Il “Pop” di Gene Gnocchi
La filosofia di Massimo Cacciari
GUARDA IL VIDEO con gli interventi dei due grandi ospiti del terzo week end di Popsophia nella piazza di Civitanova Alta. Si riparte giovedì con Pier Luigi Pizzi
Ironico, pungente, provocatorio. In una parola Gene Gnocchi. Quasi 2000 persone ieri a Popsophia hanno voluto assistere allo spettacolo del comico e autore emiliano che dal palco ha raccontato i Vizi e le Virtù degli italiani. Un dialogo a più voci animato anche dall’intellettuale Arnaldo Colasanti che invece ha fatto appello alla poesia per descrivere la contemporaneità. Dal palco Gene Gnocchi ha spiegato il perchè della sua presenza a Popsophia: “In Italia non c’è lavoro” – ha scherzato Gnocchi – “ormai mi invitano solo alle feste dell’Unità”. (GUARDA L’INTERVISTA VIDEO). E sul tema del lavoro è intervenuto in chiusura anche l’imprenditore Sandro Paniccia della Ica che ha voluto ricordare le origini della piccola e media impresa marchigiana.
Il clima di ieri era quello della grande serata: in tantissimi sin dal pomeriggio hanno raggiunto Civitanova Alta per l’ultimo week end del festival nel borgo antico. La prossima settimana infatti la chiusura e tutto il week end si sposta al Lido Cluana e in Piazza XX Settembre, ma fuori programma ci sarà un ulteriore appuntamento giovedì con Pierluigi Pizzi, ex direttore artistico della stagione lirica di Macerata, che sarà ospite di un incontro sul ritorno all’ordine e sull’arte legato alla mostra di De Pisis.
Apprezzatissimo Massimo Cacciari che ha tenuto una lectio sul Parricidio, spostata in piazza dal momento che il Chiostro non avrebbe contenuto le oltre 1000 persone che erano giunte per ascoltarlo. Partendo dall’antichità e arrivando ai giorni nostri Cacciari ha tracciato le motivazioni per le quali la società italiana sta vivendo questo momento storico: “abbiamo avuto solo fratricidi in Italia, mai parricidi. Occorre uccidere metaforicamente il padre per avere una svolta”. Tante le presenze istituzionali tra gli spettatori: dal presidente della Fondazione Carima Franco Gazzani alle autorità, il vicesindaco Giulio Silenzi, numerosi consiglieri comunali e anche l’ex sindaco Massimo Mobili.
Ma il terzo week end ha regalato numerosi spunti di riflessione e intrattenimento fin da giovedì scorso: l’ultima incursione nel mondo del cortometraggio avvenuta con la visione dei restanti quattro corti ha dimostrato quanto l’aforisma visivo del corto possa tessere assieme in un involucro estetico le tipicità del mythos, toccando con incredibile capacità i problemi della contemporaneità, dalla crisi economica alla sessualità, passando per le retoriche religiose italiane.
Di crisi si è parlato invece venerdì con Andrea Fumagalli intervenuto nella rassegna Pop Economy per spiegare a partire dallo spread quanto capire oggi il tecnicismo economico rappresenti una forma di libertà e di potere. Alla politica si è arrivati anche nella lectio magistralis di Gianni Vattimo che, davanti ad un Lido Cluana gremito, ha ripreso le fila del discorso iniziato venerdì scorso da Ferraris. Il dibattito filosofico nazionale è cioè passato per Popsophia riportando alla piazza la questione fondamentale della Verità e della Realtà, nel conflitto tra Nuovo Realismo ed Ermeneutica. Il sabato della città alta si è aperto proprio con una riflessione sul conflitto, quella di Giacomo Marramao, che ha spiegato come, il conflitto, contrariamente alla diffusa connotazione negativa che se ne dà, sia “l’arbitro della vita” e della democrazia. Attraverso la coabitazione conflittuale di energie diverse, la democrazia infatti garantisce una distribuzione del potere popolare. L’esperimento di contaminazione pop filosofica della giornata di sabato è stato quello della filosofa Francesca Rigotti che ha tentato la disamina della soap di Rai 3, Un posto al sole, attraverso una riflessione che è partita dal titolo per approdare alla questione ontologica dell’identità e del doppio, addirittura utilizzando le leggi di Mendel. La piazza è stata invece assorbita dai racconti misteriosi di Roberto Giacobbo, autore e conduttore di Voyager; le storie che raccontano i legami con l’aldilà e il mondo misterioso post mortem. Si ricomincia ora in vista della chiusura finale con Stefano Rodotà venerdì al Lido, Eugenio Finardi e un grande spettacolo di musica e parole in collaborazione con Musicultura.










Deciso di non intervenire più, ho le mie buone convinzioni personali per non farlo, devo però anche decidermi a smettere di leggere CM e i vari commenti, altrimenti per me è impossibile restare impassibile. Piano piano ci riuscirò.
Carissimi organizzatori di Popsophia, quando i filosofi ad intervenire in piazza saranno del calibro di Giorgio Agamben, mi avrete convinta della bontà della vs. operazione di divulgazione popfilosofica. Fino ad allora, vedendo che riuscite a portare nel vs. salotto televisivo posticcio solo personaggi da TV generalista , resterò convinta che la vostra è soltanto un’operazione di basso profilo culturale ad alto carattere populista/commerciale.
