Il testamento di Carlo Perucci
in un libro sulla stagione lirica

MACERATA - Il testo, scritto da Elisabetta Perucci e Gianni Gualdoni, è stato presentato questa mattina. Carancini: "Lo Sferisterio è di tutti e non può esse strumento politico"
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Da sinistra il sindaco Romano Carancini, Francesco Micheli, Elisabetta Perucci e Gianni Gualdoni

di Alessandra Pierini

«Un atto d’amore allo Sferisterio e un omaggio alle persone che ci hanno lasciato questa grande eredità»: così Elisabetta Perucci, figlia di Carlo Perucci, storico sovrintendente dello Sferisterio, definisce il libro “La stagione lirica maceratese nel ventennio 1967-1986”, edito dalla Camera di Commercio di Macerata e presentato questa mattina nei locali dell’enoteca. «In quei 20 anni  – ha spiegato Elisabetta Perucci – sono andati in scena spettacoli che hanno fatto la storia del teatro e che rischiavano di andare persi. mi sembrava giusto che i giovani conoscessero il passato con un testo che sottolineasse il valore della memoria e l’incontro tra le idee di un gruppo di uomini animati da grande motivazione, i quali si avventurarono con spirito pionieristico per realizzare un’impresa epica, l’opera a macerata. Il tutto fu realizzato in un clima umano e di collaborazione unico e irripetibile. Voglio ricordare Mario del Monaco, forse senza il suo Otello del 1967, la stagione non avrebbe avuto seguito». Ha parlato di uno stile narrativo capace di far respirare l’atmosfera e sentire il sapore dell’epoca Gianni Gualdoni, coautore del libro: «Oggi la tradizione dell’opera esiste ma allora non era affatto così scontato e molti si chiedevano se fosse giusto continuare. Lo sforzo di chi ha tenuto duro ha formato la tradizione, il solco è tracciato e indietro non si torna».

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Francesco Micheli e Elisabetta Perucci

Ha parlato di passato e futuro il sindaco Romano Carancini: «E’ questo un volume importante con il quale si ferma il tempo. Si sono levate in questa città voci folli per fermare la stagione. Non c’è più cieco di chi non vuol vedere che è una ricchezza per la città. Il CdA, di cui faceva parte anche Giuliano Banchi, attraverso la scelta del direttore artistico Francesco Micheli, ha posto la sfida che il melodramma potesse coinvolgere un nuovo pubblico. Siamo convinti che debba restare a  Macerata a guidare questo cambiamento. Non credo sia azzardato accostare Francesco Micheli a Carlo Perucci per la lungimiranza nel perseguire una mission. Quello che è certo è che lo Sferisterio non può e non deve dividere e non può diventare strumento di battaglia politica. Lo Sferisterio è di tutti, della città, della provincia e del mondo».
Lo rassicura l’assessore provinciale Leonardo Lippi: «Voglio testimoniare quanto, pur vivendo a Cingoli, sento lo Sferisterio cosa mia. Sindaco, non ti rammaricare per le voci negative, sono distinguo che spingono a migliorare. Non abbiamo paura di nessuno e nessuno ci toglierà quello che è nostro  ma ciò che conta è restituire i sogni ai nostri figli, anche in questo momento drammatico» .

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Un momento della conferenza stampa

Incisivo l’intervento di Francesco Micheli: «Questo è un momento agghiacciante. Mi consola che non è la prima volta che l’Europa vive una crisi e in passato alcune città, ad esempio Perugia, per ricordarsi cosa volevano e cosa non volevano, fecero realizzare affreschi del buono e del cattivo governo. Credo che in questo libro ci sia l’affresco del buon governo, al cattivo siamo così abituati che non ci servono immagini. Perucci è un modello e la sua azione è monumentale. Questo libro è un monumento civico che riguarda tutti noi, che testimonia il matrimonio politico culturale tra Elio Ballesi e Perucci, è una sorta di contratto che consegnerò, tra uno o dieci o non importa quanti anni, a chi verrà dopo di me, dicendo “qui si fa così, ti piaccia o no». 
Ha concluso la presentazione con una proposta Paola Ballesi che ha dato il suo aiuto per la realizzazione del libro: «Il testo può essere la solida base sulla quale impostare un Museo della musica che potrebbe arredare i locali delle vecchie botteghe».

(Foto di Guido Picchio)

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