasciando un lungo messaggio ai familiari in cui lasciava intendere di voler farla finita (leggi l’articolo).
E’ solo uno dei tanti snodi che compongono una lotta tra la società e la famiglia Torquati-Paparelli che va avanti da

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Il cantiere taglia in due le proprietà del maneggio Paparelli

anni: da quando, cioè, una porzione di terreno venne espropriata. Si tratta di circa 1.000 metri che dividono il maneggio dai prati e dai pascoli dove i cavalli e le persone che li montavano si recavano per fare passeggiate ed equitazione. Per questa porzione di terra l’offerta iniziale fu di 31.000 euro, poi aumentati di quasi 7 volte, a 210.000: Camillo Paparelli ha però sempre rifiutato, in quanto la valutazione non terrebbe conto dei danni collaterali alla costruzione di un’opera infrastrutturale così grande.I cavalli sono snervati dai rumori continui del cantiere, attaccato alle loro scuderie: alcuni si sono ammalati, altri si innervosiscono con estrema facilità e non possono essere utilizzati per andare a passeggio. I clienti del maneggio non vengono più, il fatturato è crollato, il bar è chiuso e l’attività è stata fortemente colpita anche perché è difficile lavorare con i camion camion e le gru che lavorano a pieno ritmo. Il numero stesso degli equini, che erano 40 quando il maneggio lavorava a pieno regime, è più che dimezzato. “Anche mio figlio ha avuto gravi ricadute sul suo stato fisico e mentale” sostiene Carla Torquati “perché gli stanno

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Gli operai costruiscono i piloni che sosterranno le 4 corsie della nuova superstrada

portando via la sua unica fonte di reddito. E questo è il danno più devastante”.

LA BATTAGLIA LEGALE –Carla Torquati ha presentato numerosi esposti e denunce in procura, una delle quali riguardante l’atto di esproprio per i terreni che sono in località Giove. Come emerso nelle indagini dei carabinieri – e come confermato anche dal geometra incaricato di compilare il verbale – la copia conforme depositata e l’atto di immissione in possesso non sono stati redatti dalla stessa mano. La Procura, però, ha archiviato il caso accogliendo la richiesta del pm, sostenendo che i contorni per affermare la falsità ideologica siano “impalpabili”. Con una sentenza dello scorso luglio il Tar ha sancito che gli operai della Valdichienti non avrebbero dovuto entrare forzosamente nella proprietà del Paparelli, ed ha imposto una sospensiva che avrebbe dovuto bloccare  temporaneamente i lavori. La Valdichienti ha però presentato ricorso al Consiglio di Stato, che ha sconfessato il Tar, per cui i lavori sono andati avanti e sono state abbattute due scuderie ed un ricovero per i cavalli nel terreno passato sotto il possesso dell’Anas. Il prossimo 25 ottobre,

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Il cantiere è attaccato al maneggio, che è stato fortemente ridimensionato. I rumori dei lavori e le altre inevitabili attività connesse agli scavi e alla costruzione della superstrada sono nocivi per i cavalli e per il giro d’affari della struttura

proprio sul tema dell’esproprio, dovrebbe esserci un nuovo pronunciamento della giustizia amministrativa: il condizionale è d’obbligo perché nel frattempo il presidente del Tar Marche, Luigi Passanisi, è stato condannato a tre anni e mezzo per corruzione in atti giudiziari, quando era a capo del tribunale amministrativo della Calabria.  Intanto un’altra perizia sarebbe approdata in tribunale, con una nuova valutazione del terreno espropriato: la cifra si aggira intorno ai 500.000 euro, che corrispondono alla significativa variazione pari al 1512% rispetto ai 31.000 euro offerti inizialmente. I legali e i periti della famiglia Paparelli stimano i danni complessivi – e quindi non relativi al solo esproprio del terreno, ma anche quelli portati all’attività imprenditoriale – nell’ordine dei milioni di euro. Al di là delle ovvie differenze tra i tecnici delle due parti, sorge spontanea una domanda: è possibile che l’offerta iniziale per quella porzione di terreno fosse 16 volte più bassa rispetto alla nuova perizia, ancora una volta stimata dai periti di chi espropria? Mentre prosegue l’iter tra perizie e controperizie, continuano i lavori di scavo della galleria e della posa dei piloni. Quando sarà ultimata, la superstrada passerà sopra al maneggio, con il lembo di terra espropriato che rimarrà all’Anas. Il contenzioso, comunque, non si esaurisce qui: nel

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La strada che collega Giove con Muccia: a destra, dove c’è il cantiere, erano costruite due scuderie che sono state abbattute. Oltre la zona dei lavori gli altri terreni di Camillo Paparelli, una volta adibiti a pascolo e ora inservibili

cantiere, durante gli scavi, sarebbero stati trovati reperti antichi, tra cui monete e i resti di una villa romana. “Come consigliere d’opposizione” spiega la Torquati “ho avuto modo di vedere cosa c’è sotto quei teli bianchi che giacciono all’aperto, senza alcuna protezione. Si tratta di reperti archeologici, la situazione andrebbe approfondita con degli scavi della Sovrintendenza, ma tutto rimane fermo”.

LA SUPERSTRADA PUO’ PASSARE – Carla Torquati Paparelli è una donna combattiva, si capisce dalla tenacia con cui affronta questa e altre avversità che hanno caratterizzato la sua vita. Ma alla domanda sul suo allontanamento – se lo rifarebbe, se sia stato programmato a mente fredda – risponde così: “Non ce la facevo più. Non avevo pianificato nulla, ero decisa a fare quello che avevo in mente. Poi, mentre ero via, sono entrata in contatto con l’allora comandante della Compagnia dei Carabinieri di Camerino, il capitano Domenico Calore” spiega “che mi ha fatto tornare sui miei passi. Lo ringrazio per tutto”. Una debolezza dettata dall’esasperazione, per una situazione oggettivamente molto difficile e che si protrae da lungo tempo. Eppure spazio per la mediazione ci sarebbe: i proprietari del

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Dopo l’inizio degli scavi sarebbero stati trovati resti archeologici coperti da questi teli bianchi lasciati all’aperto e senza alcuna sorveglianza

maneggio non si oppongono a priori al passaggio della superstrada, ma chiedono un giusto riconoscimento dei danni subiti nel complesso, e non solo per la parte effettivamente espropriata. Sembra comunque difficile che si arrivi ad un accordo: lo scorso giugno, data dell’ultimo accesso forzoso da parte degli operai della Valdichienti, erano presenti carabinieri, polizia, guardia di finanza, corpo forestale e pure le ambulanze dei veterinari. Un dispiegamento di forze dalle proporzioni inusitate, degno di un blitz per la cattura di qualche pericoloso delinquente, ma anche un segno di quanto sia alta la tensione nella minuscola frazione di Giove.

 

 

 

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Il maneggio Paparelli a Giove di Muccia in una foto del 2006, prima dell’inizio dei lavori

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Le immagini dell’ultimo accesso forzoso al maneggio in giugno

 

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Le immagini dell’ultimo accesso forzoso al maneggio in giugno

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Le gru entrano nel terreno sotto esproprio



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