PIù leggo di Popsophia, più la identifico col format di Uno Mattina, dove accanto al racconto della casalinga, interviene subito dopo il luminare di medicina che parla di polipi intestinali ,e dopo ancora si va a trattare di omeopatia con ospite di riguardo il divino Otelma, mentre l’intero studio emana un soffritto di cipolla per la rubrica seguente dedicata ai fornelli.
Macerata: non ti sei persa niente. Forse un po’ di animazione per le vie del centro, ma meglio che vai per la tua strada e lasci a Citanò certi servigi pseudoculturali e ti dedichi d’estate al tuo patrimonio esclusivo che è la Lirica allo Sferisterio.
Dopo avere assistito a questi show ( Gene Gnocchi scherzando a mo’ di Pulcinella, ha detto di avere partecipato perchè non c’è più lavoro in Italia) , immagino chi se ne torna a casa senza avere partecipato agli incontri con una sua solida preparazione filosofica ( l’ermeneutica?) che ha capito tutto, e non SA niente.
Sinceramente senza parole per questi personaggi che speculano sul sapere, sulla crescita culturale ,sulla conoscenza, vera, che può essere appresa soltanto con ore e ore di studio, sudata con abnegazione sui libri, confrontata coi docenti, confortata da esami.
A me sta donna m’attizza….
Gli eroi sconosciuti delle Olimpiadi ai tempi dello spread
31 luglio 2012
Ai tempi della Grecia antica, durante le Olimpiadi si sospendevano le guerre. Ora che dovremmo essere tanto più evoluti, c’è sempre il rischio che siano i conflitti a interrompere le gare, mentre un intero continente, tra i più ricchi al mondo, dichiara guerra proprio alla piccola Grecia e agli altri popoli mediterranei. E le Olimpiadi sembrano fatte non tanto per dimostrare di che cosa sono capaci gli uomini, quanto per mandare in vacanza i programmatori televisivi e i loro cervelli stracotti. Ma, come diceva Tremonti, piuttosto che niente, è meglio piuttosto. Se poi piuttosto vuol dire vedere la meglio gioventù di tutti i Paesi sfidare se stessa e la storia, viva le Olimpiadi, che cancellano la normale programmazione (il niente televisivo, appunto). Anche se l’enfasi nazionalista di certi telecronisti riduce lo scontro e nello stesso tempo lo amplifica, facendolo diventare ogni volta un derby squilibrato tra l’Italia e il resto del mondo. Perché, se c’è un nostro connazionale in gara, tutti gli altri atleti diventano irrilevanti, pure quelli che vincono la medaglia d’oro.
Così, tutta la domenica televisiva è stata esageratamente costruita sull’attesa di Federica Pellegrini e della sua prova sui 400 metri, con il conto alla rovescia in vista della gara, come per il lancio di un missile in orbita. E quando poi il missile non è partito e Federica non ha vinto, sembrava che tutte le Olimpiadi fossero scadute a delusione e declino. Possibile? Forse anche l’eccesso di attesa, oltre alle sviscerate ragioni tecniche, può determinare un eccesso di tensione nella star del nuoto, tarpandole le ali, pardon le pinne nel momento decisivo. Mentre le medaglie poi arrivano da ragazzi sconosciuti, mai visti neppure in uno spot, le cui facce sudate, spettinate e stravolte dalla gioia ci commuovono e ci affratellano nella guerra quotidiana contro lo spread.
M.N.Oppo
Quoto la signora Moroni
In vacanza tra i festival più pazzi del mondo
Dal lancio del cellulare a quello dei pomodori alla caccia alle paperelle agosto è il mese dei campionati impossibili che fanno il pieno di turisti
A Mambach, in Germania, dal 3 al 5 agosto, si vive come i Barbari, e la gara che richiama migliaia di turisti è il Sackschlagen, dove concorrenti con elmi di ferro in testa e abiti dell’epoca si battono a colpi di sacchi di patate. E lo stesso fascino della rievocazione storica, ma in chiave celtica, lo si ritrova in contemporanea nelle Marche, al Montelago Celtic Festival, dove tra birre, musica e accampamenti storici la disfida più attesa è quella del lancio della pietra.
Per chi invece cerca qualcosa di moderno il 18 agosto a Savolinna, in Finlandia c’è il Campionato mondiale del lancio del cellulare, con improvvisati atleti da tutto il mondo. Per i più tradizionalisti invece l’appuntamento è a fine agosto a Narni (Tr) con il Campionato italiano di lancio del ruzzolone, antico sport popolare ancora in grado di infiammare gli animi dietro un disco di legno che ricorda una forma di pecorino.
Passi per Cacciari, ma lo gnocco proprio no, solo a popsophia e l’imbarazzante domenica sportiva poteva arrivare questo comico da strapazzo,che non fa ridere più neanche i polli con le sue amene battute da bar dello sport.
Per lui sicuramente il lavoro non ci dovrebbe essere più in qualità di “artista”, braccia sottratte all’agricoltura è la battuta giusta anche se vecchia e me ne scuso.
@ Tamara
Dai seguita a stare con noi –
CM e’ diventata tale anche grazie a te
e a tanti altri +/- come te —
Buona vacanza !!!!!!
Popsophia? una sorta di festa popolare al più dell’Unità senza la piadina.Suvvia non buttiamo più i soldi.
Risparmiare in questi casi aiuterebbe la Cultura. Il resto lasciatelo alla Tv, che non se ne puó più.
I luoghi comuni, le solite facce da immoprtalare per il godimento degli interessati e e futuri book elettorali ma ci mancavano i rosticini.