“Ho accompagnato Poccioni
al supermercato a fine giugno”

LA TESTIMONIANZA - Il tassista Rolando Mariani è stato forse l'ultima persona a vedere in vita il pittore, trovato morto nella sua abitazione il 1° settembre. Le sue parole smentiscono l'ipotesi di una morte avvenuta lo scorso febbraio

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La palazzina dove viveva Roberto Poccioni, in via Leopardi 5

di Filippo Ciccarelli

C’è un nuovo tassello che va a comporre la triste vicenda del pittore Roberto Poccioni, trovato cadavere lo scorso 1° settembre nella sua abitazione di via Leopardi a Macerata, appena fuori le mura cittadine. L’ipotesi formulata in seguito all’autopsia, infatti, colloca la data del decesso intorno allo scorso febbraio, ma una nuova testimonianza farebbe slittare di parecchi mesi il momento in cui è terminata la vita del 73enne (leggi l’articolo). A parlare è Rolando Mariani, tassista, che spesso accompagnava Poccioni in giro per le commissioni che sbrigava, in città e fuori.
“Non ricordo la data precisa, ma sono sicuro di averlo trasportato al nuovo supermercato vicino ai Salesiani a fine giugno o nei primissimi giorni di luglio” conferma Mariani “lui faceva la spesa e dava il bigliettino col mio numero alle commesse, che poi mi chiamavano per andarlo a prendere”.

Cosa ricorda del vostro ultimo incontro?
“Mi ha detto che doveva andare dai parenti a Roma, e che sarebbe stato via per un paio di settimane. Ma era un tipo taciturno, non si apriva molto”.

Da quanto lo conosceva?
“Da circa 15 anni: mi faceva contattare dai commessi dei supermercati, da tempo andava sempre in quello dove l’ho accompagnato anche l’ultima volta. Io mi rivolgevo a lui quasi sempre chiamandolo quasi sempre “professore”, a volte Roberto, in genere ci sentivamo ogni settimana. Lo aiutavo anche a scaricare la spesa, viveva in una zona dove non si può lasciare la macchina perché c’è poco spazio, per cui mi chiedeva di fare in fretta, anche perché aveva dei problemi con i vicini. Sosteneva di essere vittima di alcuni sgarbi, forse aveva avuto delle liti con alcuni studenti greci che vivevano lì a fianco”.

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La palazzina cielo terra in cui viveva Roberto Poccioni

Non ha mai approfondito il rapporto con lui?
“No, parlava poco. A volte, quando facevamo viaggi più lunghi, era più loquace. Poteva succedere quando mi chiedeva di essere portato in clinica a Civitanova, oppure a Porto Recanati per dipingere. Spesso voleva andare in orari particolari, per via della luce particolare che ritraeva nei quadri. Una volta mi aveva invitato a casa sua per vedere i quadri, ma non sono mai andato oltre il pianerottolo dove scaricavo la spesa, perché non avevo molto tempo a disposizione. Da quello che so, comunque, non aveva problemi economici, e non parlava dei parenti se non quando andava a trovarli, com’era successo già altre volte”.


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